La mano sulla culla

Il ginecologo Victor Mott tenta di abusare di una delle sue pazienti, Claire Bartel, che lo denuncia. L’uomo, travolto dallo scandalo, si suicida. Mentre la vedova di questi, Peyton, è costretta ad abortire, Claire partorisce un bel bambino. Peyton, intenzionata a vendicarsi, riesce a diventare, sotto mentite spoglie, la baby sitter del figlio di Claire. Un thriller di buona fattura, ricco di momenti di tensione, che purtroppo si perde in un finale a dir poco scontato. Da notare, in un ruolo marginale, la bravissima Julianne Moore, all’epoca ancora sconosciuta al grande pubblico.
(andrea tagliacozzo)

Mr. Jealousy

Stoltz incontra la Sciorra e subito le cose sembrano andare a gonfie vele tra i due, ma la gelosia di lui nei confronti dell’ex ragazzo di lei fanno impazzire entrambi. Commedia sentimentale con molti dialoghi, ma divertente. Ricrea abilmente lo spirito di New York e offre alcune impedibili scene di terapia di gruppo. Stoltz ha anche collaborato alla produzione esecutiva.

Prova a incastrarmi

Basato sugli atti di uno dei più complessi processi di mafia mai celebrati negli Stati Uniti. Jack DiNorscio (Vin Diesel), della famiglia Lucchese del New Jersey, scampa per miracolo al tentativo di omicidio da parte del cugino tossicodipendente, lo stesso che per paura dell’immancabile vendetta denuncia all’Fbi l’intero clan. Jack, il solo a essere già detenuto, malvisto dagli altri mafiosi decide di difendersi da sé, rinunciando all’assistenza di un legale. L’uomo, poco istruito ma dotato di una forte carica umana, riuscirà, malgrado le prove addotte dalla pubblica accusa, a entrare in sintonia con i membri della giuria. Fedele a oltranza alla legge mafiosa che impone omertà a ogni costo, riuscirà a smontare il castello accusatorio a carico suo e di tutti gli altri membri della famiglia, facendo così mandare assolto l’intero clan.

La recensione

Sidney Lumet ha cominciato a fare film quasi cinquant’anni fa con
La parola ai giurati
e ancora lì, in un’aula di tribunale, torna con questo apologo sullo strisciante
appeal
esercitato dalla c

Il mistero Von Bulow

Giudicato colpevole di tentato omicidio nei confronti della moglie, ora in coma irreversibile, il ricchissimo Claus Von Bulow ricorre in appello affidandosi al celebre avvocato Alan Dershowitz. Questi accetta l’incarico, sebbene nutra forti sospetti sull’innocenza del suo cliente. Schroeder aggira le trappole del film processuale con una struttura a mosaico notevole. Ma il merito della riuscita si deve anche alla buona sceneggiatura di Nicholas Kazan e all’apporto decisivo dei tre protagonisti: Jeremy Irons (vincitore dell’Oscar come migliore attore) su tutti, anche se Glenn Close e l’ottimo Ron Silver non gli sono da meno.
(andrea tagliacozzo)

Domenica

L’ispettore Sciarra è malato terminale. Al suo ultimo giorno di servizio deve condurre all’obitorio una bambina, per farle riconoscere il cadavere del suo presunto stupratore. I due si perdono e si ritrovano più volte nei meandri di Napoli. Uno spunto simile a quello de Il ladro di bambini, con una scelta di messa in scena debitrice alla Napoli di Martone. Ma non basta nascondere il sole per andare contro lo stereotipo, e l’impermeabile mitchum-caccioppoliano di Amendola – quasi parodistico – sembra l’emblema stesso del film. Che certo non aveva ambizioni «sociali», ma tantomeno riesce a essere un melodramma. Wilma Labate si aggira per una Napoli più smorta che astratta, dirige male gli attori (specie la bambina) e rimane vittima di una sceneggiatura artificiosa, con flashback pleonastici, dialoghi improbabili e svolte narrative che si intuiscono con mezz’ora di anticipo. Non fosse per il Cinemascope,
Domenica
si potrebbe scambiare per una fiction televisiva qualsiasi. Volenteroso Amendola, intensa e sacrificata Annabella Sciorra.
(emiliano morreale)

Cadillac Man (Mister occasionissima)

Assillato dall’ex moglie, dalle amanti e da un boss mafioso a cui deve del denaro, il povero Joey, venditore di macchine usate, rischia anche di perdere il posto se non riuscirà a vendere almeno una dozzina di vetture. Come se non bastasse, proprio in quello stesso giorno, un folle armato di mitra fa irruzione nell’autosalone minacciando di compiere una strage. Robin Williams si fa in quattro per coprire le non poche lacune del film. Ci riesce solo in parte. Bravo anche Tim Robbins, all’epoca poco conosciuto.
(andrea tagliacozzo)

New Rose Hotel

A Tokyo c’è un gangster che assolda una prostituta italiana (Asia Argento) per sedurre un ingegnere genetico. Ma se ne innamora e… Dopo un capolavoro come
Fratelli
e un’operazione incerta ma a tratti folgorante come
Blackout
, Ferrara sconcertò tutti con questo film di fantascienza da camera tratto da William Gibson, tutto teorico, mentale e a tratti incomprensibile. Con certe atmosfere alla Alphaville, ma lavorando con il montaggio come un artista sperimentale, Ferrara costruisce una specie di film-truffa, con la storia che si arena, non va da nessuna parte, ricomincia uguale. Chi scrive l’ha visto una sola volta e ne porta un ricordo atterrito, oltre all’immagine di una Asia Argento molto hard. I fan si sono divisi: c’è chi lo giudica una bufala e chi il capolavoro estremo del regista. Chissà. Comunque, meglio le visioni di Ferrara che quelle di don Wim Wenders.
(emiliano morreale)