Regalo di Natale

Una rimpatriata di quattro amici che, la notte di Natale, si ritrovano per una partita a poker. Ognuno di loro ha, da mettere sul piatto, il bilancio della propria vita, tra inganni, menzogne, tradimenti e fallimenti. Un film lucido, amaro e malinconico, che segna il (notevolissimo) debutto di Diego Abatantuono in un ruolo drammatico.

La rivincita di Natale

Sono passati quindici anni da quando, durante la notte di Natale, quattro ex amici delusi dalla vita si ritrovarono intorno a un tavolo da gioco per spennare un presunto pollo rivelatosi in realtà un astuto giocatore professionista. Al termine di quella partita uno di loro si alzò dal tavolo dopo aver perso cinquecento milioni. Quindici anni dopo ha la possibilità di rifarsi. Lo stesso gioco, gli stessi cinque giocatori. Chi vincerà stavolta?
Girato con gli stessi protagonisti di allora, La rivincita di Natale è il sequel di Regalo di Natale (1986), la pellicola che diede il via alla seconda parte della carriera di Diego Abatantuono dopo i fasti, si fa per dire, dei vari Attila ed Eccezziunale veramente. Quindici anni dopo, nessuno sta meglio di allora, anzi. Pupi Avati racconta cinque piccoli uomini allo sbando, pronti a tradire, oggi come allora, pur di togliersi dai guai. Si ride, più che altro si sorride, molto amaro. Inevitabile, almeno inizialmente, prendere le parti del personaggio interpretato da Diego Abatantuono, colui che uscì con le ossa rotte dalla prima partita. Ma il modo in cui insegue la sua rivincita mette ansia e malinconia, così come il comportamento dei suoi ex amici. Numerosi i colpi di scena, inseriti nella sceneggiatura con la consulenza di Giovanni Bruzzi, esperto di gioco d’azzardo, bluff e affini ed egli stesso ex biscazziere. Fino all’esito finale della partita e del film, tutt’altro che un lieto fine. (maurizio zoja)