Blow Out

Intrigante variazione sul tema di Blow Up (qualcuno l’avrà già capito dal titolo…) ambientata a Philadelphia: protagonista un tecnico del suono che scopre casualmente che quello che sembrava un normale incidente stradale è in realtà un omicidio politico. Appassionante, ma indebolito da alcuni passaggi poco chiari dal punto di vista logico e da movimenti di macchina eccessivamente virtuosistici. Panavision.

Uccidete la colomba bianca

Fiacco thriller di paranoia politica in cui Hackman è un sergente dell’esercito in carriera che viene a sapere di essere stato usato come pedina nella trama di una cospirazione progettata da militari dissidenti russi e americani. Vale sempre la pena vedere Hackman, ma la storia perde terreno (e credibilità) proprio quando dovrebbe giungere al suo apice.

Vestito per uccidere

Kate Miller, ninfomane in cura da uno psichiatra, viene massacrata a rasoiate in un ascensore da una bionda in impermeabile. Testimone dell’omicidio è una prostituta, che insieme al figlio della vittima si mette sulle tracce dell’assassino. Pian piano si intravede la verità: l’autore dei delitti è un travestito. Ma l’ambiguità sessuale coincide con un’identità difficile da definire… Uno fra i più grandi successi di De Palma, Vestito per uccidere è anche il primo di una serie di quattro film straordinari: Blow Out, Scarface e Omicidio a luci rosse . Vero e proprio catalogo della storia del thriller, questa tetralogia getta anche una luce tagliente sul cinema dell’italoamericano: un’opera fatta di figure funzionali, costituita da una successione disorganica di sensazioni stordenti, un esercizio millimetrico di folgorazioni. Vestito per uccidere ha il pregio di esplicitare tutto: l’omaggio a Hitchcock (Psycho in primo luogo) e la struttura della suspense, la centralità della sessualità negli equilibri narrativi (desiderare una risoluzione è desiderare un amplesso) e l’inconoscibilità dell’altro. Certo, al maestro inglese bastavano un detective e uno chignon per immergerci nella spirale di una libido malata. Virtù della segretezza… (francesco pitassio)

Omicidio a luci rosse

A Los Angeles, l’attore Jack, ospitato nello splendido appartamento di un collega, si ritrova a spiare mediante un potente telescopio un’attraente vicina. Quando la donna viene barbaramente uccisa, praticamente sotto i suoi occhi, l’uomo, che nei giorni precedenti l’aveva pedinata, viene incluso nella lista dei sospettati. Un giallo hitchcockiano che è piaciuto ai critici europei. La struttura, però, è sconclusionata (vedere per credere come s’integra nel racconto la lavorazione del video dei Frankie Goes to Hollywood), la risoluzione dell’enigma (come suggerisce il titolo) abbastanza intuibile e Craig Wesson è un interprete inadeguato. Brava, invece, Melanie Griffith nel ruolo della prostituta. Qualche pezzo di bravura, in perfetto stile «De Palma rifà Hitchocock» (la claustrofobia che affligge il protagonista fa il paio con la paura delle altezze del protagonista de La donna che visse due volte ), ma non bastano per fare un grande film. (andrea tagliacozzo)