Gunga Din

Nell’India colonizzata dagli inglesi, Gung Din, portatore d’acqua locale aggregato a un distaccamento britannico, sogna di diventare trombettiere nell’esercito. Durante una visita al tempio della dea Kalì al seguito dell’indiano, un ufficiale viene fatto prigioniero dai tughs. Gunga Din, però, riesce a trarlo in salvo. Ispirato da un poema di Rudyard Kipling (adattato da Ben Hecht e Charles MacCarthur con un approccio da commedia sofisticata), il prototipo del film d’avventura dell’epoca (ma la formula è valida ancora oggi), ricco di tutti gli elementi necessari per piacere al grande pubblico: spettacolo, azione, comicità, sentimento. Lo scatenato Cary Grant, al suo meglio, ruba facilmente la scena agli altri interpreti.
(andrea tagliacozzo)
.

La più grande storia mai raccontata

Una versione della vita di Gesù realizzata con toni particolarmente spettacolari, senza badare a spese, con un gruppo d’attori di primissimo piano. Il regista George Stevens – che nel 1956 aveva infatti vinto l’Oscar per miglior regia con
Il gigante
– sembra avere la mano particolarmente pesante, incapace di dare una forma decente e il necessario spessore a una vicenda arcinota.
(andrea tagliacozzo)

Il gigante

Leslie, nativa del Maryland, sposa il giovane e ricco allevatore Bick Benedict e si trasferisce nel Texas. La ragazza stenta ad ambientarsi e a comprendere la mentalità retrograda e razzista dei texani. Uno dei dipendenti di Bick eredita dalla sorella di questi un terreno dove scopre l’esistenza di un giacimento petrolifero. L’ultimo apparizione cinematografica di James Dean, scomparso in un incidente d’auto proprio durante la lavorazione del film (tanto è vero che in molte scene la sua volce è doppiata da quella di un amico, l’attore Nick Adams). Ambizioso, epico, spettacolare e anche un po’ prolisso, ma senza mai essere noioso. Premio Oscar a George Stevens per la regia (ma candidato a dieci statuette).
(andrea tagliacozzo)

Il diario di Anna Frank

La storia più celebre sull’Olocausto, adattata dalla commedia di Frances Goodrich e Albert Hackett. Nel 1942, nell’Olanda invasa dai nazisti, Anna e la sua famiglia sono nascosti in una soffitta. La ragazza scrive un diario, dove racconta la sensazione di sentirsi braccati, nascosti come topi, mentre fuori impazza la caccia all’uomo. Interamente girato in un appartamento, il film non soffre nel ritmo grazie anche al regista che per tre ore riesce a mantenere alta la tensione. Proprio Stevens, da cineoperatore dell’esercito statunitense, aveva realizzato uno scioccante documentario sulla liberazione di Dachau. Le immagini di orrore che aveva visto quattordici anni prima hanno fatto in modo di dargli la tensione e il pathos giusto per realizzare una pellicola così delicata. Premio Oscar alla fotografia e a Shelley Winters come migliore attrice non protagonista.
(andrea amato)

Il cavaliere della valle solitaria

Il malvagio Ryker vorrebbe impadronirsi della terra del Wyoming appartanente a Johnny Starrett. Quest’ultimo trova un valido aiuto in Shane, un misterioso pistolero che Johnny e sua moglie hanno accolto in casa. Un classico del cinema western, a tratti eccessivamente manierato nel suo impeccabile rigore formale, ma indubbiamente avvincente e spettacolare. Ultima apparizione di Jean Arthur, in seguito attiva solo in teatro. Nell’85, Clint Eastwood s’ispirerà a questo film per realizzare
Il cavaliere pallido
. Cinque nomination agli Oscar, ma statuetta solo per la fotografia a Loyal Griggs.
(andrea tagliacozzo)