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Sangue vivo

Edoardo Winspeare è un regista giovanissimo che ha già diretto un lungometraggio, Pizzicata . Questo è però il suo primo ad avere distribuzione regolare. Siamo nel Salento, la punta del tallone-Italia, tra contrabbando e piccoli gruppi musicali. Due fratelli, uno solido e l’altro debole (ma con un grande talento per la musica), un debito da saldare con un boss, la memoria di un padre contadino e della pizzica, peculiare e travolgente danza di quelle zone. Ma la ricerca della catarsi passa per l’eroina e non per le possessioni collettive narrate dall’antropologo Ernesto De Martino. Winspeare spinge sul melodramma e sfiora anzi coscientemente la sceneggiata, con un occhio forse fin troppo sontuoso ma con una sincerità e un coraggio sbalorditivi, mostrando un Sud che non è né città né campagna, né passato né futuro. Facce che non si dimenticano, grande occhio sui paesaggi, ma anche un prologo e un epilogo (con l’idealizzazione al ralenti del passato contadino) di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. (emiliano morreale)

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