Carlito’s Way

Carlito Brigante esce di prigione e vorrebbe rifarsi una vita, ma il suo avvocato lo coinvolge nella vendetta contro un boss mafioso. Uno dei più bei De Palma di sempre, un film in cui il citazionismo (pur presentissimo) è lasciato decantare e in cui domina un sentimento amaro del destino, un’apologia del loser, un sontuoso senso di morte. Anche il più postmoderno dei registi degli anni Ottanta tende a una consistenza dolorosa, e segna la fine del manierismo di quel decennio. Pur impastato di cinema, Carlito’s Way è un film le cui preoccupazioni centrali non sono essenzialmente cinefile. E varrebbe la pena di vederlo solo per ammirare il duetto tra lo stoico Al Pacino e un irriconoscibile Sean Penn nei panni dell’ambiguo avvocato: affascinante, tragico, demoniaco. (emiliano morreale)

Il buio si avvicina

Il giovane Caleb viene attratto da una misteriosa coetanea, Mae, che si rivela essere una vampira. Dopo essere stato morso sul collo da questa, il giovanotto, irrimediabilmente contaminato, si unisce al gruppo della ragazza, formato da altre creature della notte. Il debole Caleb, però, dimostra ben poca attitudine alla vita del vampiro. Un horror decisamente originale, per atmosfere e situazioni: quasi un allucinato road movie, ambizioso, raffinato, d’autore. Scritto dalla stessa regista (futura autrice di

Point Break
e
Strange Days
) in collaborazione con Eric Red.
(andrea tagliacozzo)

Il buio si avvicina

In realtà, questa storia (sopra la media) di vampiri somiglia più a un film sui lupi mannari. Il cowboy Pasdar viene letteralmente morso dalla Wright e si unisce a un gruppo di sanguisughe di montagna che vagano per il West in un furgone. Un horror diretto con stile, che riunisce tre membri del cast di Aliens — Scontro finale: Henriksen, Paxton e la Goldstein.