Amelia

Dopo essere stata la prima donna a sorvolare l’Atlantico, Amelia Earhart si trova catapultata nel ruolo, per lei nuovo, di eroina americana: la leggendaria “dea della luce” è nota per il suo carisma e il suo coraggio incontenibile. Eppure, nonostante la fama raggiunta, la determinazione a flirtare con il pericolo e il desiderio di mettersi alla prova non vengono mai meno. Amelia è stata fonte d’ispirazione per tante persone, dalla First Lady Eleanor Roosevelt agli uomini che più le sono stati vicini: il marito, il magnate della stampa e suo fermo sostenitore George P. Putnam, e il vecchio amico nonché amante, il pilota Gene Vidal. Nell’estate del 1937, Amelia intraprende la missione più difficile della sua vita: il volo in solitario intorno al mondo, che lei e George attendevano con ansia di compiere, consapevoli che, qualunque fosse stato l’esito, il viaggio avrebbe suscitato un clamore eclatante e sarebbe stato argomento di discussione per molti anni successivi.

The core

Alcuni strani eventi apparentemente isolati, preannunciano un disastro causato dal deterioramento del campo magnetico del pianeta. L’unica possibilità di salvezza risiede nelle mani di una spedizione al centro della Terra, composta da un gruppo assortito di scienziati. Film avvincente anche se un po’ antiquato, da matinée, con molte scene dagli incredibili effetti speciali; riesce a superare i limiti del genere con umorismo, personaggi ben tratteggiati e un cast di prim’ordine.

Ore 11:14 – Destino fatale

Una cittadina della sonnolenta provincia americana si prepara a un’altra notte quieta. Tutto fila liscio fino alle 11:14 di sera. Quando scatta l’ora fatale, una serie di incidenti mortali la trasportano in una dimensione di terrore mai conosciuto prima. Un ubriaco investe un passante; una commessa viene ferita durante una rapina; un padre scopre il crimine commesso dalla figlia e cerca di far scomparire il corpo del reato; tre adolescenti in vena di follie notturne investono una loro coetanea che è incinta… Morti apparentemente slegate tra loro. Ma nulla appare come effettivamente è. Tutto invece ha un nesso. Causa ed effetto, come un micidiale congegno ad orologeria programmato per deflagrare alle 11 e 14 della sera.

Puntuale. Il meccanismo messo a punto dal debuttante
Greg Marcks,
con una solida palestra di corti alle spalle e nulla più, scotta puntuale e fa sbocciare questo gioiellino di film pervaso da un solleticante
humor
nero che strappa risate e sensazioni forti in salomonica misura. Il concetto di fondo non è nuovo: sezionare un istante, trasformarlo in un prisma dalle molte facce e ruotarlo divertiti fra le mani fino a trovare la giusta angolatura che fa partire il raggio di luce meravigliosamente scomposta nei toni dell’arcobaleno. La dimensione ludica rafforzata da un’azzeccata colonna sonora e l’ambientazione malata dell’immota provincia
yankee
fanno da corollario a questo
vaudeville
orrorifico dove piano piano la matassa si srotola ed emergono gli eventi nel loro svolgersi effettivo, tradendo così le cause e gli effetti, i carnefici e le vittime, gli angeli e i diavoli.

Un cast di attor giovani si amalgama bene con
Patrick Swayze
(Dirty Dancing, Ghost),
Barbara Hershey
(I diffidenti, Un mondo a parte, La figlia di un soldato non piange mai)
e
Hilary Swank
(The Gift, Insomnia, The Core)
che giocano del resto parti da protagonisti un po’ defilati. Occhio invece alla ventitreenne bambolina perversa
Rachel Leigh Cook.
Scoperta dalla Miramax in
Kiss Me,
passin passetto sta scalando rapidamente la collina del successo.

11:14 – Destino fatale
sarà nei cinema dal 20 agosto. Distribuzione Nexo.

(enzo fragassi)

Million Dollar Baby

Frankie, un attempato e maschilista allenatore di boxe (Eastwoord) si trova ad allenare un’intreprendente ragazza, Maggie, (la Swank), nella quale, pian piano, comincerà a rivedere la figlia con cui non parla da anni. Grazie alla ragazza e al suo entusiasmo contagioso, avrà l’occasione di tornare nel mondo del pugilato e di vincere per la prima volta un titolo. Ma il destino ha in serbo altro perla campionessa in erba… Ispirato ai racconti di F.X. Toole, un film bello e struggente, soprattutto l’ultima mezzora, quando Eastwood affronta (non senza qualche traccia di manicheismo) anche il problema dell’eutanasia ed è in fondo il dramma di tre persone (il rude personaggio interpretato da Eastwood, Maggie e il vecchio Scrap -Morgan Freeman- la vera coscienza del film e legato da un sentimento di amore e odio a Frankie) senza mai però scivolare nel melodramma gratuito e nel sentimentalismo più bieco. Molto belle anche le sequenze ambientate sul ring, per uno dei film più belli degli ultimi anni, seppur ben congegnato a tavolino. Vincitore di ben quattro statuette (Film, Regia, Attore Non Protagonista -Morgan Freeman- e Attrice Protagonista a Hillary Swank); solo nomination per sceneggiatura, montaggio e allo stesso Eastwood come Attore protagonista.

P.S. I love you – Non è mai troppo tardi per dirlo

Holly Kennedy (Hilary Swank) non può chiedere di più dalla vita: è bella, intelligente e sposata con l’amore della sua vita, l’impetuoso irlandese Gerry (Gerard Butler). Quando la vita di lui viene interrotta da una grave malattia, anche l’esistenza di Holly cambia radicalmente. Gerry però ha pianificato tutto prima di andarsene.
Gerry ha scritto a Holly una serie di lettere che la aiuteranno non solo a superare il suo dolore, ma anche a conoscere se stessa.

The Black Dahlia

Due detective, Blanchard (Aaron Eckhart) e Bleichert (Josh Hartnett), devono indagare riguardo la truculenta morte (realmente accaduta) di un’aspirante attrice conosciuta come Dalia Nera. La donna è stata brutalmente massacrata sulle colline intorno a Hollywood alla fine degli anni Quaranta e il delitto sconvolse l’opinione pubblica di tutto il Paese. Indagando, i due scoprono che il fidanzato della vittima è coinvolto in qualche modo nel delitto ma si rifiuta di collaborare. Bleichert, intanto, incontra una misteriosa donna, Madeleine Linscott (Hilary Swank), anch’essa legata alla povera ragazza uccisa.