Bolle di sapone

Un produttore televisivo è soggiogato da un’attricetta fatalona che lo vuole convincere a far fuori la vecchia protagonista di una soap-opera.

Tra gelosie, invidie, scemenze e assurdità, un ritratto pungente e tutt’altro che stupido del mondo della finzione televisiva. A un certo punto gli intrecci della vita «reale» (figlie nascoste, vecchie amanti segrete, nodi di passioni) superano quelli immaginari. Ben scritto e ben recitato, dal ritmo sostenuto, è un film che – pur non aggiungendo molto di nuovo rispetto alle vecchie pellicole su Hollywood – possiede una sua gradevolezza che ne fa il degno figlio di una grande tradizione brillante. L’autoironica Sally Field, Kevin Kline o Whoopi Goldberg non hanno nulla da invidiare ai comedians del passato. Anche se, come tutti i film sulla volgarità dei media, anche
Bolle di sapone
finisce per essere un po’ troppo autoreferenziale.
(emiliano morreale)

Scappatella con il morto

Harry, giovane e ambizioso medico, trascura la moglie Marjorie. Quest’ultima, su consiglio della sorella minore, decide di concedersi un’avventura extraconiugale. La donna si reca in una stanza d’albergo con un affascinante sconosciuto che, durante il rapporto, muore d’infarto. Solo più tardi Marjorie viene a sapere che l’uomo era il fratello del marito. Commedia nera dall’andamento altalenante. Non tutte le gag vanno a sempre a segno, ma l’insieme è tutto sommato divertente.
(andrea tagliacozzo)

Scream 3

Anche stavolta Sydney Prescott è perseguitata dal maniaco omicida mascherato, che si accanisce anche con il cast del film in produzione «Stab 3», ispirato ai delitti di cui è stata protagonista. Non mancano all’appello l’ex agente di polizia Linus e la giornalista Gale Weathers, sempre a caccia di scoop, mentre il bandolo della matassa è l’oscuro passato della defunta madre della protagonista. Scream 3 è superfluo esattamente come Scream 2 : sia l’uno che l’altro, oltre a non poter fisiologicamente competere con il primo film, non cercano affatto di approfondirlo, né di sviluppare nuovi percorsi di ricerca. Sono, come di consueto, tentativi di sfruttare e riciclare una formula rivelatasi efficace. Quando però di mezzo c’è Wes Craven, il più versatile e moderno esponente dell’ormai tramontato new horror americano, è inevitabile che i risultati si mantengano comunque buoni. Nonostante i molti limiti, Scream 3 è un film dignitoso e intelligente: una via di mezzo tra il primo Scream e Helzapoppin’ . Forse anche troppo intelligente e compiaciuto, visto che gioca parecchio a prendere in contropiede lo spettatore erudito, rendendo esplicita qualsiasi suggestione di tipo metalinguistico. Ma non era certo il metacinema alla base della meritata fama del primo Scream . Scream 3 , come già Scream 2 , tenta di far progredire il discorso puntando sulle interazioni tra la realtà e le degenerazioni della società-spettacolo, dove il crimine e le tragedie personali fanno audience diventando così saghe cinematografiche. Quel che dovrebbe contare maggiormente in questo (speriamo) ultimo capitolo della serie è la pura suspense, cui si aggiunge una banale sfida decodificatoria concentrata non già sulle regole del sequel (come in Scream 2 ), ma sulla recente voga «del terzo capitolo»: Guerre stellari , Il padrino e, ovviamente, Scream 3 . Questa lettura su più piani spinge ancora una volta Craven a interferire con il livello elementare del racconto e a fare del suo meglio per confondere lo spettatore, fornendogli simultaneamente più piste ognuna delle quali persuasiva e organica a uno svolgimento filologicamente goliardico, per non dire deliberatamente scorretto e incongruente. Interamente imbastito sull’idea del «film nel film», che Craven aveva peraltro già sfruttato in Nightmare 7 , Scream 3 funziona e diverte finché si cerca di star dietro alle citazioni incrociate da altri film o dai precedenti capitoli della stessa saga, oppure ai camei eccellenti (l’inquietante Lance Henriksen nei panni di un alter ego di Wes Craven, dedito a produrre più che a dirigere i film dell’orrore; Roger Corman in quelli inconfondibili del produttore; Carrie Fisher nel ruolo di una «sosia» della principessa Leila di Guerre stellari ; Kevin Smith in quello di un fan del fatale «Stab 3»). Per poi sgonfiarsi però, inevitabilmente, allorché ci si avvia allo scioglimento del mistero. (anton giulio mancino)

Il ritorno dello Jedi

Terzo episodio delle
Guerre stellari
, la fortunata saga stellare creata da George Lucas (sceneggiatore del film assieme a Lawrence Kasdan). Con un abile colpo di mano, Luke Skywalker riesce a libererare Han Solo e la principessa Leila, prigionieri del malvagio e repellente Jabba. I nostri eroi, riunitisi alla flotta stellare, sono pronti a sferrare l’attacco decisivo all’Impero. Inferiore al capostipite, ma veloce, inventivo e costantemente divertente, nonostante una regia senza guizzi di Marquand (a contare è soprattutto l’apparato produttivo di George Lucas). Gli Ewoks, simpatici nanetti abitanti della luna di Endor, torneranno in due sequel a parte prodotti per la televisione (
L’avventura degli Ewoks
realizzata nell’84 da John Korty e
Il ritorno degli Ewoks
diretto due anni più tardi da Jim e Ken Wheat). La riedizione del 1997 contiene 4 minuti in più rispetto alla versione originale.
(andrea tagliacozzo)

Hannah e le sue sorelle

La vicenda, ambientata a New York, ruota attorno alle sorelle Hannah, Holly e Lee. Il marito della prima, Elliott, s’innamora di Lee che, pur essendo già legata a un maturo pittore, ricambia i sentimenti del cognato. Vagamente ispirato alle Tre sorelle di Checov (che aveva già influenzato un altro film di Woody Allen, il drammatico Interiors ), un groviglio di situazioni, personaggi e sentimenti dipanato con grande sensibilità e sense of humour dal regista newyorchese. Dramma e commedia s’integrano senza sforzo in uno dei suoi film (giustamente) più celebrati. Allen tenterà di ripetersi, con esiti addirittura superiori, con Crimini e misfatti . Tre Oscar: a Michael Caine (attore non protagonista), a Diane Wiest (attrice non protagonista) e a Woody Allen (per la sceneggiatura). (andrea tagliacozzo)

L’impero colpisce ancora

Secondo episodio della saga di
Guerre stellari
. La principessa Leia (Carrie Fisher), erede dei diritti nello spazio, si è rifugiata su un pianeta di ghiaccio. Al suo fianco i sempre fedeli Luke Skywalker (Mark Hamill) e Han Solo (Harrison Ford). Inferiore al film precedente diretto da Lucas, ma comunque divertente e ricco d’invenzioni (a partire dalle lezioni “Zen” del piccolo Yoda). Sceneggiatura di Lawrence Kasdan e Leigh Brackett. Oscar 1980 per il suono e gli effetti speciali (adesso un po’ superati). Di tre anni più tardi il sequel intitolato
Il ritorno dello Jedi
.
(andrea tagliacozzo)

Shampoo

Confusa satira di usi e costumi del sud della California, incentrata su un irrequieto parrucchiere e le sue esigenti clienti femminili. Alcuni momenti brillanti in una monotona commedia drammatica di Beatty e Robert Towne. Film d’esordio della Fisher; la Grant vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonsita.

L’erba del vicino

Una vecchia e malridotta villa vittoriana, situata in un tranquillo sobborgo di periferia, viene acquistata da alcuni misteriosi individui. I vicini, insospettiti dallo strano comportamento dei nuovi arrivati, decidono di vederci chiaro. Il giovane Peterson s’introduce nella villa durante una momentanea assenza dei proprietari. Rimasto fino ad ora inedito in Italia, il film, pur non essendo tra i lavori migliori di Joe Dante, è sufficientemente permeato di humour nero e del gusto citazionista del regista di Salto nel buio da risultare divertente. Troppo sopra le righe, comunque, per piacere al grande pubblico. (andrea tagliacozzo)

The Blues Brothers

All’uscita della prigione, dove ha scontato cinque anni per debiti, Jake Blues trova ad aspettarlo suo fratello Elwood. I due, decisi a salvare l’orfanotrofio dove sono cresciuti, fortemente indebitato con il fisco, provano a ricostituire il loro vecchio gruppo di rock-blues. Prima, però, devono rintracciare tutti i componenti. Il miglior film di John Landis, vero proprio oggetto di culto; complice uno scatenato John Belushi, una serie ininterrotta di trovate comiche e una colonna sonora a dir poco trascinante. Numerose le apparizioni speciali, tra le quali quella di Steven Spielberg nei panni di un impiegato delle poste.
(andrea tagliacozzo)