Non bussare alla mia porta

Una tormentata star di film western fugge a cavallo dal set del nuovo film e decide di tornare alle proprie radici, e dalla famiglia che ha abbandonato anni prima. Di nuovo nel Southwest di Paris, Texas, Wenders e Shepard (che hanno collaborato alla storia) sembrano essere qui solo in visita, ma la sceneggiatura di Shepard si ritaglia un ruolo sostanzioso e fa il grosso del lavoro, specialmente nelle scene con la Saint (nel ruolo della madre) e la Lange. La fotografia di Frank Lustig è straordinaria. Arriscope.

Grand Prix

Durante il Gran Premio di Montecarlo, i bolidi dell’americano Pete Aron e dell’inglese Scott Stoddard finiscono fuori strada: il primo esce illeso dall’incidente, mentre l’altro resta gravemente ferito. Intanto, il campionato mondiale continua, con le sue sfide e le sue grandi emozioni. Una soap opera dai risvolti prevedibili ambientata nel mondo delle corse che riesce a sprecare un cast davvero notevole. A salvarsi sono solo le sequenze delle corse (girate in Cinerama, anche se l’effetto spettacolare sul piccolo schermo inevitabilmente si perde). Il film vinse due Oscar tecnici: per il montaggio e per il miglior suono.
(andrea tagliacozzo)

Don’t Come Knocking

Howard Spence ha conosciuto giorni migliori. All’inizio della sua carriera era una star del cinema western di serie B. Ancora oggi, all’età di sessant’anni fa uso di droghe, abusa dell’alcool e si intrattiene in futili rapporti con giovani ragazze per nascondere la dolorosa verità: il fallimento della sua carriera e della sua vita. Dopo aver abbandonato il set dell’ennesimo brutto film, decide di andare a trovare la madre ottantenne che non vede da lungo tempo. L’anziana donna  lo accoglie teneramente anche se da lui non ha ricevuto mai niente, se non una manciata di cartoline, e lo accudisce come se fosse ancora un ragazzo.

Nel frattempo, la produzione della pellicola di cui Howard era protagonista si è fermata. La società di assicurazione che tutela il film è sul piede di guerra  a causa dei ritardi causati dalla scomparsa del primo attore. Sguinzaglia allora un detective privato, Sutter, per ritrovarlo e fargli onorare il contratto. 
Ancora ospite della madre, l’attore viene a sapere che vent’anni prima una giovane donna lo aveva cercato. La madre dice di aver intuito che la ragazza fosse incinta. Howard è scosso al pensiero di avere un figlio disperso in qualche luogo sconosciuto. Howard parte alla ricerca del figlio e giunge a Butte, in Montana, dove molti anni prima aveva conosciuto una giovane cameriera: Doreen. Quest’ultima lavora ancora nello stesso bar e ha un figlio, Earl, musicista e cantante.
I due si incontrano e la donna, colei che aveva cercato l’attore a casa della madre, reagisce molto pacatamente all’improvvisa ricomparsa della vecchia fiamma. Il ragazzo rifiuta invece in toto il padre sconosciuto. Scoraggiato dall’esito dell’incontro, Howard è deciso a lasciare ancora Butte, quando dal nulla appare una ragazza di nome Sky. Ha esattamente la stessa età di Earl ed è un’altra, figlia di Howard, «prodotto» di un’altra relazione lampo durante la lavorazione dello stesso film.

Per la prima volta nella sua vita Howard prova a fare qualcosa per gli altri, tentando di riunire la sua famiglia. Il suo tentativo fallisce e l’uomo è addirittura sollevato quando Sutter lo rintraccia per riportarlo alla sua vecchia vita. La sua missione come padre è stata un fallimento ma i due fratelli potranno costruire il rapporto affettivo che perpetuerà il ricordo di Howard dopo la sua morte.

Don’t Come Knocking
non è il miglior film di Wim Wenders. I risultati visivi ed emotivi di
Paris, Texas
vincitore della Palma d’oro nel 1984, sono ineguagliabili. Eppure i due film hanno diversi punti in comune. Innanzitutto lo sceneggiatore Sam Shepard, qui co-sceneggiatore insieme a Wenders e attore protagonista. Poi la tendenza a utilizzare le emozioni suscitate dal paesaggio naturale e infine la poetica racchiusa in ogni inquadratura o movimento di camera.

Wenders e Shepard hanno lavorato a questo film per quattro anni, sia per problemi di carattere finanziario, sia perché, come spiegato dallo stesso regista, i due volevano ottenere il massimo dal soggetto di partenza. La lunga attesa ha però ripagato il regista, allorché Shepard ha espresso il desiderio di interpretare lui stesso il ruolo del protagonista, il che era ciò che Wenders desiderava. L’attore e Jessica Lange, già compagni nella vita reale, hanno inoltre potuto maturare con l’adeguata serenità l’idea di condividere il set dopo più di venti anni di separazione professionale.
Il regista di Dusseldorf  riesce a riprendere in mano le redini della narrazione di un conflitto interiore e a condurlo sui giusti binari raccontando la storia di un uomo che, vedendo avvicinarsi la fine della propria esistenza,  ha paura di non lasciare un segno e tenta di rivivere una paternità che ha sempre rifiutato, di una donna disillusa ma ancora capace di amare e di due giovani che, incontrando il padre, ritrovano una parte di loro stessi che li farà crescere e affrontare la vita con maggiori certezze e meno rabbia.

Don’t Come Knocking
riesce a parlare più con le immagini che con i dialoghi: le maestose vedute panoramiche comunicano ad alta voce grazie alla magistrale fotografia di Franz Lustig, incarnando perfettamente il senso opposto dei naufragi esistenziali dei suoi protagonisti e ispirando le riflessioni che la pellicola vuole suscitare. Tra le performance di maggiore impatto, quella della Lange nel ruolo di Doreen. L’attrice riesce ancora una volta a dare credibilità e spessore al suo personaggio con un’interpretazione coinvolgente e sincera. Nel cast è presente anche Tim Roth che, nella parte dell’agente privato assunto dall’assicurazione per braccare l’attore fuggiasco, fornisce una buona prova dopo un periodo di astinenza dal set. 
(mario vanni degli onesti)
 
 

Superman Returns

Cinque anni sono passati da quando Superman ha lasciato la Terra per raggiungere eventuali sopravvissuti sui resti del suo pianeta natale, Krypton. Ma ora che è tornato, le cose non sono proprio come le aveva lasciate: l’amata Lois Lane ha avuto un bambino e si è legata a un nuovo compagno, Charles. In più, il perfido Lex Luthor sta tramando nell’ombra per portare a compimento un diabolico piano: combinare i cristalli lasciati dal supereroe nella Fortezza della Solitudine con della kryptonite estratta da un frammento meteoritico, per dare così origine a un nuovo continente nel centro dell’Oceano Atlantico, e da lì dettare le proprie condizioni al mondo intero.

La recensione

Sono passati quasi venti anni dall’ultimo
Superman,
il quarto e pomposo episodio interpretato dall’indimenticabile

Quel certo non so che

La segretaria di un celebre fumettista chiede aiuto all’ex marito per sollevare il suo datore di lavoro in crisi creativa. L’ex marito accetta per motivi economici, ma non gli vanno giù le attenzioni che lo scrittore dedica alla ex-moglie. Tratto dal lavoro teatrale
King of Hearts
di Jean Kerr ed Eleanore Brooke, una commedia opaca e raramente divertente, nonostante gli evidenti sforzi (e l’indubbio talento) degli interpreti. Tra gli sceneggiatori figura anche I.A.L. Diamond, stretto collaboratore di Billy Wilder.
(andrea tagliacozzo)

Fronte del porto

Terry Malloy (Brando) è un pugile fallito il cui fratello Charlie (Steiger), coinvolto nei traffici del boss del sindacato portuale, John Friendly (Cobb), viene ucciso per vendetta. Nonostante la morte di Charlie, Terry si decide a testimoniare contro il gangster per amore di Edie (Saint) moglie di un lavoratore ucciso. Oscar a Marlon Brando, miglior attore protagonista

Un cappello pieno di pioggia

Realistico melodramma incentrato sull’inferno vissuto dal tossicodipendente Murray e sulle conseguenze per tutti coloro che gli sono vicini. Ottime prove d’attore. Scritto da Michael V. Gazzo, Alfred Hayes e Carl Foreman, dalla pièce di Gazzo. CinemaScope.

Arrivano i russi, arrivano i russi

Un sommergibile russo si arena lungo la costa di una piccola isola americana. I marinai sovietici, scesi a terra in cerca di aiuto, si introducono nella casa di una famiglia del posto che, dopo una iniziale diffidenza, decide di dare loro una mano. Una intelligente commedia sulla distensione diretta con mano leggera da Nornan Jewison. Alan Arkin, al suo esordio sul grande schermo, si guadagnò una meritatissima nomination all’Oscar. Nell’87, Rick Rosenthal realizzerà uno scialbo rifacimento del film intitolato
Mamma ho acchiappato un russo
.
(andrea tagliacozzo)

Intrigo internazionale

In seguito a un equivoco, un agente pubblicitario viene coinvolto in un complicato intrigo di spionaggio internazionale. Ricercato dalla polizia per un omicidio che non ha commesso, l’uomo viene aiutato da una bella sconosciuta. Ma poi scopre che anche questa è una spia. Summa del cinema di Hitchcock, con la sua perfetta fusione tra thriller e commedia nel più puro stile del maestro del brivido. Trama arzigogolata (perfino lo stesso Cary Grant durante le riprese non riusciva a capire cosa stesse succedendo) funzionale all’atmosfera di completa perdita dell’orientamento che voleva creare il regista. Non poche le sequenze da antologia del cinema: una su tutte (se non la migliore, sicuramente la più famosa) quella in cui Cary Grant viene inseguito da un aeroplano in mezzo a una landa desolata.
(andrea tagliacozzo)

Niente in comune

Il giovane pubblicitario David Basner viene nominato direttore creativo della società per cui lavora. La gioia per la promozione viene però attenuata dalla notizia che i genitori, dopo 35 anni di matrimonio, intendono divorziare. Il film offre ad Hanks e a Gleason (alla sua ultima apparizione) l’occasione per dimostrare il loro talento, ma è decisamente troppo lungo, discontinuo e con numerosi punti morti. Il regista Garry Marshall, creatore della serie televisiva
Happy Days
, quattro anni più tardi realizzerà il fortunato
Pretty Woman
.
(andrea tagliacozzo)

Exodus

L’odissea di seicento profughi ebrei, reduci dai campi sterminio e bloccati dalle Nazioni Unite a Cipro. Vinto l’ostracismo degli inglesi, riescono ad arrivare in Palestina a bordo della nave «Exodus». Contribuiranno alla nascita dello Stato d’Israele. Un film imponente e spettacolare, anche se inevitabilmente prolisso. Non si tratta di una delle migliori interpretazioni di Paul Newman (realmente ebreo, come il regista Preminger del resto), ma la sua forte presenza sullo schermo comunque si sente. La sceneggiatura, tratta dal romanzo di Leon Uris, è scritta da Dalton Trumbo, tornato, con questo film e con il contemporaneo
Spartacus
, a firmare i propri copioni dopo gli anni oscuri del maccartismo. Un Oscar come migliore colonna sonora. Allora il film ebbe un costo record di quattro milioni di dollari, ma il grande successo premiò – abbondantemente – la spesa.
(andrea tagliacozzo)