Hamlet

L’immortale opera del Bardo, nell’interpretazione filologicamente corretta di Branagh, vive di alti e bassi. L’aggiornamento della vicenda alla seconda metà del XIX secolo smorza “a prescindere” eventuali critiche a un cast modaiolo. Jacobi (Claudio), la Christie (Gertrude) e la Winslet (Ofelia) ne escono a testa alta, benché Branagh caratterizzi la messa in scena con lo stesso approccio sopra le righe tipico di tanti suoi film. Molto discontinue anche le comparsate delle “guest star”. Splendidamente fotografato in 70mm da Alex Thomson. Panavision Super 70. Quattro nomination agli Oscar.

Harry a pezzi

Uno scrittore usa la sua vita come materia prima per il suo lavoro, facendo infuriare amici, parenti e amanti. Una introspezione insolitamente sincera (e salace) da parte di Allen, che include i suoi vari incontri così come le incarnazioni delle sue fantasie. Gli spettatori neutrali potrebbero ritenerlo decisamente indulgente, ma i fan di Allen lo troveranno intrigante e davvero divertente. Nessuno riesce a scrivere dialoghi più divertenti, o a tenere vivo il senso dell’umorismo ebraico con tanta efficacia. Sulla falsariga di Il posto delle fragole, una commedia programmaticamente spregevole, scritta e girata in forma di diario analitico, in cui Allen si “decostruisce” beffardamente utilizzando tutto ciò che è stato detto di lui ai tempi della separazione con la Farrow.