Men in Black II

Sono passati 4 anni da quando gli agenti segreti del MIB J (Will Smith) e K (Tommy Lee Jones) hanno sventato l’ultimo disastro intergalattico. In questo tempo J, da giovane allievo un po’ pasticcione, è diventato uno dei migliori uomini dell’agenzia spaziale che si occupa di monitorare le attività aliene sulla terra, e K, un tempo maestro di J, ora vive senza memoria del suo passato, in un paesino del Massachussetts, facendo il direttore dell’ufficio postale. È un normale giorno di lavoro quando J si imbatte in un insolito omicidio: il defunto è un alieno proprietario di una pizzeria, dove lavora Laura, ignara custode della Luce di Kartan. Luce bramosamente desiderata da Seerlena (Lara Flynn Boyle), una radice neurale (malvagia creatura), con l’aspetto seducente di una modella di biancheria intima. Attraverso varie ricostruzioni si capirà che l’unico a conoscere il segreto della luce è K. Toccherà al suo ex allievo J andarlo a cercare e una volta trovato… Il film ripropone quasi interamente tutti i personaggi e le strane creature che avevano fatto il successo del primo MIB, campione d’incassi nel 1997. Ma soprattutto ripropone l’azzeccata coppia comica Smith-Jones, nel film J e K. K uomo di esperienza, cinico e tagliente, inizialmente ignaro del suo passato, ma sempre sagace anche in abiti civili. J ragazzotto promettente, con l’aria da spaccone, vive in solitudine e insoddisfazione e soffre l’assenza di un valido compagno. Smith e Jones insieme, come nelle migliori dinamiche delle coppie comiche, traggono forza l’uno dall’altro. Jones sfotte, Smith assorbe, Jones lavora con sintesi, Smith con analisi, e così via con il gioco delle antitesi. Il tutto sullo sfondo del film fantascientifico che qui è veramente completo. Ci sono infatti tutti i personaggi caratteristici e qualche stereotipo di questo genere di film: il cane parlante con un leggero accento napoletano, il grande capo super partes che tutto vede e tutto sa, la gente normale che non può riconoscere né alieni né agenti spaziali della MIB. È un tentativo forse di riportare negli USA una scuola di commedia che da un po’ di tempo fa sentire la sua assenza. Negli anni abbiamo visto quasi esclusivamente commedie sentimentali e melense, oppure comicità demenziale di tutti i livelli. MIB2 si avvicina più al secondo genere, ma si apprezzano comunque gli sforzi degli sceneggiatori e le prestazioni della supercoppia Jones-Smith.
(letizia ferlito)

La famiglia Addams

Si sa: il cinema americano degli ultimi anni si nutre dell’indistinzione tra modelli di spettacolo e principi di realtà, dei passaggi di stato da un medium all’altro, del transito dal fumetto al cinema, dalla televisione al cinema ecc. ecc. (da
Dick Tracy
a
Casper
, fino ad arrivare all’esempio più riuscito, quello di
Batman
). Di fronte a un materiale di partenza come quello della
Famiglia Addams
– la serie televisiva con protagonisti le cui fattezze umane ricordano sempre più quelle dei personaggi dei cartoni animati – Hollywood non poteva quindi tirarsi indietro. Se ammettiamo che la riuscita del film è direttamente proporzionale alla resa su pellicola della indistinzione di cui sopra, si può senz’altro dire che l’operazione di Sonnenfeld ha colto nel segno. Se non altro per la capacità degli attori nell’aderire a queste strane maschere (non solo la Morticia di Angelica Huston; ma soprattutto la Mercoledì di Christina Ricci, qui al suo esordio). Peccato solo che la storia in sé lasci un po’ a desiderare. Ma con quello che passa la tv di questi tempi, è un film da vedere comunque.
(michele fadda)