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Il mnemonista

Incapace di dimenticare, S. (Sandro Lombardi, teatrante alla sua prima prova cinematografica di rilievo: una rivelazione) è costretto a vivere con la mente affollata dai ricordi di una vita. Il professor Lurija (Roberto Herlitska), medico insofferente all’ortodossia scientifica del suo tempo, si appassiona al caso e sviluppa con il paziente un intenso sodalizio che dura, intermittente, un paio di decenni. Affascinante riflessione critica sulla attuale proliferazione delle immagini e allo stesso tempo composto e raffreddato mèlo sull’amicizia impossibile di un medico e del suo paziente,
Il mnemonista
è un film anomalo nel panorama cinematografico italiano di oggi. Lontano tanto dalla chiacchiera degli sceneggiatori tosco-romani quanto dal casuale vitalismo delle capegire, il film è il risultato di un progetto estetico ambizioso portato a termine con puntigliosa determinazione. La struttura narrativa è aperta e lascia spazio alla visione per squarci illuminanti, ma più che ricerca «impossibile» dei corrispettivi visivi delle sensazioni che punteggia tutta la prima parte, colpisce la capacità di dare forma al raziocinante delirio cui via via si abbandona S. Qui la lezione delle avanguardie artistiche, padroneggiata con colta autorevolezza da Paolo Rosa, si traduce nella messa in scena distorta di un mondo che, perso il senso della sua unità, può essere compreso solo per lacerti di spezzata consapevolezza. E allo spettatore non resta che arrendersi al vertiginoso primato dello sguardo. Il film è stato prodotto con i soldi pubblici dell’art. 8 e dovrebbe essere preso ad esempio per come sia riuscito ad eluderne i piatti standard estetico-produttivi. Allo Studio Azzurro devono aver fatto i miracoli con il budget, ma in quale altro film da un miliardo e due c’è un simile lavoro di fotografia, di scenografia e addirittura di effetti speciali?
(luca mosso)

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