Wind – Più forte del vento

Gradevole anche se eccessivamente stereotipata storia di una gara agonistica di vela: un gruppo di giovani è deciso a costruire la propria imbarcazione e riportare l’America’s Cup dall’Australia negli Stati Uniti. La trama va in secondo piano durante le sequenze in mare, con la fotografia mozzafiato di John Toll.

Mezzanotte nel giardino del bene e del male

Sinuoso adattamento del best seller di John Berendt su alcuni dei più eccentrici abitanti di Savannah, in Georgia. Cusack è un reporter newyorkese incaricato di seguire l’esclusiva festa di Natale di Spacey. Quando più tardi quella notte l’affabile nuovo vicco e bon vivant viene accusato di omicidio, Cusack decide di fermarsi a vedere quel che succede. Mai terribilmente avvincente, nonostante molte interpretazioni piacevoli e fatalmente troppo lungo.

Intrigo a Berlino

Appena dopo il termine della seconda guerra mondiale, in una Berlino devastata dai bombardamenti e ripresa in un rigoroso bianco e nero, un reporter americano, Jake Geismar (George Clooney) viene incaricato di seguire la conferenza di Potsdam. Nella capitale tedesca Jake cerca di riannodare i fili dell’amore interrotto con la bella Lena (Cate Blanchett) ma il ritrovamento di un soldato americano morto nel settore controllato dai sovietici obbliga il giornalista ad addentrarsi in una intricata vicenda. A essere sospettato dell’omicidio è infatti l’ex marito di Lena. Il film, presentato al festival di Berlino 2007, è stato anche candidato agli Oscar per la colonn

L’amore e il sangue

Chiassosa avventura ambientata nel XVI secolo: la Leigh è la promessa sposa del giovane principe Burlinson, ma cade nelle grinfie di Hauer e della sua variopinta banda di guerrieri. Grandi dosi di amore e sangue (appunto…), ma è tutto piuttosto sgradevole e disgustoso. Verhoeven (al suo primo impegno americano) in quanto ad audacia non è secondo a nessuno. Conosciuto anche con il titolo The Rose and the Sword. Technovision.

The Assassination

Nel gioco della vita Samuel Bicke è uno che perde. La moglie, dalla quale è separato, gli è sempre più lontana, il rapporto col fratello è deteriorato e lui, insicuro e idealista fino alla patologia, non riesce nemmeno a mantenere i lavori che trova. Ai suoi tentativi frustrati di riavvicinamento alla famiglia si aggiunge il rifiuto di un prestito che aveva chiesto per far partire un’attività propria, sulla quale puntava da tempo. Sempre più incapace di rientrare nel gioco, comincia a cedere. Siamo nell’inverno fra il 1973 e il 1974, in pieno scandalo Watergate. Il volto di Nixon si sporge da tutti i televisori e Sam comincia a vedervi il simbolo e il vertice di un sistema corrotto e insopportabile. La soluzione cui cercherà di dare vita sarà quella di dirottare un aereo e farlo schiantare contro la Casa Bianca. Il film è tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto.

Per il suo esordio alla regia, Niels Mueller sceglie un film pretenzioso e difficile. Non è certo l’evento in sé a mancare di interesse: si va dalle implicazioni sociali alla dimensione psicologica, fino a un sottile e inquietante ponte con l’attualità per la concezione della dinamica dell’attentato. Ma il soggetto rimane dal principio scarsamente cinematografico: pochi gli eventi, lunghe le attese, già nota la direzione della storia. Con questi presupposti, l’elemento di interesse dovrebbe risiedere nel mostrare il processo di decadimento mentale, l’accumulo di frustrazioni e di rancore inespresso che si porta via la mente di Sam Bicke.

Ma per dare spessore a un dramma patologico di questo genere occorrerebbe un tocco che Mueller non possiede né come sceneggiatore né come regista. Così, la produzione chiama Sean Penn per dare vita al personaggio e farne l’elemento di richiamo del film. Il volto dell’attore è eccezionalmente espressivo ma la recitazione finisce spesso col sembrare un po’ sopra le righe: un uomo perennemente imbarazzato più che disturbato. Viene comunque da pensare che ciò sia da ascrivere alla sceneggiatura più che a Penn. Del resto in diversi momenti sembra che a Mueller interessino più le sventure di Sam che la sua montante pazzia, almeno sino al finale in crescendo. Il resto del cast (da Naomi Watts a Don Cheadle, fino a tre spettacolari minuti con Micheal Wincott che interpreta il fratello Julius) funziona bene ma è quasi sottoutilizzato all’interno di ruoli ripetitivi e un po’ sterili.

Le ambizioni della pellicola si specchiano anche nel chiaro riferimento al Travis Bickle di

Taxi Driver,
nella cui direzione va già la leggera deformazione del nome del protagonista (dall’originale Byck a Bicke). Entrambi sono personaggi frustrati e disturbati, che concepiscono una risposta rabbiosa e sterile al sistema. Ma le analogie nella sostanza si fermano qui. Ciò che resta è un’ora e mezza che si regge su qualche buona scena e sull’interpretazione intensa e quasi tremante di Sean Penn. Ma il dramma non si eleva e non coinvolge.
(stefano plateo)

Nome in codice: Broken Arrow

Un action movie straordinariamente stupido su un pilota della Air Force, addetto alla sicurezza nazionale, e dotato di un equipaggiamento super tecnologico, che decide di far precipitare un aereo americano in mezzo allo Utah, custodendone l’armamento nucleare per il riscatto. Ma non ha tenuto conto del giovane co-pilota (Slater) e di un ranger (Mathis) che si è unito a quello nel tentativo di ostacolarlo. Carico degli effetti speciali che ci si aspetterebbe in un film d’azione di Woo, ma il cattivo sopra le righe di Travolta è monotono, e la continuità dell’azione, oltre che la sua credibilità, inesistente. Doveva proprio essere così insulso?

Il club

Il protagonista è un ex asso del football australiano, ora allenatore con alterna fortuna. Le sue frustrazioni crescono quando si accorge che la società sportiva, di cui da tanti anni è una colonna, sta cadendo nelle mani di affaristi e dirigenti corrotti. Dall’autore di
Crimini del cuore
e
A spasso con Daisy,
un’analisi mediamente interessante dell’ambiente sportivo tratta da un lavoro teatrale di David Williamson.
(andrea tagliacozzo)

Tutto ciò che siamo

Harry e Jeff sono padre e figlio, vivono a Sidney insieme e cercano entrambi l’anima gemella. Jeff è gay, ma questo non comporta un problemna per Harry che cerca di vivere la cosa in maniera naturale, ricordando che anche sua madre aveva vissuto gli ultimi 40 anni della sua vita con una donna. Jeff conosce un ragazzo, Greg, lo porta a casa, gli presenta il padre e proprio la non calanche di Harry guasta l’atmosfera: «Troppo familiare». Harry conosce una donna, Joyce, ma quando questa scopre che Jeff è gay scappa impaurita e sdegnata. Un film sul rapporto padre figlio, sull’omosessualità, sull’amore in generale, basato su una pièce di grande successo dell’Off Broadway. Un Russell Crowe, sei anni prima di diventare il forzuto e machissimo
Gladiatore,
si cala perfettamente nel giovane gay, dimostrando già grandi doti artistiche. La coppia di attori regge molto bene il film e l’idea di usare loro come voci-volti narranti, nel mezzo della storia, crea una sorta di complicità divertente con lo spettatore. Anche se a volte rischiano di gigioneggiare troppo. Una commedia che tocca con leggerezza alcuni temi caldi, mantenendo un’ironia di fondo che riesce a smussare gli eccessi retorici. E-Mik, la videoteca d’autore via Internet, nata da una joint venture tra Mikado ed E-Biscom, ripropone questa pellicola in homevideo a 15 euro, nella versione originale in inglese con sottotitoli in italiano. www.emik.it
(andrea amato)

Original Sin

Un ricco mercante di caffè sudamericano (Antonio Banderas), che non crede nell’amore, decide di sposarsi con una donna inglese conosciuta per lettera. Gli si presenta una bellissima donna (Angelina Jolie) con qualche lato oscuro. Poco dopo il matrimonio scoprirà che costei è una malvivente in cerca di soldi, ma l’amore è sempre più forte. Grottesco. Non c’è altro aggettivo per descrivere un film del genere. Una sceneggiatura sciatta, curata male, stanca nella narrazione, banale in quelli che dovrebbero essere i colpi di scena. La coppia di star non riesce minimamente a risollevare le sorti del film che, minuto dopo minuto, diventa sempre più insopportabile. Qualche centimetro di nudità della Jolie non vale certo il prezzo del biglietto. (andrea amato)