Resa dei conti a Little Tokyo

A Little Tokyo, il quartiere giapponese di Los Angeles, i boss della yakuza, la mafia nipponica, dettano legge. Chris e Johnny, coppia di agenti della polizia locale, cercano di arginare la dilagante ondata di criminalità. Brandon Lee, figlio del più noto Bruce, si dimostra una presenza sufficientemente carismatica, ma non riesce a salvare le sorti di questo banale film d’azione. Lee è scomparso nel ’93 durante le riprese de
Il corvo
. L’attore aveva esordito sul grande schermo in un discreto film d’azione realizzato a Hong Kong,
Legacy of Rage
di Ronny Yu.
(andrea tagliacozzo)

Mortal Kombat

Shou, Ashby e la Wilson partecipano a una competizione di arti marziali dal cui risultato dipendono le sorti della terra. Gli elaborati effetti speciali e la straordinaria scenografia non bastano per sostenere un soggetto debole, una recitazione singhiozzante e dei personaggi ridicolmente inconsistenti. Un susseguirsi di combattimenti, come ci si può aspettare da un film ispirato a un video gioco. Seguito da un sequel.

Elektra

Elektra è una donna giovane, bella e ricca, che si guadagna da vivere uccidendo: dopo essere stata cacciata dal tempio in cui si trovava per imparare l’antica arte del ninjitsu, è diventata un’implacabile assassina a pagamento, famosa in tutto il mondo. Elektra è dura e feroce, ma tormentata nel profondo: è ossessionata dalla morte violenta della madre, che l’ha resa orfana in tenera età; la sua vita sembra dunque una spirale di violenza senza via d’uscita. Ma il destino la porterà a combattere per proteggere qualcuno a cui è legata: Mark e Abby Miller, padre e figlia in fuga dagli assassini ninja del potente clan della Mano. Durante la sua lotta, Elektra rincontrerà il suo anziano maestro Stick ma soprattutto, ritroverà la capacità di provare amore, e con esso la sua umanità perduta.
Le pellicole che ruotano intorno al mondo dei supereroi della casa editrice americana Marvel confermano un andamento altalenante. Elektra è certamente una di quelle di livello più basso: nell’insieme regge il confronto solamente con The Punisher, forse il peggiore di tutti, e con Daredevil, di cui è uno spin-off.
In effetti, il film è un miscuglio di elementi più o meno già visti. Qualche buona scena di combattimento con immancabili effetti di ralenty tipo The Matrix e una buona caratterizzazione dei «cattivi» non riescono a salvare un prodotto troppo povero, soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura: emblematico l’esempio della storia d’amore fra Elektra e Mark Miller, scontata e comunque male inserita all’interno dello svolgersi della vicenda.
A volte il film sembra addirittura vicino ad un prodotto per la TV o per l’home video: forse a causa di un regista, Rob Bowman (X-Files), e di alcuni attori, come Goran Visnjic (E.R.), provenienti dal ricco filone dei serial televisivi e incapaci di fare il salto di qualità verso il grande schermo.
In definitiva, Elektra non scontenterà troppo gli appassionati di supereroi e neanche chi ha amato Daredevil. Tutti gli altri probabilmente finiranno per chiedersi cos’altro avrebbero potuto fare con i soldi del biglietto. (michele serra)