Domani accadrà

Verso la metà dell’Ottocento, Edo e Lupo, due butteri maremmani, tentano una rapina ma falliscono miseramente e si danno alla fuga. Vagabondano per le campagne della Toscana fino a quando i due arrivano alle porte di uno strano castello. Esordio alla regia di Daniele Lucchetti, non felicissimo, nonostante l’occhio vigile del produttore Nanni Moretti. Interessante, comunque, l’ambientazione della Maremma riletta quasi in chiave western.
(andrea tagliacozzo)

Commedia sexy

I due figli di Anna e Filippo vanno in gita a Pompei. Rimasti soli, si dedicano al loro passatempo preferito: fingere di adescare donne per orge solo sognate e sparare giudizi «erotici» sui passanti. Intanto Ugo, il migliore amico di Filippo, è nei guai con la giovane amante Giulia, mentre Marcella, moglie di Ugo, confida ad Anna i suoi timori. Ma dopo una serata galeotta in un locale messicano, Filippo e Anna – ignari – rimorchiano Giulia. Sconcerta l’incapacità congenita dei nostri commedianti all’italiana di mettere in scena sesso, seduzioni e desideri. Inquieta il nero moralismo che si annida canagliesco nella facile risata complice. Irrita la presunzione demi-monde di un certo ambiente cinematografaro romano, tipico di chi pensa di avere anche qualcosa da dire. Offendono la nullità e la tracotanza dei soliti super-raccomandati e nepotisti a oltranza (foraggiati, per inciso, da un finanziamento statale di circa tre miliardi!). Attraverso una banalissima scansione da commedia degli equivoci, ritmata da un inutile jazzetto woodyalleniano in trasferta al Sistina, viene sciorinato senza pietà tutto il repertorio dei più biechi luoghi comuni sentimental-sessuali italioti.
Persino Benvenuti, l’unico del lotto ad avere uno straccio di idea di messinscena, asseconda questa sconsolante pochade. E non basta certo Micaela Ramazzotti a farci dimenticare il cellulare che carica i trans all’alba (l’intervento moralizzatore delle forze dell’ordine che mettono in riga i debosciati?). Da dimenticare al più presto! (giona a. nazzaro)

La notte di San Lorenzo

Nel 1944, gli abitanti di San Miniato si trovano a dover compiere una drammatica scelta: restare in paese, raccolti nella cattedrale che i tedeschi hanno promesso di risparmiare, o fuggire nella campagna Toscana per raggiungere le sempre più vicine forze alleate. Una delle opere più riuscite dei fratelli Taviani, dove la loro poetica, che a volte si risolve in formalismi fini a se stessi, una volta tanto non appesantisce troppo il racconto. Gran Premio della giuria al Festival di Cannes del 1982 e David di Donatello come miglior film nello stesso anno.
(andrea tagliacozzo)

Piccoli equivoci

Dall’omonima commedia di Claudio Bigagli. Un attore, in crisi esistenziale, organizza una cena in onore della sua ex compagna, di ritorno da una tournée, alla quale partecipano alcuni amici e colleghi, ognuno con i suoi problemi. Esordio alla regia di Ricky Tognazzi, con un film che grazie al buon cast si lascia guardare con piacere, anche se risente un po’ troppo dell’origine teatrale del testo.
(andrea tagliacozzo)

Ho voglia di te

Step (Riccardo Scamarcio) torna a Roma dopo aver trascorso due anni negli Stati Uniti. Il giovane deve affrontare i fantasmi del suo recente passato, a cominciare dal ricordo dell’amore finito con Babi (Katy Louise Saunders). Ma c’è anche un’altra novità: si chiama Gin (Laura Chiatti), una splendida ragazza che gli farà provare emozioni mai sperimentate. Riuscirà anche a fargli dimenticare per sempre Babi? Seguito di
Tre metri sopra il cielo,
il film è tratto dal secondo best seller di Federico Moccia e conclude la serie. Lo scrittore romano, figlio di Giuseppe Moccia – in arte Pipolo, recentemente scomparso, autore con Castellano di numerose sceneggiature di successo – ha infatti già dato alle stampe un nuovo romanzo,
Scusa ma ti chiamo amore,
in cui affronta con personaggi nuovi il rapporto sentimentale fra una diciassettenne e un uom

Tu mi turbi

Commedia in quattro episodi: Durante Cristo (Benigni è un pastore che ha smarrito il gregge, ma fa da baby-sitter a Gesù), Angelo (Benigni sogna che il suo angelo custode vuole lasciarlo, per occuparsi di un altro), In banca (Benigni cerca di farsi concedere un prestito), I militi (Benigni, di guardia al Milite Ignoto, prende in giro il suo compagno). Esordio del comico toscano alla regia: il risultato è apprezzabile, anche se ancora da raffinare.

Tutte le donne della mia vita

Davide (Luca Zingaretti), chef di fama internazionale, viene licenziato perché ha una relazione amorosa con la moglie del proprietario del ristorante presso il quale lavora. Trovandosi improvvisamente gettato in mezzo a una strada, insieme con l’affiatato gruppo di collaboratori che lo assistevano, contatta una per una tutte le donne che hanno contato nella sua vita, in cerca di aiuto. Riceve però accoglienze poco entusiastiche e perciò decide di ritirarsi sull’isola di Stromboli per riflettere, nella casa che l’aveva visto crescere. Sul traghetto che lo conduce all’isola incontra però Stella Marina, la figlia 18enne del barman di bordo, suo buon amico da molto tempo. E la vicenda prende una piega totalmente inaspettata…

La bella vita

In una Piombino depressa dalla crisi industriale, il cassaintegrato Bigagli viene tradito dalla moglie cassiera, Ferilli, con un noto presentatore di una tv locale, Ghini. Quando lei si renderà conto di essere stata raggirata, sarà troppo tardi per salvare il matrimonio. Interessante esordio di Virzì che va oltre il tema della crisi coniugale inserendolo nel contesto più ampio della vita nella provincia italiana. Buona l’interpretazione della Ferilli. Nastro d’argento e David di Donatello al regista esordiente.

Concorrenza sleale

Roma, dalle parti del Vaticano, 1938. Accanto all’antica sartoria di Umberto Melchiorri apre il merciaio Leone Simeoni. Vende vestiti confezionati e dozzinali, ha uno stile spregiudicato, coi clienti ci sa fare. È ebreo. Col vicino è subito concorrenza spietata: ma quando gli effetti delle leggi razziali cominciano a farsi sentire, Umberto passa dalla parte giusta.

Fin dalle prime immagini (un bimbo che sembra tanto uno sceneggiatore fa un riassunto dello stato dei personaggi e dell’intera Italia nel 1938), il nuovo film di Scola materializza i peggiori timori della vigilia: didascalico, lento, farcito fino a scoppiare di zeppe narrative, dominato da due gigioni che rimangono altrettante macchiette. Si può capire l’indignazione e la voglia di comunicare alle giovani generazioni, ma tutto ciò non giustifica la demagogia (il fratello scemo e parassita che diventa fascista in quanto scemo e parassita) e la sciatteria (i personaggi si perdono per strada, e si ha l’impressione che interi blocchi narrativi siano stati rimossi all’ultimo momento). Il resto, a partire dal solito valzerino di Trovajoli, è risaputo. Ma lo spettatore, sebbene provato, sfotte pur sempre con dolore. Fa male pensare che il regista di questo film sia lo stesso del capolavoro
Una giornata particolare
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(emiliano morreale)