La stanza di Marvin

Adattamento toccante di un lavoro teatrale off Broadway di Scott McPherson su una donna che ha dedicato la sua vita di adulta a prendersi cura del padre colpito da un ictus e di una zia nervosa. Poi è costretta a chiamare in soccorso la sorella da tempo persa di vista e i nipoti perché l’aiutino con i suoi problemi di salute. Uno sguardo commuovente e acuto sui legami famigliari, le vecchie ferite, l’amore e la responsabilità, con interpretazioni tutte di ottimo livello. Cronyn aggiunge grande intensità, anche se non dice una parola. Un altro punto di forza è la colonna sonora di Rachel Portman. Debutto cinematografico per il regista teatrale Zaks. Una nomination all’Oscar per Diane Keaton.

Corda tesa

Clint Eastwood, nei panni a lui congeniali del poliziotto (qui meno ruvido che in altre circostanze), indaga su una serie di agghiaccianti delitti che sconvolgono New Orleans e dei quali sono vittime donne legate ad ambienti malavitosi. Seguendo la pista, il deciso investigatore scava a fondo nell’ambiente della prostituzione. Eastwood – che pare abbia diretto gran parte del film – continua nella demitizzazione del personaggio del duro che l’ha reso celebre, già iniziata con commedie come
Filo da torcere
e
Fai come ti pare
o film più «seri» come
L’uomo nel mirino
. Il risultato è un film torbido e inquietante, con un protagonista ambiguo e tutt’altro che sicuro di sé. Da rivalutare. Tra le curiosità: la Alison Eastwood che appare nel film nel ruolo di Amanda è effettivamente la figlia di Clint, che aveva 12 anni al momento delle riprese. Tuggle fu lo sceneggiatore, due anni prima, di
Fuga da Alcatraz
, sempre con Eastwood.
(andrea tagliacozzo)

Commando

L’aspirante dittatore di un Paese del Centro America rapisce la figlia di un ex colonnello statunitense per costringere quest’ultimo ad aiutarlo nella sua ascesa al potere. Ma l’ex militare, armato di tutto punto, scatena una vera e propria guerra contro il sudamericano. L’ironica e divertente sceneggiatura di Steven E. Souza – in seguito autore dei copioni di
Trappola di cristallo
e del sottovalutato
Hudson Hawk
– rende gustoso un film altrimenti insopportabile, diretto con mano pesante dal non eccelso Mark L. Lester. La produzione è di Joel Silver, lo stesso dei film summenzionati, della serie
Arma letale
e di The Matrix.
(andrea tagliacozzo)

La famiglia Addams

Si sa: il cinema americano degli ultimi anni si nutre dell’indistinzione tra modelli di spettacolo e principi di realtà, dei passaggi di stato da un medium all’altro, del transito dal fumetto al cinema, dalla televisione al cinema ecc. ecc. (da
Dick Tracy
a
Casper
, fino ad arrivare all’esempio più riuscito, quello di
Batman
). Di fronte a un materiale di partenza come quello della
Famiglia Addams
– la serie televisiva con protagonisti le cui fattezze umane ricordano sempre più quelle dei personaggi dei cartoni animati – Hollywood non poteva quindi tirarsi indietro. Se ammettiamo che la riuscita del film è direttamente proporzionale alla resa su pellicola della indistinzione di cui sopra, si può senz’altro dire che l’operazione di Sonnenfeld ha colto nel segno. Se non altro per la capacità degli attori nell’aderire a queste strane maschere (non solo la Morticia di Angelica Huston; ma soprattutto la Mercoledì di Christina Ricci, qui al suo esordio). Peccato solo che la storia in sé lasci un po’ a desiderare. Ma con quello che passa la tv di questi tempi, è un film da vedere comunque.
(michele fadda)

La seconda guerra civile americana

La seconda guerra civile americana dimostra come Joe Dante sia il più intelligente e caustico cineasta statunitense della generazione cresciuta negli anni della guerra fredda. Benché ampiamente rimaneggiato dall’emittente televisiva Hbo che lo produce, il film resta uno dei grandi capolavori degli anni Novanta. Di sicuro la più perfida satira sul conflitto tra capitalismo e povertà, nonché un’impareggiabile riflessione sul fallimento del melting pot americano. Da La seconda guerra civile americana si potrebbero tranquillamente ricavare elementi per sbeffeggiare le tendenze separatiste che con esiti tragici (come nei Balcani) o ridicoli (come nel Nord Italia) hanno caratterizzato la geopolitica della fine del XX secolo e messo in discussione l’ottimismo della globalizzazione. Non mancano naturalmente, come nei migliori film di Dante, bordate alla vocazione guerrafondaia e fascistoide dei militari, alla demenzialità isolazionista della politica o al rimbecillimento collettivo alimentato dai network televisivi. Lo spunto narrativo? Uno degli stati americani (l’Idaho), per protesta contro il flusso di immigrati, è pronto alla secessione. E sarà guerra senza quartiere, come diceva Archer, l’emissario dei Gorgonauti di Small Soldiers . Semplicemente geniale. (anton giulio mancino)

Mulholland Drive

«Parte prima: lei si trovò circondata dal mistero assoluto. Parte seconda: una triste illusione. Parte terza: amore». Questa la sintesi di David Lynch a proposito del suo ultimo film. Delirante, come lo è
Mulholland Drive
. A due anni da
Una storia vera
Lynch ritorna sul grande schermo e lo fa nella maniera che lo ha reso famoso in tutto il mondo, facendo cinema e raccontando storie che si mischiano vorticosamente con l’onirico. Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes come Migliore regia,
Mulholland Drive
è un cous-cous di storie, personaggi, frammenti, deliri, sogni, immagini, flash, angosce, surreale, sesso, violenze, perversioni, manie… La regia, come al solito, è eccezionale, i colori della fotografia sono i soliti che lo contraddistinguono e il montaggio ha trovate innovative. Difficile decifrarlo la prima volta, impossibile seguire il percorso logico di un regista che, forse, sta esagerando con il suo personalissimo metalinguaggio.
(andrea amato)

Cadaveri e compari

Harry e Moe sono due delinquenti di mezza tacca alle dipendenze di un cinico e spietato boss. Incaricati da questi di puntare una grossa somma su una corsa di cavalli, i due scommettono sul cavallo sbagliato e perdono una fortuna. Un film troppo esile, quasi inconsistente, con un finale che ricorda da vicino quello de La stangata . Divertente, invece, la prima sequenza, con Danny De Vito che fa il verso al De Niro di Taxi Driver. (andrea tagliacozzo)

Daylight – Trappola nel tunnel

Buon film catastrofico vecchio stile, costruito in modo stereotipato. Stallone è un poveraccio che lavora per il pronto intervento medico di New York: quando un’enorme esplosione distrugge il tunnel che passa sotto il fiume Hudson, si lancia in azione per salvare un gruppetto di sopravvissuti che sono rimasti intrappolati. Acrobazie circensi e grandi effetti speciali. C’è anche Sage, il figlio di Stallone, nei panni di un giovane arrogante e sedicente artista che viene sbattuto in prigione. Una nomination agli Oscar per il comparto delgli effetti sonori.

Blood Simple

Il gestore di un bar, avendo forti dubbi sulla fedeltà della moglie, ingaggia uno scaltro detective per pedinarla. Questi scopre che in effetti la donna ha una relazione con un dipendente del marito. Eccellente esordio dei fratelli Coen (Joel regista, Etan produttore) con un beffardo thriller noir che oscilla tra omaggio e parodia. (andrea tagliacozzo)

Il club delle prime mogli

Tre compagne di università si ritrovano dopo anni al funerale di un’amica e scoprono di avere qualcosa in comune: mariti che le hanno scaricate. Prevedibile ma pur sempre gradevole, grazie alle tre vivaci protagoniste e a un superbo cast di supporto. Tratto dal romanzo di Olivia Goldsmith, qui un po’ ammorbidito. Heather Locklear appare non accreditata. Una nomination all’Oscar per la musica.

Una vita esagerata

Commedia nera su un custode che rapisce la figlia del suo ex capo, un’ereditiera viziata che trova la vita una noia. Nel frattempo due emissari dal Paradiso (Hunter e Lindo) devono trovare il modo di fare innamorare queste due anime predestinate. I fan delle piacevoli star forse saranno più clementi degli altri nei confronti di questa bizzarra, a tratti divertente produzione dal team di Piccoli omicidi fra amici e Trainspotting. Super 35.