Ed Wood

Vera storia di Ed Wood jr., «il peggior regista di tutti i tempi», eterosessuale con la passione del travestitismo. Wood mette su una compagnia di collaboratori sfigatissimi e coinvolge il vecchio Bela Lugosi, divo dell’horror ormai distrutto dalla droga, per realizzare
Plan 9 from Outer Space
. Uno dei migliori film sul cinema degli ultimi decenni. L’«adolescente» Burton ci regala un (auto)ritratto adulto e quasi esorcistico, un canto d’amore al cinema e a tutti i loser, i freak e i non riconciliati. Magicamente, Burton evita ogni effetto-nostalgia e ogni sarcasmo snobistico. Wood/Depp è fratello degli adolescenti dark e dei ragazzi-ostrica, e Ed Wood è per Burton quello che
La camera verde
è stato per Truffaut (altro regista-fanciullo): un impietoso confronto con la propria necrofilia-cinefilia. Geniale, e lucidissimo, il confronto finale di Wood con Orson Welles. Per capire quale possa essere un atteggiamento «giusto» verso il mass-cult infimo, e come quietamente se ne possa cogliere la poesia, rimane indimenticabile il monologo di Martin Landau (un Bela Lugosi straordinario), specie in versione originale.
(emiliano morreale)

Obiettivo mortale

Satira esplicita, bizzarra e disinibita sulla nostra società dominata dalla televisione, incentrata sulla connessione tra un famoso giornalista (Connery) e un gruppo di terroristi, e sui possibili legami di quest’ultimo con il governo americano. Una sceneggiatura approssimativa riesce a centrare pochi obiettivi, ma trae vantaggio dal ritmo mozzafiato della regia.

Il padrino – Parte II

Alla morte di Don Vito, le redini dei Corleone passano nelle mani del figlio Michael. Questi si rende subito conto che la «famiglia», minacciata da una catena di tragici eventi, rischia un inesorabile declino. Il ricordo del padre è sempre presente: giunto negli Stati Uniti agli inizi del secolo, il giovane Don Vito riuscì a creare dal nulla un impero del crimine. Straordinario seguito de Il padrino, più complesso – specialmente dal punto di vista narrativo, strutturato com’è sulle storie parallele delle origini di Don Vito e delle imprese temporalmente successive di Michael – e per certi versi superiore al precedente episodio. Vincitore di sei premi Oscar, tra i quali quello per il film, la regia e l’attore non protagonista (Robert De Niro). (andrea tagliacozzo)

Apocalypse Now Redux

Deve essere costata non pochi ripensamenti alla Miramax (la major produttrice di Apocalypse Now Redux) la decisione di far uscire il film nelle sale, nonostante i fatti dell’11 settembre. In America, di questi tempi, i cinema che proiettano film di guerra, o che contengono scene di violenza, vanno a dir poco deserti. Del resto l’idea di rimontare il film del 1979 era rimasta per vent’anni in un cassetto e qualche mese in più non avrebbe fatto differenza. Certamente è vero che questo è un film contro la guerra, ma non è stata questa la considerazione decisiva. La forza espressiva di Apocalypse è tale da superare qualsiasi ostacolo, sia parte del pubblico che della stampa, e la contestata vittoria della Palma d’oro a Cannes nel 1979 non è che una parziale conferma.

Va detto subito che, almeno per i cinefili, la versione Redux (chissà perché Redux visto che è più lunga di quasi un’ora) non può sostituire quella vecchia. La può semmai affiancare, integrare grazie all’aggiunta delle scene scartate nel montaggio originale. Le ragioni sono semplici: anche se Coppola sostiene che il montaggio del 1979 fu il frutto delle pressioni dei creditori e della stampa per i quali era ormai diventato lo zimbello (oltre due anni di post-produzione), era pur sempre il montaggio a cui molti si erano affezionati. Un’opera d’arte e quindi un film vive anche oltre le intenzioni dell’artista, per ragioni che sono legate al caso e alla sensibilità dei fruitori. Per quanto riguarda nello specifico la versione italiana poi, è comprensibile, anche se fastidioso, che siano stati cambiati tutti i doppiatori dei personaggi che sono presenti anche nelle scene aggiunte (quindi tutti i più importanti), ma perché cambiare anche la traduzione dei dialoghi? La risposta a questa domanda è contenuta nelle modalità con le quali questa operazione è stata fatta: sono molto più chiari, quasi didascalici.

Questo, associato a un montaggio assai più fluido con meno salti logici, conferisce al prodotto finale una maggiore intelligibilità, in poche parole il film è meno criptico, ma forse anche meno poetico. Queste le ombre, le luci invece sono costituite da tutto il resto. La cura con cui il film è stato rimontato: non inserendo semplicemente le nuove scene sul vecchio montaggio, ma rimontando ex-novo i cosiddetti «giornalieri», cioè il girato quotidiano della pellicola originale. La fotografia di Vittorio Storaro è più splendente che mai e anche il suono rimasterizzato fa il suo dovere, (la scena dell’attacco degli elicotteri con Wagner a tutto volume dà i brividi). E poi ci sono le scene nuove: le sequenze più importanti aggiunte sono tre. Una scena in cui la pattuglia si imbatte nelle conigliette di Playboy che si concedono in cambio di una tanica di cherosene. La famosa scena della piantagione francese, nella quale i protagonisti incontrano un gruppo di coloni francesi, rimasti lì dopo la sconfitta di Dien Bien Phu che permette a Coppola di esprimere la sua posizione politica sulla presenza americana in Vietnam e soprattutto di inserire una scena d’amore tra Martin Sheen e Aurore Clement. E infine un paio di minuti in più di monologo di Marlon Brando, originariamente tagliati perché molto duri con i vertici politici e militari americani. Il cinefilo di razza si divertirà poi a scoprire le decine di brevi sequenze aggiunte in questa nuova versione, che tiene incollati alla poltrona per ben tre ore e ventidue minuti. (ezio genghini)

Minuti contati

Un uomo d’affari giunge a Los Angeles con la giovane figlia: in pochi istanti quest’ultima viene presa in ostaggio, mentre a lui viene ordinato di commettere un omicidio! Questa passabile storia di suspense “prende”: ma strada facendo, a ogni svolta pone come dei blocchi stradali alla credibilità. Il coraggioso cast dà il 100%. Il tentativo di mantenere al massimo la suspense restituendo la storia in “tempo reale” (con infiniti dettagli di orologi) non produce gli effetti sperati.

La formula

Nelson. Thriller incredibilmente realistico con un poliziotto che indaga sulla morte di un amico e scopre che era collegato a un misterioso intrigo a proposito della formula di un carburante sintetico. Scott e Brando sono sempre un piacere da guardare, ma lo sceneggiatore e produttore Steve Shagan ha telefonato tutte le battute.