7 km da Gerusalemme

Alessandro Forte, pubblicitario quarantatreenne, “quasi agnostico” (la voce fuori campo racconta: “non credo agli oroscopi, le madonne non piangono, non mi evolverò in una farfalla o in un santo”) si trova, per motivi misteriosi, a camminare sulla via che da Gerusalemme va verso il mare. Giunto nei pressi di Emmaus viene affiancato da un tale, capelli lunghi, vestito con tunica e sandali, che gli dice di essere Gesù. Non gli crede naturalmente, ma l’altro comincia a dargli delle prove, anche forti (gli fa vedere la mamma morta). Da quel momento nasce un rapporto. L’umano è sempre meno diffidente, il
forse divino
è sempre più vicino al linguaggio e ai sentimenti di Alessandro. Al pubblicitario vengono indicati alcuni personaggi, modelli “normali” della sua vita, che rappresentano i vari sentimenti (le differenze, la generosità, i media, la violenza eccetera). La verità non emergerà mai in assoluto, forse Gesù lo è davvero, o forse è una sorta di sogno di un uomo alla ricerca di qualcosa.

Totò a colori

Nel ridente paesino di Caianello, il maestro Antonio Scannagatti, musicista e compositore, attende da quindici anni la risposta degli editori Tiscordi e Sozzogno riguardo allo spartito di una sua opera. Un giorno si decide e parte per Milano. La trama è solo un labile pretesto per le esilaranti esibizioni del comico napoletano. Memorabile la scena del vagone letto con l’ottima spalla Mario Castellani, ampiamente collaudata da Totò nei suoi spettacoli teatrali. Come suggerisce il titolo, si tratta del primo film a colori girato dall’attore.
(andrea tagliacozzo)

Le sei mogli di Barbablù

Totò, costretto a sposarsi con la forza, abbandona la moglie e fugge all’estero. Tornato di nascosto in Italia, l’uomo, scambiato per un celebre investigatore, si trova a dare la caccia a Barbablù, un criminale che ha rapito sei giovani donne dopo averne ucciso i rispettivi mariti. Solito tour de force di Totò che si fa in quattro per tenere in piedi un debole e sgangherato canovaccio. Nello stesso anno Bragaglia diresse il comico napoletano in altri tre film: Totò cerca moglie, Figaro qua… Figaro là e 47 morto che parla. Sofia Loren, che nel cast è ancora Sofia Lazzaro, interpreta il ruolo di una delle mogli di Barbablù. (andrea tagliacozzo)

I pompieri di Viggiu

Nel piccolo paese di Viggiù, a causa della cronica mancanza d’incendi, il locale corpo dei pompieri se ne sta quasi sempre inoperoso. Giunti nel teatro di una città vicina, i vigili, sistemati dietro al palco, assistono a uno spettacolo di varietà. La trama, labilissima, serve ovviamente come pretesto per legare i vari (e purtroppo mediocri) numeri musicali. Mario Mattoli, tra i registi preferiti da Totò, ha diretto per la prima volta l’attore napoletano nel ’47 in
I due orfanelli
.
(andrea tagliacozzo)

Fifa e arena

A causa di una sostituzione di fotografie, un commesso viene scambiato per un pericoloso criminale. Il pover’uomo è costretto a fuggire, esibendosi in una serie interminabile di travestimenti. Si ritroverà in Spagna, a toreare pavidamente nell’arena. Seconda (dopo
I due orfanelli
) di ben sedici pellicole che Mario Mattoli ha realizzato con il grande Totò. Il modello da parodiare, ovviamente, è
Sangue e arena
. Il comico napoletano è in grande forma, ben spalleggiato da Isa Barzizza e il fedele Mario Castellani. Celebri le scene in cui Totò affamato si prepara un panino con crema da barba e borotalco e quando cerca di sbirciare la Barzizza nuda al di là di un acquario. Il film ebbe un tale successo che in alcune sale dovette intervenire la polizia per mettere ordine nelle code.
(andrea tagliacozzo)

Totò al giro d’Italia

Il professor Totò, giudice in un concorso di bellezza, s’innamora di una concorrente e la chiede in moglie. La ragazza finge di accettare, ma pone una condizione al proprio consenso: lo sposerà solo se vincerà il giro d’Italia. Totò, incontenibile come al solito, stavolta si ritrova al suo fianco due spalle d’eccezione: Coppi e Bartali. Una pellicola prevedibile e senza troppe pretese, ma ricca di spunti divertenti, anche grazie all’apporto in fase di sceneggiatura di Vittorio Metz e Marcello Marchesi. Il film fu girato con un Totò a disagio negli esterni e a pedalare (spesso è sostituito dalla controfigura Dino Valdi) mentre i corridori preparavano effettivamente il giro di Lombardia dell’anno seguente. È il primo film in cui il nome di Totò compare nel titolo.
(andrea tagliacozzo)