Scandalo segreto

Fiacco esordio alla regia di Monica Vitti, autrice anche della sceneggiatura assieme a Roberto Russo e Gianfranco Clerici. Margherita, sposata a Paolo, riceve in regalo da un amico una telecamera che, installata in casa, diventa una fedele amica alla quale la donna fa le proprie confessioni. Ma è proprio la telecamera, lasciata casualmente accesa, a registrare il tradimento del marito. (andrea tagliacozzo)

California Poker

Sguardo realistico ma sconclusionato su due inveterati giocatori d’azzardo, sul loro strano modo di vivere e sulla vacuità della vittoria. Imprevedibile, apparentemente improvvisato, estenuante, porta alle estreme conseguenze la negazione altmaniana delle sceneggiature rigide. La variegata colonna sonora aggiunge solo confusione. Panavision.

Il lungo addio

Aggiornamento bizzarro, quasi parodistico, del romanzo di Raymond Chandler, con Gould un Philip Marlow consumato, coinvolto dalla misteriosa Van Pallandt, dall’alcolizzato Hayden, dal malvagio Gibson, dal tipo scomparso Bouton e dal gangster ebreo Rydell. Alcuni tocchi carini, specialmente la colonna sonora scherzosa di John Williams, ma la disposizione di Altman verso il genere confina col disprezzo. Sceneggiatura di Leigh Brackett, cosceneggiatore in precedenza per Il grande sonno. Cercate Arnold Schwarzenegger culturista e David Carradine carcerato. Panavision.

Ocean’s Thirteen

Danny Ocean e compagni devono togliere dai guai l’amico di vecchi data Reuben Tishkoff (Elliot Gould), entrato in affari con il losco uomo d’affari Willy Banks (Al Pacino). Ocean ha così intenzione di rovinare la festa di inaugurazione del nuovo casinò di Banks, screditandolo agli occhi della stampa e vendicando il torto subito dall’amico.

Quell’ultimo ponte

Versione insipida e iperprodotta dell’ottimo libro di Cornelius Ryan, incentrata sui disastrosi bombardamenti degli alleati dietro le linee tedesche in Olanda nel 1944. Esistono copie da 158 minuti. Vincitore di  3 BAFTA Film Award.

Ocean’s Eleven

Un ladro-gentiluomo, Danniel Ocean (George Clooney), esce di galera dopo quattro anni e, senza pensarci un attimo, cerca di mettere in atto un altro colpo, il colpo del secolo: svaligiare tre casinò di Las Vegas. Per il suo piano ha bisogno di molti uomini, undici in tutto. Il suo socio è Rusty Ryan (Brad Pitt), un baro che insegna a giocare a poker a celebrità della televisione. Quando ormai è tutto pronto si scopre che il padrone dei tre casinò (Andy Garcia) è il nuovo compagno della sua ex moglie (Julia Roberts). Ocean non solo vuole rubare 160 milioni di dollari, ma anche riconquistare la sua dolce metà. Un cast impressionante per un film leggero, spassoso, che segue un canovaccio trito e ritrito, ma molto ben confezionato. Soderbergh si dimostra ancora una volta un mostro da box office, questa volta però la grande impresa non è stata dirigere il film, ma assemblare così tante prime donne di Hollywood che, così ci dicono, hanno lavorato in perfetta armonia e sottocosto. Una piacevole commedia con divertenti escamotage narrativi. Il resto lo fanno le star. Dedicato alle fan di Clooney, Pitt e Damon, un po’ meno a quelli della Roberts, che compare poco (ma bene).
(andrea amato)

M.A.S.H.

Il già maturo Robert Altman, con alle spalle più di dieci anni di regie televisive e tre lungometraggi, vince a Cannes e diventa l’autore americano più importante degli anni ‘70. Una farsa scatenata e scorrettissima, che fa il paio con l’adattamento (per la verità piuttosto blando) di Comma 22 di Heller che Mike Nichols gira l’anno dopo. Il meglio del fast talking e della sit-com, di Neil Simon e delle farse militari di Frank Tashlin, fusi in un film che se ha inevitabilmente smarrito molta della sua carica politica rimane pur sempre esilarante. Altman, nel raccontare il suo sadico e cinico ospedale da campo, dice con ogni evidenza Corea per non dire Vietnam, e già spappola allegramente il racconto tradizionale hollywoodiano. Da rivedere oggi anche per evitare di sopravvalutare le mille sciocchezze finto-trasgressive della commedia Usa contemporanea (tipo fratelli Farrelly). Al confronto il vecchio Altman è dinamite. (emiliano morreale)