The adjuster

Audace, provocatoria disamina sul voyeurismo e il potere delle immagini. Tra i personaggi c’è un liquidatore assicurativo (Koteas) che gioca a nascondino con le vite di quelli con cui ha che fare sul lavoro e di sua moglie (Khanjian), un censore che riprende di nascosto il materiale pornografico che sta classificando. Panavision.

Novocaine

Un dentista di successo che sta per sposare la sua igienista si sente fatalmente attratto da una nuova paziente, e commette un passo falso che presto si trasforma in un mare di guai. Questo mix di noir e commedia nera parte bene ma poi diventa percettibilmente sgradevole, nonostante alcune svolte intelligenti e buone interpretazioni. Kevin Bacon compare non accreditato.

Un angelo da quattro soldi

Il lestofante Terry Dean (Paul Hogan) salva un ragazzo da un incidente stradale, ma ci rimette la vita. L’uomo si vede rifiutare l’ingresso in Paradiso dall’Onnipotente in persona (Charlton Heston) che, però, decide di concedergli una seconda possibilità. Terry torna così sulla Terra nelle inedite vesti di angelo. Il film, scritto dallo stesso Hogan, è goffo e poco divertente. Nemmeno la simpatia dell’attore riesce a risollevarne le sorti.
(andrea tagliacozzo)

Lost Souls-La profezia

Maya è una donna cattolica, che da bambina è stata posseduta dal demonio. Adesso lavora con due sacerdoti che praticano esorcismi sulle vittime di Satana. Mentre stanno facendo un esorcismo su un assassino, vengono in contatto con un giornalista che non crede nel demonio. L’esorcismo fallisce e l’assassino annuncia che Satana sta per tornare sulla Terra. E guarda caso si incarnerà proprio nel giornalista scettico…

Sarà l’ossessione polacca per la religione o il culto per Polanski che ha spinto il premio Oscar per la fotografia di
Schindler’s List
alla sua prima regia? Co-prodotto da Meg Ryan, il film pare piuttosto l’incrocio tra una pedante ripresa di
Rosemary’s Baby
e
L’esorcista
. A partire dal casting: Maya Larkin/Winona Ryder come Rosemary/Mia Farrow, il diacono John/Elias Koteas come padre Karras/Jason Miller, il padre superiore/John Hurt come padre Merrin/Max von Sydow. Per continuare con le location: il seminario buio e dimesso, le chiese di mattoni costantemente bagnate dalla pioggia e soffocate da piante rampicanti. Per non parlare dell’appartamento newyorkese covo di personaggi inquietanti e del complotto tramato ai danni dell’inconsapevole anticristo. Kaminski crede – al pari dello Zemeckis di
Le verità nascoste
– che il Digital Dolby sia la soluzione a tutti i problemi, dopo aver lesinato allo spettatore le immagini del diavolo all’opera. Ma mentre Zemeckis padroneggia attori capaci, regia sapiente e una sceneggiatura di ferro, Kaminski si fa prendere la mano da accelerazioni, ralenti ed effettacci (il serial killer che «pattina» alle spalle della povera Winona, lampadine che si fulminano con l’effetto di bombe, l’abusata lama che sta per colpire l’occhio). La recitazione è sempre sopra le righe; quanto alla sceneggiatura, dalla prima opera di Pierce Gardner – già produttore di
Papà ti aggiusto io!
e
Fatal Instinct
– non ci si poteva certo aspettare un fine trattato di demonologia.
(raffaella giancristofaro)

Ararat – Il monte dell’arca

Una pellicola ricca di elementi metacinematografici, incentrata sul genocidio degli armeni da parte dei turchi nel 1915. Mentre alcuni filmmaker di Toronto girano uno zoppicante film storico sulla tragedia, la trama principale prevede sesso tra parenti acquisiti, un padre alle prese con il figlio gay e un incidente doganale che coinvolge uno dei membri della troupe. A tratti un po’ pesante, rimane un film interessante e molto sentito (il che è ovvio, viste le origini armene del regista).

Ore disperate

Rifacimento, con alcuni variazioni, del classico diretto da William Wyler nel ’55. Mickey Rourke e Anthony Hopkins interpretano i ruoli che furono a suo tempo di Humphrey Bogart e Fredric March. Un evaso e due complici si rifugiano nella casa di uno stimato professionista prendendo in ostaggio l’intera famiglia. Le intuizioni straordinarie di regia non sono poche, anche se il film, complice una sceneggiatura piuttosto prevedibile, non convince fino in fondo. Bravi gli interpreti, compreso un Mickey Rourke insolitamente misurato. (andrea tagliacozzo)

Tucker – Un uomo e il suo sogno

A Detroit, nel 1946, Preston Tucker progetta un’auto rivoluzionaria. Sulla strada della costruzione del prototipo trova ostacoli d’ogni genere, disseminati dalle potenti industrie concorrenti. Il film, splendidamente fotografato da Vittorio Storaro, è un sentito omaggio di Francis Ford Coppola alla fantasia e all’intraprendenza dell’americano medio. E non è difficile scorgere tra le righe un parallelo tra il mondo dei motori e l’ambiente del cinema (e, di conseguenza, tra Tucker e lo stesso Coppola). Tecnicamente, è uno dei migliori lavori del cineasta americano. Purtroppo non ha avuto la fortuna che avrebbe ampiamente meritato. (andrea tagliacozzo)

Crash

Uno sguardo agghiacciante su coloro che si eccitano davanti agli incidenti automobilistici; zeppo di scene sessualmente esplicite e feticiste. Potrebbe risultare interessante per uno spettatore curioso, ma in breve diventa veramente troppo difficile da reggere. Cronenberg ha adattato questo (inevitabilmente) orrendo film da un romanzo di J.G. Ballard. Scivola via con il passo lento di una Yugo… La versione censurata è tagliata di 10 minuti.

Danni collaterali

Gordon Brewer è il capo dei pompieri di Los Angeles. Un brutto giorno il narcoterrorista Claudio «il lupo» Perrini piazza una bomba nel centro della città nella speranza di far saltare in aria Peter Brandt, il responsabile Cia per gli affari colombiani. Ovviamente Brandt si salva e a morire sono la moglie e il figlio di Brewer. L’uomo, superato lo shock iniziale, decide che non ha alcuna voglia di attendere che la giustizia faccia il suo corso e si reca in Colombia alla ricerca del… lupo. Se non fosse così mortalmente stupido, Danni collaterali potrebbe essere persino un film divertente. In un’epoca in cui le obiezioni ideologiche ai film sembrano essere un triste residuato di un’epoca contenutistica ormai tramontata, il film di Andrew Davis fa la figura dell’ultimo della classe che nonostante tutto s’impegna a morte pur di fare bella figura con i compagni di scuola. Davis, che non ne azzecca una dai tempi de Il fuggitivo e Schwarzy il cui poter d’acquisto al botteghino è calato drammaticamente, confezionano uno squadrato filmaccio reazionario in perfetto stile Golan&Globus . Cosa curiosa se si pensa che Davis è il regista di Nico , film estremamente critico nei confronti della politica estera americana (ma probabilmente il tutto era farina del sacco del solo Steven Seagal). In questo modo Schwarzy, in versione avventure nel mondo, s’imbarca per il suo Colombia tour, una specie di anticamera dell’inferno alle porte degli Usa, e bastona severamente narcoguerriglieri che loro uffici ostentano foto di Lenin e Che Guevara. Vabbeh che l’undici settembre è l’undici settembre, ma la licenza d’idiozia, proprio perché l’undici settembre è l’undici settembre, non dovrebbe essere concessa a nessuno. Non commetteremo l’ingenuità di ricordare a chi legge che la Cia ha trasformato il Sud America in un’immensa fossa comune e che il narcotraffico è servito soprattutto come valuta per combattere il comunismo nel mondo. Né ci permettiamo di indulgere sul razzismo con il quale sono tratteggiati tutti i non americani: sanguinari, velleitari, fanatici, violenti… (ma poi basti pensare che per interpretare un latinoamericano hanno chiamato Cliff Curtis, grandissimo caratterista, per carità, che però è neozelandese…). Anche perché tutti coloro che si permettono di ricordarle queste cose nel corso del film finiscono proprio male (l’idea di fondo è che il mondo è il terreno di gioco sul quale gli Usa garantiscono l’ordine mondiale: gli unici danni collaterali tollerabili sono quelli degli altri…). Con questo suo orribile charme desueto da film reaganiano anni Ottanta, con l’immancabile scena di tortura che fa tanto Rombo di tuono, Danni collaterali aspira anche a essere un film pedagogico (le mazzate che Schwarzy dispensa a quanti non si allineano al pensiero unico…). Tant’è vero che persino il massacro di civili del finale da parte della Cia finisce per assumere, dopo l’ultimo colpo di scena, una sua evidente legittimità. Insomma Danni collaterali potrebbe aspirare a essere un terrificante film guerrafondaio filobushiano se solo non fosse così… stupido. (giona a. nazzaro)

Exotica

I destini di cinque individui diversissimi tra loro si intrecciano in uno strip-club chiamato “Exotica”. Solo alla fine si viene a sapere come due dei personaggi principali sono finiti l’uno nella vita dell’altra. Intrigante, come tutte le opere di Egoyan, ma non del tutto appagante. Vincitore del Genie Award come miglior film canadese nel 1994.

Tartarughe Ninja alla riscossa

Quattro tartarughe mutanti che vivono nelle fogne di New York con il loro maestro di arti marziali (un topo obeso giapponese) fanno amicizia con una coraggiosa giornalista televisiva e la aiutano a spezzare un’insidiosa ondata criminale. Le creature d’argilla del fumetto di Kevin Eastman e Peter Laird (che ha dato origine anche a una serie animata in tv) avrebbero dovuto ispirare un film ben migliore di questo. Scritto male, diretto peggio e dall’aspetto visivo cupo, si rimette in moto ogni tanto, ma mai abbastanza. Gli elementi più efficaci sono il disegno e il movimento delle tartarughe, a cura della Creature Shop di Jim Henson. Con due seguiti.

Senti chi parla 2

I protagonisti del primo episodio, Mollie e James, si sono sposati, con grande soddisfazione del piccolo Mickey. Dopo breve tempo, la coppia mette al mondo una bambina. Intanto, James, scontento del lavoro di tassista, grazie all’intercessione della suocera, riesce ad ottenere un posto di pilota di jet. Il primo episodio, diretto dalla stessa Hackerling, aveva qualche spunto divertente. Questo seguito, invece, è fiacco e senza idee. Il terzo,
Senti chi parla adesso
, sarà ancora peggio.
(andrea tagliacozzo)