Wittgenstein

Su uno sfondo nero, il piccolo Ludwig Wittgenstein racconta la propria storia e la propria filosofia. Lo contraddice un alieno verde, e lo accompagnano il suo allievo-amante Johnny Barnes, Bertrand Russell e John Maynard Keynes. Grande humour, sopraffina intelligenza, momenti di grande intensità emotiva e intellettuale. Girato completamente in studio per la tv inglese in 12 giorni, uno dei rari incontri felici tra cinema e filosofia, o meglio tra un film e un filosofo. Con ironia costante e arditezze mutuate dal teatro (e che il cinema non si permette più), Jarman costruisce un bellissimo anti-biopic. Pieno di trovate di messinscena, assolutamente non banale nella rappresentazione cinematografica di un pensiero, continuamente auto-smascherantesi come finzione, il film mostra una bizzarra consonanza con le teorie del secondo Wittgenstein, quello che ormai pensava al linguaggio come una «scatola di attrezzi» o come una «forma di vita». Due definizioni che in fondo valgono anche per il cinema. (emiliano morreale)