Il seme della follia

Dalla sua cella imbottita, un disperato Neill racconta a Warner la sua storia: assunto per ritrovare lo scrittore di horror Prochnow, che è scomparso, si è ritrovato in una cittadina del New England. Ma poi la gente, i luoghi e persino la realtà hanno cominciato a subire orribili trasformazioni. I primi due terzi del film sono tra le cose migliori di Carpenter, e Neill è straordinario; ma l’ultimo terzo diventa inutilmente oscuro, e il finale è pretenzioso ma deludente. Tratto, seppur non dichiaratamente, da H.P. Lovecraft. Panavision.

Hamlet

L’immortale opera del Bardo, nell’interpretazione filologicamente corretta di Branagh, vive di alti e bassi. L’aggiornamento della vicenda alla seconda metà del XIX secolo smorza “a prescindere” eventuali critiche a un cast modaiolo. Jacobi (Claudio), la Christie (Gertrude) e la Winslet (Ofelia) ne escono a testa alta, benché Branagh caratterizzi la messa in scena con lo stesso approccio sopra le righe tipico di tanti suoi film. Molto discontinue anche le comparsate delle “guest star”. Splendidamente fotografato in 70mm da Alex Thomson. Panavision Super 70. Quattro nomination agli Oscar.

L’infernale Quinlan

Un poliziotto della narcotici (Heston) e sbirro corrotto (Welles) si ostacolano nell’indagine su un omicidio in una sordida città messicana di confine, mentre la moglie di Heston (Leigh) fa da pegno per la loro lotta. Una meravigliosa e giustamente celebre sequenza d’apertura è solo l’inizio di questo capolavoro di stile, splendidamente fotografato da Russell Metty. Grande colonna sonora di rock latino a firma Henry Mancini; eleganti cammei non accreditati di Joseph Cotten, Ray Collins e soprattutto Mercedes McCambridge. Ricostruito secondo gli appunti di Welles nel 1998, in una versione di 111 minuti. Stare alla larga dalle copie di 95 minuti.

Un angelo da quattro soldi

Il lestofante Terry Dean (Paul Hogan) salva un ragazzo da un incidente stradale, ma ci rimette la vita. L’uomo si vede rifiutare l’ingresso in Paradiso dall’Onnipotente in persona (Charlton Heston) che, però, decide di concedergli una seconda possibilità. Terry torna così sulla Terra nelle inedite vesti di angelo. Il film, scritto dallo stesso Hogan, è goffo e poco divertente. Nemmeno la simpatia dell’attore riesce a risollevarne le sorti.
(andrea tagliacozzo)

Schiava e signora

Dal romanzo di Irving Stone. Il giovane procuratore Andrew Jackson s’innamora di Rachele, già sposata a un odioso individuo. Questi riesce ad ottenere il divorzio accusando ingiustamente la moglie di adulterio. Jackson, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, sfida i benpensanti e sposa la donna. Melodramma convenzionale ma ben costruito al quale i due protagonisti (in special modo la Hayward) danno un apporto considerevole.
(andrea tagliacozzo)

La più grande storia mai raccontata

Una versione della vita di Gesù realizzata con toni particolarmente spettacolari, senza badare a spese, con un gruppo d’attori di primissimo piano. Il regista George Stevens – che nel 1956 aveva infatti vinto l’Oscar per miglior regia con
Il gigante
– sembra avere la mano particolarmente pesante, incapace di dare una forma decente e il necessario spessore a una vicenda arcinota.
(andrea tagliacozzo)

Ben-Hur

Ben Hur, principe ebreo, viene tradito dal suo amico d’infanzia Messala, un tribuno romano, e condannato al remo sulle galere. Ma il principe, salvando la vita a un console, riesce a riacquistare la libertà e a tornare a Gerusalemme. Un vero e proprio kolossal hollywoodiano, con i pregi e i difetti del caso. Vincitore di ben 11 Oscar, il film è comunque ben lontano dall’essere un capolavoro e si ricorda soprattutto per la spettacolare corsa delle bighe (diretta peraltro non da Wyler, ma dal regista della seconda unità, Andrew Marton). La stessa storia era già stata portata sullo schermo nel 1907 da Sidney Alcott e nel 1926 da Fred Niblo. (andrea tagliacozzo)

I giganti del mare

Penultimo film di Gary Cooper, certamente non uno dei suoi migliori. I proprietari della Mary Deare, un’imbarcazione da carico, decidono di provocarne il naufragio per riscuotere il premio dell’assicurazione. A rischio della propria vita, il capitano riesce faticosamente a salvare la nave, anche se in seguito gli viene ingiustamente addebitata la colpa del disastro. Il ritmo del racconto è decisamente troppo lento per far risultare la pellicola avvincente. (andrea tagliacozzo)

Airport ’75

Secondo capitolo della serie
Airport
, il film riprende furbescamente i temi e le strategie produttive del precedente. A causa delle cattive condizioni del tempo, un jumbo-jet è costretto a fare rotta verso l’aeroporto più vicino. Durante la manovra di avvicinamento, l’apparecchio entra in collisione con un aereo da turismo ed è la tragedia. L’interesse del film risiede solo nello stuolo di celebri attori (la maggior parte dei quali un po’ stagionati) e alcune sequenze d’indubbia spettacolarità. Non bastano, comunque, a evitare la noia.
(andrea tagliacozzo)

Il principe e il povero

Riduzione cinematografica del celebre libro di Mark Twain (già portato sullo schermo quarant’anni prima da William Keighley con eccellenti risultati). Per gioco, il giovanissimo erede al trono d’Inghilterra scambia i suoi vestiti con un coetaneo perfettamente somigliante, dando inizio a una interminabile serie di equivoci. Richard Fleisher spreca banalmente un ottimo cast d’attori realizzando un film che, se da un lato segue diligentemente la storia originale, dall’altro manca completamente di vitalià.
(andrea tagliacozzo)

Il principe guerriero

Nel Medioevo, il guerriero Chrysagon arriva in un villaggio situato sulla costa della Normandia per prenderne possesso in nome del suo signore e padrone. Invaghitosi di una ragazza, l’uomo finisce per rimanere coinvolto nelle lotte tra i celti e i frigi. Film tutt’altro che riuscito, ma comunque interessante per l’attendibile ricostruzione delle atmosfere medievali. Il regista Schaffner tornerà a dirigere Heston nel ’68 nel fantascientifico
Il pianeta delle scimmie
.
(andrea tagliacozzo)

L’altra faccia del pianeta delle scimmie

Seguito de
Il pianeta delle scimmie
, girato due anni prima da Franklin J. Schaffner. Dopo un lungo periodo di prigionia, l’astronauta Taylor sfugge, assieme a una giovane umana, alle scimmie evolute che governano la Terra. Nelle mani di quest’ultime, però, finisce Brent, un altro cosmonauta statunitense giunto nell’apocalittico futuro in soccorso del collega. Il film, sebbene di discreta fattura (Post si era fatto le ossa alla corte di Eastwood con
Impiccalo più in alto
), è distante anni luce dal predecessore, che rimane ancora un classico del cinema fantastico.
(andrea tagliacozzo)

True Lies

Schietto intrattenimento da parte del team Schwarzenegger/Cameron, con Arnold spia per un’agenzia governativa ipertecnologica supersegreta, che la moglie crede invece uno sfigato venditore di computer. Humour e azione in parti uguali: il film fa tutte le mosse giuste, fino a quando si impantana nella trama (e in uno smacco generale verso le donne) lungo il tragitto. Un finale avventato lo riporta sui binari, mentre la credibilità viene allegramente messa da parte. Cameron ha anche sceneggiato, ispirandosi al film francese La Totale. Una nomination per gli Effetti speciali. Super 35.

2022, i sopravvissuti

A New York, nell’anno 2022, quaranta milioni di abitanti lottano per la sopravvivenza e si spartiscono l’ormai scarso spazio vitale e le sempre più ridotte razioni di plancton prodotte dalla Soylent, una industria alimentare. Tratto dal romanzo «Make Room!, Make Room!» di Harry Harrison, un buon film di fantascienza, cupo e inquietante al punto giusto.
(andrea tagliacozzo)

Terremoto

Un terremoto di spaventosa entità trasforma Los Angeles in un cumulo di macerie. Nell’opera di soccorso sono generosamente impegnati, tra gli altri, il poliziotto Lou Slade e l’ingegnere edile Stuart Graff. Il film segue diligentemente lo schema narrativo e produttivo del filone catastrofico, in grande voga negli anni Settanta. Ma ovviamente tutto finisce per diventare scontato, prevedibile e subordinato alla spettacolarità delle sequenze del sisma. Anche gli attori, di rango superiore ma stagionati, recitano sottotono. Oscar per gli effetti speciali e per il miglior suono.
(andrea tagliacozzo)