La parola di un fuorilegge è legge

Un uomo morente affida a un suo dipendente negro l’incarico di portare una grossa somma alla moglie che vive nel Messico. Sul denaro ha però posato gli occhi un cacciatore di taglie. Un dignitoso western-spaghetti, coprodotto dagli americani, ma diretto da un italiano, Antonio Margheriti (meglio noto con lo pseudonimo di Anthony M. Dawson), con alcune vecchie glorie hollywoodiane a far da contorno.
(andrea tagliacozzo)

Bandolero

Catturato in seguito a una rapina in banca, Dee Bishop viene condannato a morte. A un passo dalla forca, l’uomo si salva grazie all’intervento del fratello maggiore, Mace, che all’ultimo momento si è sostituito al boia. Nella fuga, i due sono costretti a prendere in ostaggio la giovane vedova Stawner. Attori di buon livello malamente sprecati dalla solita piatta regia di McLaglen. James Stewart, poi, non sembra nemmeno in gran forma.
(andrea tagliacozzo)

La luna sorge

Una sceneggiatura disomogenea per questo melodramma psicologico sull’arrabbiato e alienato Clark e sulla sventura che cade su di lui in seguito all’uccisione accidentale del figlio del banchiere che lo provoca da anni. Tuttavia, è un’opera diretta magnificamente; da non perdere la sequenza iniziale.

Bambola meccanica modello Cherry 2000

In un futuro dall’aria apocalittica, la maggior parte degli uomini possiede degli splendidi robot-donne che fungono in tutto e per tutto da compagne ideali. Quando Cherry, l’amante-automa del giovane Sam, si guasta improvvisamente, questi, per sostituirla con un modello identico, decide di rischiare e addentrasi nella pericolosa e selvaggia Zona 7. L’atmosfera ricalca un po’ quella della serie Mad Max diretta da George Miller, anche se Steve De Jarnett non possiede sicuramente il talento visionario del collega australiano. A tratti curioso, ma nulla di più. (andrea tagliacozzo)

Illegalmente tuo

Un giurato (Lowe) resta scioccato quando vede che l’imputata (Camp) era un tempo la ragazza dei suoi sogni erotici alle elementari, e indaga in giro per proprio conto per liberarla dall’accusa. Farsa dolorosamente piatta a malapena uscita nelle sale, in cui Bogdanovich cerca ancora di emulare Howard Hawks; quant’è bizzarro vedere un disastroso Rob Lowe (con tanto di occhiali) che scimmiotta Ryan “O’Neal in Ma papà ti manda sola? — il quale, a sua volta, scimmiottava Cary Grant in Susanna.

In nome di Dio

Tre banditi che hanno rapinato una banca si vedono affidare un neonato dalla madre morente e si prendono l’impegno di portarlo in salvo. Inizia così una traversata del deserto. Scatenato, coloratissimoe natalizio, uno dei Ford più sentimentali ed epici. Eayne, Armendariz e Harry Carey jr. sono nientemeno che i tre Re Magi, in una rivisitazione che, come sempre in Ford, non si capisce quanto sia cattolica-irlandese (l’amore per i peccatori) e quanto calvinista-pionieristica (sempre
westward
…). Non è forse tra i suoi capolavori, ma certo tra i film più indicativi del suo stile. E per i fans, una gioia assoluta. Il climax è la scena nel deserto, quando i compagni morti guidano Wayne, unico superstite, a portare il bambino in salvo, e le pagine della Bibbia vengono sfogliate dal vento del Narratore. Insieme al quasi coevo
She Wore a Yellow Ribbon
, siamo già in piena nostalgia, alla rivisitazione crepuscolare e quasi ironica del genere (il film è un remake di un western muto di vent’anni prima, dello stesso Ford, con Harry Carey sr.).
(emiliano morreale)