Rollerblades – Sulle ali del vento

“Teen movie” piuttosto banale: un giovane surfer si trasferisce a Cincinnati, lontano dalle onde dell’oceano, e deve reinventarsi pattinatore in linea. Storia “a rotelle” dedicata esclusivamente ai ragazzini: l’unica nota positiva sono gli spettacolari stunt.

Demolition Man

L’ex poliziotto Stallone viene scongelato dopo 36 anni di ibernazione passati in carcere per un omicidio preterintenzionale, dopo che anche l’ossigenato Snipes (il suo nemico di sempre) è sfuggito all’ibernazione impostagli dal governo; la cosa divertente è che la “San Angeles” del 2032 è una società pacifista che rifiuta violenza e blasfemie (e nella quale gli unici ristoranti esistenti sono i Taco Bell). Sincopato e sorprendentemente divertente, la mattanza è appena più sofisticata di quanto visto con Sly in Tango.

Alta fedeltà

Rob Gordon (John Cusack) è il proprietario del Championship Vinyl, negozio di dischi vecchio stile della periferia di Chicago, frequentato da pochi maniaci collezionisti di pop music. Anche Rob e i suoi due dipendenti (Todd Louiso e Jack Black) sono maniaci collezionisti. E talmente snob da insultare chi ha la sventura di entrare a chiedere un qualsiasi cd da classifica per il compleanno della figlia. Ma non sono le classifiche a irritare il terzetto, perché è l’estemporanea compilazione di top five su qualsiasi argomento il succo delle loro infinite e strampalate conversazioni. E allora, quando Laura (Iben Hjejle) pianta Rob, a quest’ultimo non resta che compilare la «top five delle migliori canzoni per dire alle persone che ti hanno scaricato che, anche se ti hanno spezzato il cuore, non riesci a dimenticarle» e progettare di rincontrare i cinque peggiori fallimenti della propria vita sentimentale. La ricognizione non fa che confermare i presupposti di partenza non producendo alcuna maturazione, anche se porta inaspettatamente alla temporanea riconciliazione con Laura. Tratto da un fortunato romanzo di Nick Hornby (edito in Italia da Guanda), il film ambisce allo spaccato generazionale, radiografando i maschi trentenni e la loro patetica ambizione di tenere sotto controllo l’ansia dell’imprevisto attraverso deliranti mappe del proprio mondo (dischi, telefilm, squadre di calcio – o di baseball – modelli di auto, etichette di birra o ragazze). Per risultare davvero efficace, però, il film avrebbe bisogno di una dose di impietosa precisione in più. Ma attribuire una caratterizzazione sgradevole al protagonista probabilmente non rientrava nelle intenzioni di Cusack, qui anche produttore. Le battute migliori sono tutte nel romanzo, e anche la regia di Stephen Frears non riesce a dare un senso compiuto al partito preso di far recitare sguardo in macchina tutti i monologhi di Gordon. La colonna sonora segue il criterio del famigerato
drop the needle
: niente di straordinario nel rapporto con le immagini, ma il cd è da consigliare per i lunghi viaggi in macchina.
(luca mosso)

King Kong

Carl Denham (Jack Black), regista visionario e personalità ruspante, salpa con troupe al seguito, per l’isola del Teschio, luogo misterioso e di dubbia esistenza. È ossessionato dall’idea di girarvi un documentario. Con lui si trovano anche lo sceneggiatore John Driscoll (Adrien Brody) e la bella attrice Ann Darrow (Naomi Watts). Quest’ultima, una volta giunti sull’isola viene rapita dagli indigeni e offerta in voto a re Kong, un gigantesco gorilla di otto metri, che la porta via e se ne invaghisce. Durante la loro convivenza forzata, Kong la difende da alcuni mostri preistorici e la bella attrice impara a conoscere che il mostro non è tale. Così, quando l’equipaggio riesce a stordire lo scimmione per portarlo a New York come attrazione pubblica, Ann cercherà inutilmente di opporsi. Durante l’esposizione Kong spezza le catene e fugge dal teatro seminando il panico a Manhattan. Si rifugerà sopra l’Empire State Building: lì avverrà la battaglia conclusiva contro gli aeroplani da combattimento inviati ad abbatterlo. Remake a distanza di oltre settant’anni dall’originale di Cooper e Schoedsack, che ha fatto la storia del cinema. Lo sforzo produttivo è imponente, come si conviene per una pellicola del maestro dei kolossal contemporanei, Peter Jackson, autore della trilogia de Il Signore degli Anelli. È il sesto film più costoso della storia del cinema, soldi spesi in prevalenza per l’animazione digitale: la ricostruzione della New York anni Trenta e dei vari mostri disseminati nel film è impressionante. Dietro le movenze dello scimmione si celano il corpo e il volto dell’attore Andy Serkis, che evidenzia del bestione il lato selvaggio e quello umano attraverso la tecnica del motion capture. 

Durante le tre ore del film si alternano molti dei generi antichi e attuali che hanno fatto la fortuna di Hollywood: la commedia brillante all’inizio, sequenze d’azione e di tensione come ossatura del film e diverse scene drammatiche a impreziosire la pellicola, soprattutto verso il finale. Così la dilatazione della durata a quasi il doppio rispetto all’originale del 1933 è giustificata e l’attenzione non cala quasi mai. L’intero film, trattandosi di un remake di una pellicola così nota, assomiglia decisamente a un imponente esercizio di stile. Ma che stile! Vi si ritrova tutto il potenziale immaginifico della Hollywood classica, mescolato con l’epica visiva di quella contemporanea. Hollywood non è morta perché, al di là delle tradizionali e comprensibili critiche che le si muovono, è in grado a distanza di settant’anni di realizzare film come questo, che svelano l’uniformità storica dello spirito di quest’industria. A Hollywood hanno sempre saputo come fare cinema d’intrattenimento. Si può discuterne finché si vuole, ma la competenza industriale degli studios californiani – più che la loro sensibilità artistica – è perfettamente intatta.
Un applauso va agli attori, che recitano bene e in condizioni non facili: quasi mai si trovano davanti la realtà che sarà poi rappresentata sullo schermo: King Kong è Serkis con dei sensori addosso; il mare la foresta, la New York anni Trenta sono dei teatri di posa o addirittura spazi vuoti in attesa della realizzazione digitale. Ma l’applauso più grande torna indietro all’originale del 1933: è merito di quel soggetto se ancora oggi possiamo vedere concentrati tanti grandi temi dell’immaginario contemporaneo nel remake di Jackson. Lo scontro fra natura e civiltà, l’amore (e l’erotismo!) impossibili, la riflessione sulla macchina schiacciatutto dello spettacolo.
Tanti ingredienti dosati bene. Un film che va visto, anche solo per parlarne, a meno che non si sia gravemente insofferenti verso Hollywood. In questo caso è meglio rivolgersi alle cineteche d’essai, dove si respira un’altra aria. Ma la fusione fra uno dei grandi classici di sempre e l’occhio di uno dei grandi registi della visionarietà contemporanea frequenta la mitologia del cinema. Almeno di quello prodotto in catena di montaggio. (stefano plateo)

I fantastici viaggi di Gulliver

Lemuel Gulliver è un addetto alla posta di un quotidiano di New York. Dopo aver ottenuto con l’inganno l’incarico di scrivere un pezzo sul triangolo delle Bermuda, si reca sul posto, dove viene trasportato in una terra sconosciuta e fantastica, Lilliput.

Qui Gulliver ha finalmente la possibilità di diventare una personalità importante; sia le sue dimensioni che il suo ego crescono man mano che inizia a descrivere racconti straordinari, prendendosi il merito delle maggiori invenzioni del suo mondo e collocandosi al centro degli eventi storici più rilevanti.

La sua posizione si accresce ulteriormente quando conduce i suoi nuovi amici in una coraggiosa battaglia contro i loro storici nemici. Ma, nel momento in cui perde, mettendo in pericolo i lillipuziani, deve trovare un modo per far fronte alla situazione.

Alla fine, soltanto quando capisce che ciò che conta veramente è la grandezza interiore, Gulliver diventa un gigante tra gli uomini.

La commedia si presenta come una moderna rivisitazione in 3D del classico romanzo di Swift Jonathan.

School of Rock

School of Rock

mame cinema SCHOOL OF ROCK - JACK BLACK STASERA IN TV scena
Una scena del film

Il film School of Rock risale al 2003 ed è diretto da Richard Linklater. Il protagonista è un musicista squattrinato, Dewey Finn (Jack Black), che sogna di diventare una rockstar. Grazie a un equivoco, ottiene un posto come supplente in una scuola elementare prestigiosa. Pigro e indolente, presto Dewey scopre che esiste un modo per rendere il proprio lavoro divertente: portare il rock nelle aule. Nasce così una band studentesca, che si prepara a esibirsi in una rock battle.

La colonna sonora

Tutte le canzoni citate da Dewey sono vere. Inoltre, School of Rock è uno dei pochi film in cui si può ascoltare una canzone dei Led Zeppelin. Raramente, infatti, questa band concede i propri diritti musicali. Di seguito l’elenco dei brani presenti nella colonna sonora della pellicola:

  • Fight – No Vacancy.
  • Stay Free – The Clash.
  • Touch Me – The Doors.
  • Do You Remember Rock’n’Roll Radio? – cover dei Kiss, brano dei Ramones.
  • Sunshine of Your Love – Cream.
  • Back in black – AC/DC.
  • Math Is a Wonderful Thing – Jack Black.
  • Iron Man – brano dei Black Sabbath, riff suonata da Dewey.
  • Highway to Hell – brano degli AC/DC, riff suonata da Dewey.
  • Substitute – The Who.
  • Smoke on the Water – brano dei Deep Purple, riff suonata da Dewey.
  • Roadrunner – The Modern Lovers.
  • My Brain Is Hanging Upside Down – Ramones.
  • The Wait – cover dei Metallica, brano dei Killing Joke.
  • Sad Wings – Brand New Sin.
  • Mouthful of Love – Young Heart Attack.
  • Black Shuck – The Darkness.
  • Immigrant Song – Led Zeppelin.
  • Set You Free – The Black Keys.
  • Edge of Seventeen – Stevie Nicks.
  • Ballrooms of Mars – T. Rex.
  • Moonage Daydream – David Bowie.
  • T.V. Eye – cover realizzata da Wylde Rattz, brano degli Stooges.
  • Ride Into the Sun – The Velvet Underground.
  • Heal Me, I’m Heartsick – No Vacancy .
  • School of Rock – School of Rock .
  • It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ’n’ Roll) – cover realizzata dagli School of Rock, brano degli AC/DC .

Curiosità

  • Il film è una commedia musicale scritta da Mike White per Jack Black.
  • Il regista di School of Rock, Richard Linklater, ha escogitato uno stratagemma particolare per convincere i Led Zeppelin a partecipare al film. Infatti, ha filmato una richiesta da parte di Jack Black di fronte a migliaia di fan urlanti.
  • Il film, inoltre, è una commedia musicale sceneggiata da Mike White appositamente per Jack Black.
  • La pellicola ha ispirato un reality show, Rock School, e anche la serie tv di Nickelodeon School of Rock.
  • La maggior parte delle scene è stata girata al Wagner College di Staten Island. Una scenografia, dunque, a tema scolastico.
  • Jack Black è stato nominato ai Golden Globe del 2004 come Miglior attore in un film commedia o musicale, ma non è stato premiato.
  • Successivamente, è stato tratto dalla pellicola un musical omonimo.

The Jackal

Quando l’Fbi e il Kgb si trovano in difficoltà su come catturare un assassino internazionale detto “Jackal”, si rivolgono all’unico individuo che lo conosce bene: un terrorista irlandese (Gere) che sta scontando una pena in una prigione degli Stati Uniti. Un passabile thriller che ci porta in giro per il mondo, indebolito da vuoti di credibilità ma rinforzato dalla carismatica interpretazione di Gere. Anche la Venora è in grande evidenza nella non irrilevante parte dell’agente russa. Assomiglia solo lontanamente al ben più valido Il giorno dello sciacallo, malgrado si rifaccia “ufficialmente” a quella sceneggiatura. Panavision.

L’amore non va in vacanza

L’amore non va in vacanza

mame cinema L'AMORE NON VA IN VACANZA - STASERA IN TV iris e miles
Iris e Miles

Diretto da Nancy Meyers, L’amore non va in vacanza inizia con le disavventure sentimentali di due donne, Iris (Kate Winslet) e Amanda (Cameron Diaz). Dopo aver chattato su Internet, le ragazze decidono di prendersi una pausa e scambiarsi le case. Così, Amanda va nel Surrey e conosce Graham (Jude Law), il fratello maggiore di Iris. Anche quest’ultima fa un nuovo incontro: si tratta di Miles (Jack Black), un giovane compositore.

Di conseguenza, le due giovani ora hanno trovato ognuna un nuovo amore. Ma che ne sarà di queste nuove relazioni? Avranno un futuro concreto o rimarranno solo delle parentesi? Si può davvero affermare, quindi, che l’amore non va in vacanza?

Curiosità

mame cinema L'AMORE NON VA IN VACANZA - STASERA IN TV amanda e graham
Amanda e Graham
  • Gli interni della casa di Amanda sono costati alla produzione circa un milione di dollari.
  • Ci sono tre camei di personaggi famosi: Lindsay Lohan, James Franco e Dustin Hoffman. I primi due, infatti, appaiono nel trailer del film a cui il personaggio di Amanda sta lavorando, mentre Hoffman compare quando Graham parla de Il laureato (1967).
  • La pellicola ha ottenuto una nomination agli MTV Awards del 2007 per il Miglior bacio tra Cameron Diaz e Jude Law.
  • Inoltre, Cameron Diaz è stata nominata anche per i Teen Choice Award per il Miglior sibillo.
  • La pellicola contiene un omaggio al grande Ennio Morricone. Infatti, quando Iris e Miles si incontrano, dall’autoradio del ragazzo si possono sentire le note del tema musicale di Nuovo Cinema Paradiso. Inoltre, è proprio Miles a citare il nome di Morricone.
  • Nell’appartamento di Graham c’è il celebre manifesto italiano della “2° Settimana del Libro” del 1953 dell’illustratore Lalia.
  • La regista Nancy Meyers ha dichiarato di aver scritto il film appositamente per i quattro attori protagonisti.
  • C’è una stranezza riguardo alla colonna sonora: essa, infatti, non contiene alcuna delle 22 canzoni utilizzate nel film.