Qualcosa di personale

Una giovane donna ambiziosa va a lavorare in una stazione televisiva di Miami con un veterano del giornalismo il quale deve formarla professionalmente e incitarla a diventare una perfetta reporter. Man mano che la loro relazione sboccia entrambi realizzano che per lei si avvicina il momento di andare avanti e aspirare a qualcosa di meglio per conseguire il successo nella televisione. Questa parafrasi di È nata una stella non ha nulla di eccezionale se non la Pfeiffer che alla fine dice “Qui è Mrs. Norman Maine”, eppure tutto funziona grazie al carisma degli interpreti. Sceneggiatura di Joan Didion e John Gregory Dunne. Una nomination agli Oscar per la miglior canzone.

Strange Days

Sgargiante ma disturbante miscela di azione futuribile e rilevanza sociale. Fiennes è uno spacciatore di registrazioni mentali di esperienze reali, di cui alcuni sono diventati dipendenti; poi incappa in una oscura cospirazione delittuosa che coinvolge i suoi clienti. Roboante e ambizioso, ma capace di catturare, a sprazzi, il brivido da assuefazione della realtà virtuale anche se la storia d’amore interrazziale tra Fiennes e la Bassett alla fine suona fasulla. Cosceneggiato da Jay Cocks e James Cameron. Super 35.

South Central – Zona a rischio

Sobrio e ben intenzionato dramma sulla vita e la disperazione nei quartieri poveri di Los Angeles, simile nel tema (ma non altrettanto efficace) a Boyz’ n the Hood. Plummer è notevole nella parte di un combattuto veterano delle gang di strada che passa attraverso un’odissea di trasformazione e decide di risparmiare al suo giovane figlio (Coleman) le sofferenze della vita con le gang. Sceneggiatura di Anderson, basata sul romanzo Crips dell’insegnante di Los Angeles Donald Bakeer. Oliver Stone è produttore esecutivo.

I trasgressori

Vince e Don, due vigili del fuoco bianchi dell’Arkansas, entrano in possesso di una mappa che dovrebbe condurli a un tesoro nascosto in un fatiscente capannone industriale di East St. Louis. Si recano quindi sul posto e si mettono al lavoro, ma di lì a poco sopraggiungono alcuni spacciatori di colore fra i quali si consuma un feroce regolamento di conti: la scoperta dei due intrusi, scambiati per spie o sbirri, innesca un vero e proprio assedio, al termine del quale… Nel mazzo delle pellicole realizzate da Hill negli anni Novanta,
I trasgressori
è assai probabilmente la migliore: azione pura, tesa e concentrata, senza fronzoli o appesantimenti legati, per dirne una, all’appartenenza razziale dei protagonisti. Lo script di Gale e Zemeckis, risalente a qualche anno prima, consente al regista americano di ritrovare la secchezza e la geometria di
Driver
e de
I guerrieri della palude silenziosa
, lavorando sull’unità di luogo – nonché sulla sua funzionalità scenica – e sull’approfondimento dei caratteri in maniera quasi kurosawiana (con esiti indubbiamente assai più felici rispetto al posteriore
Ancora vivo
, direttamente ispirato a
La sfida del samurai
e ai suoi calchi leoniani). In origine il film avrebbe dovuto intitolarsi
Looters (I saccheggiatori)
, ma dopo gli eventi di Los Angeles e il caso-Rodney King la produzione ha pensato bene di lasciar perdere. Purtroppo questo non è stato l’unico cambiamento imposto a Hill dai cervelloni della Universal: infatti anche il notevole e «sincopato»
score
composto da John Zorn (successivamente pubblicato dal musicista newyorkese nel secondo volume della serie «Filmworks» col curioso titolo «Music from an Untitled Film by Walter Hill») è stato ritenuto troppo ardito e sconveniente, tant’è che lo si è rimpiazzato in quattro e quattr’otto con un paio di rap – tanto per giustificare la presenza nel cast dei due Ice, T & Cube – e soprattutto con tre o quattro accordi di
steel guitar
stile-
Paris, Texas
del solito Ry Cooder, chiamato all’ultimo momento per metterci una pezza alla bell’e meglio. Una curiosità: con tutta probabilità
I trasgressori
è il primo film nel quale i telefoni cellulari – che all’epoca erano ancora un gadget, e che squillano spesso inopinatamente e nei momenti meno opportuni – assumono una certa qual rilevanza narrativa.
(marco borroni)

Occhi di serpente

Poco prima del capolavoro
Fratelli
, Abel Ferrara si abbandona a uno dei suoi affondi più narcisistici e deliranti. Al suo apparire, il film parve una di quelle «fellinate» in cui talvolta incappano i registi americani con complessi di inferiorità verso gli «autori» europei (tipo
Il mondo di Alex
di Mazursky o
All that jazz
di Bob Fosse). E in effetti le idee del film nel film, del regista cinico e dissoluto stile
Due settimane in un’altra città
, dei legami morbosi con la diva, confermerebbero quest’intuizione. Ma in realtà
Occhi di serpente
ha lo stesso fascino scomposto di una pellicola ancora più nichilista di qualche anno dopo,
Blackout
. Ferrara rischia davvero, e il suo è comunque purissimo cinema della crudeltà; la confusione tra arte e vita è decadente quanto si vuole, ma fa star male sul serio. Apprezzabile il coraggio con cui Madonna si è fatta martoriare dal regista.
(emiliano morreale)

Showgirls

Un film incredibilmente orribile — ma i suoi creatori giurano di averlo fatto con intenzioni serie — su una giovane e impetuosa vagabonda che in autostop arriva a Las Vegas, diventa una “lap dancer” e poi una showgirl completa, ma scopre che fare sesso e fare carriera sono inevitabilmente legati. Un po’ di erotismo soft, un po’ di melodramma stucchevole, tanti dialoghi terribilmente ridicoli. La Berkley fa subito capire il tono della sua prova in una delle prime scene quando esprime la sua furia spremendo con forza il ketchup sulle patate fritte. Scritto da Joe Eszterhas. Super 35.

Saw 2 – La soluzione dell’enigma

In questo sadico sequel, il diabolico cervellone “Jigsaw” tiene un gruppo di estranei prigionieri in una casa spettrale piena di tranelli. Sangue a fiumi per i fan, con le vittime in lotta contro il tempo mentre un gas letale riempie loro i polmoni. Wahlberg è il poliziotto che indaga sul caso, ma riuscirà a essere all’altezza di questo folle disturbato?

Sotto massima sorveglianza

In un prossimo futuro, gli ospiti di un penitenziario non subiscono più la segregazione controllata, ma non hanno ugualmente nessuna possibilità di fuga. Devono indossare un collare, collegato elettronicamente a un altro detenuto che, se la distanza tra i due supera le 100 yard, esplode automaticamente uccidendo entrambi. Discreto prodotto realizzato per la televisione via cavo, ma uscito da noi nel normale circuito cinematografico. Veloce e divertente. Buone le interpretazioni dei protagonisti e gli effetti speciali.
(andrea tagliacozzo)