Gangster Story

Bonnie e Clyde, lui impotente e lei intraprendente e di liberi costumi, sono una coppia di gangster che mette a ferro e fuoco l’America degli anni Trenta, fino all’inevitabile epilogo tragico. Film epocale, con due divi belli, giovani e bravi (e la rivelazione Gene Hackman) e una storia d’amore rovente e tragica. Uno dei capolavori di Penn, uno dei classici di quella rivisitazione del passato – sospeso tra nostalgia e demistificazione – che diventerà uno dei cardini del cinema statunitense degli anni Settanta. Ritmatissimo, spezzettato, follemente libertario ma condotto fin dall’inizio sotto il segno dell’autodistruzione, un film che possiede la saggia e rispettosa memoria dei classici del gangster movie (
La donna del bandito di Ray, La sanguinaria di Lewis
) ma anche tutta la spinta ideale del ‘68. Un grande incrocio di tempi storici e mitici; un avvincente, nevroticissimo romanzo americano.
(emiliano morreale)

La bella avventuriera

Remake di un film del 1945 su una procace e calcolatrice donna che di notte diventa una rapinatrice; non possiede quell’eleganza necessaria a trasformare il suo materiale “eccessivo” nella commedia spassosa che intendeva essere. Roba dozzinale — incluse le costanti scene di nudo.

Giovanna d’Arco di Luc Besson

Approccio accattivante alla storia di Giovanna D’Arco, con una vibrante Jovovich nei panni della contadina che conduce gli uomini del suo paese in battaglia. Ma in questa versione (sceneggiata da Besson e Andrew Birkin) lei si fa anche delle domande, il che fa perdere slancio al film dopo un’elettrizzante prima metà piena di scene di battaglia vivide e aggressive. Una versione alternativa dura 158 minuti. Super 35.

Il campione

Voight è troppo intelligente per convincere nei panni di un pugile suonato, mentre la Dunaway — in quelli di un’amorevole madre — pare che voglia giacere col proprio figlio in questo remake senza speranza del mélo del 1931. Il giovane Schroder piange (e ripiange…) in maniera convincente. Una nomination all’Oscar.

Don Juan De Marco, maestro d’amore

Un bizzarro giovane è convinto di essere una reincarnazione di Don Giovanni. Va da un vecchio psicanalista che cerca senza molta fortuna di curarlo. Ma forse il ragazzo ha davvero ragione… Un regista senza nerbo dirige una propria sceneggiatura, curiosa e onirica: ne viene fuori una pellicola bizzarra e del tutto sbilenca, piena di cadute di ritmo e sdolcinature eccessive, che probabilmente verrà ricordata più che altro per lo scontro di grandi attori che mette in scena. Marlon Brando, pur enormemente imbolsito, fornisce infatti una delle sue prove più carismatiche degli ultimi tempi, forse stimolato dall’avere di fronte l’unico erede della generazione sua e dei Montgomery Clift. Depp in effetti è straordinario e domina il film, duettando con una Faye Dunaway ormai di plastica ma molto autoironica: convincente quando è romantico, conserva sempre un’aria folle, slapstick, in qualche modo burtoniana.
(emiliano morreale)

I tre moschettieri

Appena giunto a Parigi dalla campagna, il giovane D’Artagnan s’imbatte in Athos, Porthos e Aramis, tre fra i più validi e temibili moschettieri del re. Dopo una iniziale scaramuccia, i quattro diventano grandi amici e uniscono le loro forze contro gli uomini del perfido cardinale Richelieu. Richard Lester – regista dei due primi film dei Beatles,
Tutti per uno
e
Aiuto!
, ma anche di lavori importanti come
Petulia
e
Robin e Marian
– si diverte a demitizzare i personaggi del noto romanzo in un film costellato da numerose gag. L’imponente cast lo asseconda a dovere.
(andrea tagliacozzo)

I tre giorni del condor

A New York, gli impiegati di una sezione della CIA vengono sterminati da un gruppo di misteriosi sicari. L’unico a scampare alla strage è il giovane Joe Turner (Robert Redford) che, nel tentativo di sottrarsi ad ulteriori attentati, trova rifugio nell’appartamento di una sconosciuta (Faye Dunaway). Spy story finemente congegnata, da un romanzo di James Grady. Grande suspense e un Redford al massimo della forma. Da antologia la sequenza iniziale della strage. Pollack ha diretto Redford numerose volte, la prima delle quali, nel ’66, in
Questa ragazza è di tutti
.
(andrea tagliacozzo)

Chinatown

A Chinatown, il quartiere cinese di San Francisco, l’investigatore privato Jack Gittes si occupa di un caso di infedeltà coniugale. Ma durante le indagini, che si fanno sempre più intricate, viene fuori ben altro. Roman Polanski rilegge alla sua maniera – decisamente inquietante – i temi classici del poliziesco e del noir, riservandosi un piccolo ma gustoso ruolo nei panni di un gangster. Nicholson tornerà a interpretare il personaggio di Gittes sedici anni più tardi ne
Il grande inganno
. Sceneggiatura, premiata con l’Oscar, di Robert Towne.
(andrea tagliacozzo)

Milady

Sequel de
I tre moschettieri
, realizzato due anni prima dallo stesso Richard Lester. Costanza, cameriera della regina Anna e promessa sposa del moschiettiere D’Artagnan, viene rapita dalla perfida Milady de Winter. Mentre D’Artagnan e i suoi amici riescono a liberare la ragazza, Milady raggiunge l’Inghilterra e uccide il duca Buckingham, amante della sovrana. Ironico e dissacrante quanto il precedente, ma con un filo di verve in meno. Il film avrà un ulteriore seguito nell’89.
(andrea tagliacozzo)

Doc

Il pistolero Doc Holliday, minato nel fisico da una grave malattia, arriva a Tombstone per unirsi al vecchio amico Wyatt Earp. Quest’ultimo, che vorrebbe diventare sceriffo per condurre indisturbato i suoi loschi affari, deve prima sbarazzarsi della famiglia Clanton. Ennesima versione della celebre sfida all’O.K. Corral, realizzata stavolta con l’intenzione di smitizzarne gli altrettanto noti protagonisti. Buona l’idea di partenza, un po’ meno l’esecuzione, anche se stilisticamente il film è tutt’altro che disprezzabile.
(andrea tagliacozzo)