Ghost Dog – Il codice del samurai

Ghost Dog è un killer di colore seguace dello zen, che abita in una capanna sul tetto di un palazzo abbandonato occupandosi dei suoi piccioni viaggiatori. Qualche anno prima il mafioso Louie gli aveva salvato la vita, e da allora Ghost Dog gli ha giurato eterna fedeltà; ma quando i rapporti con le «famiglie» si complicano non gli resta altro che affrontare a viso aperto i suoi nemici, pur consapevole che – com’è scritto nel destino di ogni samurai che si rispetti – la morte lo attende al varco, inesorabile… Dopo il capolavoro Dead Man , Jarmusch – pur adottando un tono apparentemente più leggero – si mantiene su temi di altissimo profilo e continua a toccare le radici americane. Se la precedente pellicola era polarizzata intorno alla contrapposizione «ebraico-cristiano vs. nativo», Ghost Dog è invece «neroamericano-buddista»: dopo un fantawestern metafisico, un gangster-samurai-movie urbano dai toni quasi da commedia. Ma la città di Jarmusch è luogo di fantasmi quanto lo era il suo West: gangster e mafiosi si muovono come atrettanti morti viventi, e già il titolo rimanda a quello del film precedente. La differenza è che mentre là si rimaneva attoniti, qui ci si può anche commuovere. Meno radicale del coevo Scorsese di Al di là della vita , nel quale anche i bambini sono ridotti a zombi, nella città ormai trasformata in inferno Jarmusch riconosce nell’infanzia e nella lunare stramberia di tipi curiosi – celati sotto le spoglie di gelatai ambulanti, oppure annidati in anfratti, recessi e terrazzi alla Fronte del porto – qualche remota possibilità di salvezza. (emiliano morreale)

Bravados

Un ranchero, al quale quattro banditi hanno violentato e ucciso la moglie, crede di riconoscere i responsabili in quattro condannati a morte che, poche ore prima della loro esecuzione, riescono a evadere. L’uomo si lancia all’inseguimento dei fuorilegge, deciso a ucciderli uno ad uno. Un western di discreta fattura che riflette abbastanza efficacemente sull’inutilità della vendetta.
(andrea tagliacozzo)

Megaforce

Il capitano Laser è alla guida di un esercito di superatleti che si mette al servizio del bene e della giustizia combattendo ogni forma di tirannia. Lo avversa l’amico-nemico Guerera, al comando di una banda di cialtroni male armati. Mediocre pellicola tra il fantastico e l’avventuroso diretta dall’ex stuntman Hal Needham, passato nel ’77 dietro la macchina da presa.
(andrea tagliacozzo)

Un cappello pieno di pioggia

Realistico melodramma incentrato sull’inferno vissuto dal tossicodipendente Murray e sulle conseguenze per tutti coloro che gli sono vicini. Ottime prove d’attore. Scritto da Michael V. Gazzo, Alfred Hayes e Carl Foreman, dalla pièce di Gazzo. CinemaScope.

Obiettivo mortale

Satira esplicita, bizzarra e disinibita sulla nostra società dominata dalla televisione, incentrata sulla connessione tra un famoso giornalista (Connery) e un gruppo di terroristi, e sui possibili legami di quest’ultimo con il governo americano. Una sceneggiatura approssimativa riesce a centrare pochi obiettivi, ma trae vantaggio dal ritmo mozzafiato della regia.

Va’ e uccidi

In Corea, un plotone di soldati americani viene catturato e confinato in un campo d’internamento in Manciuria. Sottoposti a un trattamento durissimo, i militari finiscono quasi per impazzire e uno di loro, Raymond, uccide due commilitoni. Per il comandante del plotone, tornato in patria, il ricordo di quei giorni diventa un’ossessione che finisce per sfociare in raptus omicidi. Sua madre e il suo patrigno vorrebbero servirsi della sua inclinazione al delitto per fargli eliminare un esponente politico di sinistra. Da un romanzo di Richard Condon, un thriller visionario inquietante e violento, uno dei migliori a sfondo politico mai realizzati negli Stati Uniti, tanto ambiguo da scontentare qualsiasi corrente ideologica.
(andrea tagliacozzo)

Gli avventurieri della città perduta

Seguito di
Allan Quatermain e le miniere di re Salomone
, girato l’anno precedente con gli stessi interpreti (nonché remake di
King Solomon’s Treasure
di Alvin Rakoff, realizzato nel ’77). Nel cuore dell’Africa, Allan Quatermain, fresco sposo dell’archeologa Jessie Huston, tenta di ritrovare il fratello Robert, scomparso misteriosamente mentre era alla ricerca di una leggendaria città dell’oro. Addirittura peggiore (se mai era possibile…) del già non eccelso primo episodio.
(andrea tagliacozzo)

Colpo grosso

Danny Ocean riunisce dieci compagni d’armi ai quali propone di effettuare un grosso furto in quattro casinò di Las Vegas. Dopo qualche incertezza, tutti accettano e il colpo viene fissato per la sera dell’ultimo dell’anno. Il clan Sinatra (detto «The Rat Pack») al completo per un film senza troppe pretese ma assai divertente. Rifatto nel 2001 da Steven Soderbergh (da noi è stato distribuito con il titolo originale,
Ocean’s Eleven
) con George Clooney nel ruolo che fu di Sinatra.
(andrea tagliacozzo)

A prova di proiettile

Una banda multinazionale di terroristi sequestra un poderoso quanto sofisticatissimo carro armato e l’intero suo equipaggio rifugiandosi in Messico. L’ex agente della CIA Frank McBain, soprannominato
Bulletproof
(ovvero,
a prova di proiettile
), riceve l’incarico di recuperare la preziosa macchina da guerra. Un poliziesco di pessima fattura, non tanto per il modo in cui è girato, quanto per l’idiozia della trama.
(andrea tagliacozzo)