Il ritorno del campione

Stewart è ottimo nei panni di Monty Stratton, il giocatore di baseball la cui perdita di una gamba non fermò la sua carriera; belle interpretazioni di tutto il cast, compresi i giocatori Dykes e Dickey. Vincitore dell’Oscar per il soggetto (Douglas Morrow); sceneggiatura di Morrow e Guy Trosper. Esiste anche in versione colorizzata al computer.

Anime ferite

Le vicende di alcuni reduci del secondo conflitto mondiale, alle prese con il lento e problematico ritorno alla vita di tutti i giorni dopo gli orrori della guerra. Edward Dmytryk analizza con sensibilità e assenza di retorica un problema ancora attuale che si ripete al termine di ogni pesante conflitto. Eccellenti e credibili le interpretazioni dei protagonisti. A causa di film come questo (come il seguente
Odio implacabile
), Dmytryk venne inquisito dalla Commissione per le attività anti-americane presieduta dal senatore McCarthy.
(andrea tagliacozzo)

Rio Lobo

Ultimo dei cinque film diretti da Howard Hawks con John Wayne protagonista (western come tutti gli altri, ad eccezione di
Hatari!
), che del genere conserva la struttura e l’impianto misogino. Tuttavia
Rio Lobo
, pur ricalcando in maniera evidente lo schema del precedente e insuperabile
Un dollaro d’onore
, non è un capolavoro, né il canto del cigno hawksiano che la critica francese dell’epoca volle a tutti i costi esaltare. È un film ingessato, disarticolato e senza scatti; bolso come il suo protagonista che, ormai sulla settantina, riesce a stento a montare a cavallo e a reggere le sequenze d’azione. Sempre affascinante la figura dell’eroe che, visibilmente invecchiato, non può più permettersi galanterie con la bella di turno (Jennifer O’Neill); la quale, quando chiede di potersi sdraiare accanto a lui, è perché considera la grassa e imponente mole di Wayne un morbido giaciglio. Per il colonnello nordista McNally, impegnato a far piazza pulita dei manigoldi che dettano legge a Rio Lobo e a trovare il traditore responsabile di un colpo ad opera dei sudisti, un bello smacco. Da amare più che da ammirare.
(anton giulio mancino)