Il migliore

Il giovane Roy, promessa del baseball, viene messo fuori gioco da una ragazza che gli spara cinicamente alle gambe. Diversi anni dopo, alla soglia dei trentacinque anni, l’uomo viene ingaggiato come riserva della squadra Knights. Tra lo stupore generale, lo stagionato atleta si dimostra un vero campione. Dal romanzo di Bernard Malamud, un dramma ben confezionato (bella e fin troppo patinata la fotografia di Caleb Deschanel) ma irrimediabilmente vuoto, prolisso e incline al facile sentimentalismo. Robert Redford, all’epoca quarantasettenne, era fin troppo maturo per il ruolo, ma se la cava egregiamente. Sceneggiatura di Robert Towne.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo dell’anno

Tom Dobbs è il conduttore di un programma tv di successo che si occupa principalmente di satira politica. Il destino si materializza nella persona di una donna del pubblico che innocentemente chiede al conduttore perché non si candidi lui stesso alla presidenza degli Stati Uniti. Inizia quindi una serrata campagna elettorale in cui il nostro Tom viene affiancato dai suoi collaboratori di sempre. La realtà supera la fantasia e il conduttore si ritrova presidente designato. Dopo violenti tentativi di screditare la sua credibilità, Eleanor Green, colei che ha contribuito alla progettazione e alla realizzazione di un nuovo sistema elettorale totalmente informatizzato, si fa avanti, e rivela allo stesso Tom che la sua elezione è frutto di un errore nel sistema. A questo punto davanti al presidente designato si presentano due possibilità: rivelare al mondo intero la verità e farsi da parte oppure rivestire i panni dell’uomo più potente del mondo.

Piramide di paura

In piena epoca vittoriana, un college inglese ospita il giovane Sherlock Holmes, già dotato di un notevole intuito, e il suo amico John Watson, timido e impacciato. L’improvvisa morte del professor Bobster e del reverendo Nesbitt, dà ai due l’occasione di mettere alla prova il loro fiuto investigativo. Una divertente e affettuosa parodia scritta da Chris Columbus (futuro regista di
Mamma ho perso l’aereo!
). Paradossalmente, uno dei migliori film di Levinson, in seguito autore di grandi successi di dubbia qualità (come
Rain Man
).
(andrea tagliacozzo)

A cena con gli amici

A Baltimora, cinque amici, lasciatisi ormai alle spalle l’adolescenza, si riuniscono periodicamente per ricordare con nostalgia le vecchie imprese. Qualcuno è maturato, qualcun’altro meno. Tutti, comunque, sono alle prese con i problemi che comporta inevitabilmente l’età adulta. Film d’esordio di Barry Levinson (e per gli attori Ellen Barkin e Paul Reiser), si distacca da altri prodotti del genere grazie a una sceneggiatura sufficientemente intelligente e alla discreta interpretazione corale degli attori, allora sconosciuti, ma di lì a poco destinati quasi tutti al successo. (andrea tagliacozzo)

Rain Man

Alla morte del padre, il giovane Charlie apprende che l’intera eredità è andata al fratello Raymond, di cui ignorava l’esistenza. Quest’ultimo, affetto da autismo, è ricoverato in una clinica specializzata. Charlie prende con sé il congiunto sperando di ottenerne la tutela e, di conseguenza, la disponibilità dei beni familiari. Un prodotto prevedibile e un po’ ruffiano, ma indubbiamente ben confezionato, vincitore di quattro premi Oscar: film, regia, attore protagonista (Dustin Hoffman) e sceneggiatura. Tom Cruise tiene degnamente testa a Hoffman, così come fece con Paul Newman ne Il colore dei soldi . (andrea tagliacozzo)

Bandits

Due evasi, uno duro come una roccia (Bruce Willis) e l’altro ipocondriaco e nevrotico (Billy Bob Thornton). Decidono di mantenersi rapinando banche, ma non con le solite pistole: «Fermi tutti questa è una rapina», bensì andando a casa del direttore della banca la notte prima del colpo. Da questo vengono chiamati la Banda della buonanotte. Il loro grande progetto è andare a vivere in Messico rilevando un hotel. Tutto fila liscio, diventano star televisive, la gente impazzisce per loro, quasi fossero dei novelli Robin Hood. Ma a un certo punto si mette di mezzo una donna (Cate Blanchett), insoddisfatta dalla sua vita piatta, annoiata e arrabbiata. Lei si innamora di tutti e due e loro iniziano a litigare, fino a quando… Commedia leggera con un po’ di azione e molto umorismo. Non ha picchi di genialità, ma si mantiene sempre su un livello medio accettabile. Bravissimo Billy Bob Thornton nei panni del nevrotico, un po’ sottotono Bruce Willis. Funzionale il gioco di montaggio voluto dal regista Barry Levinson (
Good Morning Vietnam, A cena con gli amici
), che basa la narrazione sui flashback.
(andrea amato)

Liberty Heights

Superata la diffidenza per la frase di lancio («Si è giovani una volta sola ma si ricorda per sempre») si rimane sorpresi, in sala, di fronte a un così affettuoso e discreto omaggio ai «Fifties».
Liberty Heights
è un quartiere di Baltimora abitato quasi solo da ebrei. È il 1954, maccartismo e razzismo impazzano, e i due fratelli Kurtzman si innamorano di due ragazze impossibili (una di colore, l’altra upper class). Levinson prova la difficile sintesi tra la nostalgia per la musica e l’oggettistica di quegli anni, il quadro dei rapporti interrazziali, il sopravvento della tv sul cinema e sul burlesque. Il dato più evidente del film è il dichiarato e insopprimibile autobiografismo, sorretto da una regia sobria e virtuosa e da un accurato lavoro scenografico; noto ai più per i suoi blockbuster (
Rain Man
), il regista infila talvolta storie più intime, di cui
Liberty Heights
sembra l’esempio migliore, ben lontano dalla sindrome
Happy Days
(c’è persino un inatteso Tom Waits nella colonna sonora).
(raffaella giancristofaro)