Vagone letto per assassini

Movimentato giallo d’atmosfera con la polizia che dà la caccia a un folle omicida. Bella fotografia di Jean Tournier; buono l’intreccio originale, rovinato però dal doppiaggio. Basato su un romanzo di Sébastien Japrisot. Debutto alla regia di Costa-Gavras. CinemaScope.

Z – L’orgia del potere

Oscar per il miglior film straniero e per il montaggio, basato su fatti realmente accaduti e incentrato sull’assassinio politico di Montand e sulle sue agghiaccianti conseguenze. Troppo parlato, apprezzabile più per la sua attualità che non per le qualità cinematografiche, ma comunque avvincente. Buona la recitazione.

La sposa in nero

Per una futile scommessa, cinque amici uccidono con un colpo di fucile uno sconosciuto che si è appena sposato. La moglie di questi decide di vendicarlo eliminando uno ad uno i suoi assassini. Tratto dal romanzo di Cornel Woolrich (firmato come William Irish), un noir sottile e inquietante, quasi un omaggio di François Truffaut al maestro Hitchcock (confermato dalla scelta di Bernard Herrmann, musicista preferito del regista inglese, come autore delle musiche del film). Curiosamente, tra i film meno amati dallo stesso Truffaut tra quelli da lui diretti.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo che amava le donne

Al funerale di Bertrand si ritrovano tutte le donne della sua vita. In flashback, ripercorriamo il diario della sua esistenza di innamorato assoluto. «Le gambe delle donne sono i compassi che misurano il globo in tutti i sensi». Truffaut che più Truffaut non si può, con un titolo che solo lui… Alla lontana, il modello è
Il paradiso può attendere
di Lubitsch; ma in realtà Truffaut non è mai stato, di suo, un autore di commedie. Per lui la leggerezza e la grazia sono un’aspirazione, mentre permane sempre un fondo di cupezza, quasi necrofilo, che nell’ultima parte della sua filmografia appare addirittura primario.
L’uomo che amava le donne
è un film sulla morte, con un ritmo sospeso più che lepido, che annuncia il capolavoro La camera verde, una delle sue pellicole più segrete e funebri.
(emiliano morreale)

L’erede

Bart, giovane erede di un grande complesso siderurgico ed editoriale, affida a un detective l’incarico di far luce sulla morte del padre, avvenuta in circostanze misteriose. Il neo capitano d’industria, deciso a rinnovare la conduzione dell’azienda, si accorge che qualcuno sta tramando contro di lui. La banalità del soggetto è in parte riscattata dalla bravura degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)