I clowns

A partire da un flashback infantile (l’arrivo del circo nella Rimini di Federico bambino), il film diventa una inchiesta che il regista, interpretato dallo stesso Fellini, tenta di condurre sui superstiti del mondo del circo. La logica antinarrativa de
La dolce vita
è ormai diventata la struttura del cinema di Fellini: qui il regista riprende la finta inchiesta del blocknotes di un regista con più consapevolezza, assumendola come un vero e proprio «genere». Il gioco del cinema nel cinema è già oltre la maniera, dentro l’incubo. Un lungo funerale che è anche un cartone di Roma e di
Amarcord
, ma in una chiave ancora più atroce e cupa (la prima mezz’ora è strabiliante, con una descrizione della provincia italiana tra le più cattiva che si siano mai viste). L’inchiesta, tutta di fantasmi e come impossibilitata a uscire dal cerchio del circo/cinema, con Fellini re dei clown, ha una libertà sovrana, ma come sempre funeralesca.
(emiliano morreale)

Le piogge di Ranchipur

Remake de
La grande pioggia
di Clarence Brown, da un popolare romanzo di Louis Bromfield: la travolgente storia d’amore tra una dama inglese e un giovane medico indiano. Il cast è ottimo, ma il film, forse anche a causa del soggetto eccessivamente melodrammatico, non convince.
(andrea tagliacozzo)