Pulse

Un altro remake a stelle e strisce di un horror originario del Sol levante. La pellicola si rifà infatti a quella omonima del 2001 di Kiyoshi Kurosawa che si aggiudicò il premio Fipresci a Cannes. Josh (Jonathan Tucker), uno studente universitario viene trovato morto in circostanze misteriose all’interno del campus. La morte pare viaggi sul filo, anzi su una frequenza wireless utilizzata dagli studenti. Ben presto, come un’epidemia, chiunque entri in contatto con la frequenza killer fa una brutta fine. Un’amica di Josh, Mattie (Kristen Bell) scopre che chiudere porte e finestre con del nastro adesivo di colore rosso ferma la minaccia letale. Ma non la elimina… Secondo lungometraggio di Jim Sonzero, il film annovera Wes Craven tra gli scene

Le regole dell’attrazione

Il Camden College è una piccola università del New England frequentata da ragazzi ricchi e di buona famiglia. Sesso (molto), amore (poco), droga, noia, festini e molto poco studio caratterizzano la vita di rampolli che, in attesa di affrontare la vita che i loro genitori gli hanno preparato, passano il tempo buttandosi via ma soprattutto annoiandosi a morte.

«Dalle menti perverse che hanno creato
Pulp Fiction
e
American Psycho»,
strilla la locandina italiana del terzo film di Roger Avary, arrivato in Italia con due anni di ritardo rispetto alla sua uscita negli Stati Uniti. In effetti il regista è uno degli sceneggiatori del film di Quentin Tarantino e il soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis, uno dei meno riusciti fra quelli dello scrittore americano. Già regista dell’ottimo
Killing Zoe
e del trascurabile
Mr. Stitch – Pensieri residuali,
Avary si cimenta senza troppa fortuna con i belli e annoiati dell’autore di
American Psycho,
altro romanzo portato con scarsi esiti sul grande schermo. Il suo film tenta la carta del ritratto generazionale ma è troppo frammentato per essere davvero incisivo. Intorno a ognuno dei personaggi, compreso Sean Bateman, il fratello del protagonista di
American Psycho,
viene costruita una microstoria e l’insieme delle microstorie dovrebbe costituire la sostanza del film. Complice un romanzo di non facile trasposizione cinematografica, i propositi del regista vanno però in fumo. Allo spettatore restano dei bozzetti un po’ noiosi e la sensazione di aver assistito a un paio di puntate di telefilm. Forse andrà meglio con
Glamorama,
l’ultimo romanzo di Ellis che Avery ha già annunciato di voler portare al cinema.
(maurizio zoja)