Il giorno della civetta

Dal libro omonimo di Leonardo Sciascia. In un paese siciliano viene ucciso un costruttore edile e la mafia vuol far passare l’assassinio come un delitto d’onore. Un coraggioso capitano dei carabinieri tenta di far luce sulla vicenda, cercando le prove per incastrare un potente mafioso. Un buon dramma sociale in anticipo sui tempi, anche se rimane lontano dalle vette del romanzo.
(andrea tagliacozzo)

Enrico IV

Deludente aggiornamento della brillante satira pirandelliana sulla natura della follia e dell’illusione. In seguito a una caduta da cavallo, un nobiluomo si convince di essere l’imperatore Enrico IV… e se fosse vero? Gli interpreti fanno quello che possono per cavare qualche momento di lucidità dalla confusione, ma il risultato non è all’altezza.

Gruppo di famiglia in un interno

Sceneggiatura opprimente per la storia di un anziano professore riservato (Lancaster) ritrovatosi implicato nelle vicende dei figli edonistici della matrona Mangano e del loro giovane amante (Berger). Film parlato. Girato sia nella versione inglese sia in quella italiana. Todd-AO 35.

Il Gattopardo

Dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, forse il più celebre dei film di Luchino Visconti. Nel 1860, mentre anche in Sicilia spirano venti di rinnovamento sociale e politico, il principe di Salina vede mestamente crollare il suo vecchio mondo. Un lavoro imponente, estremamente raffinato, girato con un uso quasi pittorico dello schermo panoramico (inquadrature molto ampie, anche quando la sintassi cinematografica potrebbe imporre un primo piano). Indimenticabile la lunga sequenza del ballo che venne realizzato in ben 36 giorni di riprese. Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes ex aequo con Seppuku di Masaki Kobayashi. (andrea tagliacozzo)

Il prefetto di ferro

Tratto dall’omonimo libro di Arrigo Petacco, il film s’ispira alla vera storia di Cesari Mori che nel 1925 fu nominato dal governo fascista prefetto di Palermo con pieni poteri. Uomo integerrimo, dai metodi bruschi ma efficaci, il magistrato indaga a fondo nella mafia siciliana, scoprendo connivenze con il regime che lo rendono inviso ai superiori. Squitieri adotta con discreta efficacia gli stilemi del western americano al film «di mafia» nostrano.
(andrea tagliacozzo)

Rocco e i suoi fratelli

Una vedova lascia un paese della Lucania per trasferirsi, assieme ai quattro figli, a Milano. La famiglia trova difficoltà nell’ambientarsi e le offerte di lavoro non sono delle più allettanti. Dei quattro fratelli, Rocco s’impiega in una lavanderia, mentre Simone, il più irrequieto, si dà al pugilato. Uno dei migliori film di Visconti (assieme al generalmente sottovalutato Bellissima ), a differenza della maggior parte degli altri lavori del regista realizzato con un impronta prettamente realistica, a dispetto dei grandi nomi impiegati nel cast (ovviamente tutti rigorosamente doppiati) e all’enfasi melodrammatica di alcune sequenze. Ottime le prove di Salvatori e della Girardot. (andrea tagliacozzo)

Il clan dei marsigliesi

Tratto da «Lo scomunicato (L’excommunié)», un romanzo ambientato nella malavita francese degli anni Trenta e Quaranta scritto dallo stesso regista. Il noto gangster Robert finisce in prigione per avere ucciso diversi rivali malavitosi durante un cruento scontro a fuoco. In carcere ritrova Xavier, un vecchio amico, con il quale progetta di evadere. Inferiore ai film precedenti di José Giovanni, piccolo maestro del noir alla francese.
(andrea tagliacozzo)

Gesù di Nazareth

Realizzato per la televisione italiana e distribuito anche in moltissimi paesi stranieri, il film narra vita, morte e resurrezione di Gesù, tratta dal Vangelo e da alcuni racconti apocrifi. Difeso strenuamente dalla Chiesa cattolica, acclamato da buona parte della critica nordamericana, la versione ridotta proposta nelle sale ricevette accoglienza negativa. La sceneggiatura è di Anthony Burgess che non apprezzò le scelte di regia compiute da Zeffirelli.

Il bell’Antonio

Antonio Mangano, giovane della buona società catanese con fama di sciupafemmine, sposa la donna più bella del paese. In realtà è impotente, e ai parenti della moglie non parrà vero di far annullare il matrimonio per ripiegare su un miglior partito; mentre il padre di Antonio, per salvare l’onore della famiglia, morirà tra le braccia di una prostituta. Da un bellissimo romanzo di Vitaliano Brancati (scrittore troppo ironico per riscuotere fortuna al cinema, anche se le sue sceneggiature per Zampa sono magistrali), Bolognini trae uno dei suoi classici adattamenti un po’ esangui e malinconici. E se la sua mollezza ben si adatta alla Catania sfatta del libro e all’impotenza del protagonista, lo spostamento dagli anni del fascismo al dopoguerra democristiano fa perdere molto dell’originale aura stendhaliana. Però il bianco e nero di Armando Nannuzzi è ancor oggi abbagliante, e malgrado Pierre Brasseur nel ruolo del padre sia fuori parte, la coppia Mastroianni-Cardinale vale da sola tutto il film.
(emiliano morreale)

Nell’anno del Signore

Nella Roma papalina, due carbonari compiono un attentato, ma sono subito catturati dai gendarmi. Mentre un gruppo di popolani romani cerca di salvarli, il Cornacchia, strenuo oppositore del papato, continua a scrivere versi irriverenti sulla statua di Marco Aurelio. Un pittoresco quadro storico dell’epoca che alterna pagine divertenti e pungenti ad altre decisamente meno riuscite. Luigi Magni, grande esperto della romanità, tornerà sull’argomento numerose volte. Grande cast, ma non sempre utilizzato al meglio.
(andrea tagliacozzo)

Vaghe stelle dell’Orsa…

Una bella di provincia torna a casa con il marito americano per partecipare a una cerimonia in memoria del padre ebreo, morto in un campo di concentramento, scatenando una serie di complicazioni emotive con la madre infedele e il fratello incestuoso. Bravi gli attori, ma è un melodramma che sembra troppo una soap-opera per essere di Visconti.

Otto e mezzo

Un regista in crisi, diviso tra la moglie e l’amante, va alle terme, ma anziché l’ispirazione arrivano angosce e incubi. Eppure il film deve partire. Prototipo del moderno «cinema sul cinema», che in consonanza con la francese «politica degli autori» mette al centro il regista (mentre fino ad allora le angosce del cinema erano state soprattutto quelle dei divi, tipo
È nata una stella
). Copiato e ricopiato mille volte, è invecchiato benissimo: un capolavoro di libertà di costruzione, un’abbagliante visione da incubo sottolineata dal bianco e nero di Gianni Di Venanzo. Gli spazi, i terrains vagues del sottofinale circense sono «fratelli nel dolore» delle spianate di Pasolini (quanti cantieri, nel cinema italiano di quegli anni!). Alla distanza, Fellini ha surclassato Antonioni: con i suoi clown e le sue Barbara Steele, era molto più vicino all’anima stessa del cinema, e lo stupendo personaggio della moglie Anouk Aimée contiene tutte le donne dell’incomunicabilità antonioniana, con in più l’autoironia.
(emiliano morreale)

Audace colpo dei soliti ignoti

Seguito de
I soliti ignoti
, che l’anno precedente aveva riscosso un successo senza precedenti (anche in campo internazionale). Una banda di ladruncoli romani viene ingaggiata da un collega milanese per rapinare il furgone che trasporta gli incassi del Totocalcio. Sebbene l’ideatore del colpo finisca in carcere, i malviventi decidono di agire anche senza di questi. Il film è inevitabilmente inferiore al primo episodio diretto da Monicelli, ma risulta divertente anche grazio all’apporto degli attori, tutti in gran forma.
(andrea tagliacozzo)

Le pistolere

Una ragazza vorrebbe acquistare il ranch che una bella criminale ha scelto come base per la sua banda formata da sole donne. La giovane affronta la rivale con l’aiuto dei quattro fratelli che, però, perdono la testa per le affascinanti fuorilegge. La Cardinale e la Bardot fanno il verso ai cowboy del cinema americano, ma il risultato, complice la regia poco ispirata di Christian-Jacque, è piuttosto fiacco e poco divertente.
(andrea tagliacozzo)

Goodbye e amen – L’uomo della C.I.A.

L’agente della C.I.A. John Dhannay è a Roma per organizzare un attentato politico in un Paese africano. La sua missione è disturbata però da un suo amico, funzionario dell’ambasciata americana, che, dopo aver informato un emissario del Paese in questione, si barrica con due ostaggi in una stanza dell’Hotel Hilton. Dal romanzo «Sulla pelle di lui» di Francis Clifford, un dignitoso film spionistico all’americana reso efficace soprattutto dalla solidità della regia di Damiano Damiani.
(andrea tagliacozzo)

I soliti ignoti

Cinque ladruncoli organizzano un clamoroso colpo da effettuarsi al Monte di Pietà. Non sapendo come fare ad aprire la cassaforte, si fanno istruire da Dante, un esperto in materia. Il piano, preparato fin nei minimi particolari, fallisce per un banale errore di calcolo. Un grande (e meritato) successo di pubblico che rese la commedia all’italiana polare in tutto il mondo. Vittorio Gassman, per la prima volta in un ruolo comico, è a dir poco straordinario. Eccezionale anche Totò, che lascia il segno restando in scena per pochissimo tempo. Del film ne verranno realizzati due seguiti (
L’audace colpo dei soliti ignoti
del ’59 e
I soliti ignoti vent’anni dopo
dell’85), entrambi decisamente non all’altezza del capostipite. Rifatto negli Stati Uniti con il titolo
Crackers
(da noi uscito in video come
I soliti ignoti Made in Usa
) da Louis Malle.
(andrea tagliacozzo)

La Pantera Rosa

In una stazione sciistica, l’ispettore Clouseau è sulle tracce di un misterioso ladro internazionale del quale ignora l’identità. Questi non è altro che il maturo playboy Sir Charles, che si serve di tutto il suo fascino per mettere le mani sul favoloso gioiello della bella principessa Dala. Una divertente commedia sofisticata nel più tipico stile di Blake Edwards. Peter Sellers, anche se relegato quasi in secondo piano, ruba la scena al resto del cast. L’attore tornerà nei panni dell’ispettore Closeau in altre sei occasioni, a partire da quello stesso anno in
Uno sparo nel buio
.
(andrea tagliacozzo)

C’era una volta il West

Il pistolero Frank uccide Bret McBain, proprietario di una fattoria e di un terreno sul quale il bieco Morton, mandante del delitto, vuol far passare la ferrovia. La giovane vedova McBain, rimasta sola, trova due fedeli protettori in un meticcio e in un fuorilegge. Forse il miglior film di Sergio Leone, summa dei lavori precedenti in termini di stile, temi ed epica narrativa. Eccellenti tutti gli interpreti, tra i quali svetta un Henry Fonda davvero memorabile nell’inusuale ruolo del cattivo. La sceneggiatura del film, oltre alla firma del regista, porta anche quelle prestigiose di Dario Argento e Bernardo Bertolucci. Da antologia la sequenza iniziale, con cui Leone si riallaccia idealmente ai suoi primi tre western (la cosiddetta «trilogia del dollaro») .
(andrea tagliacozzo)