Superman II

Secondo capitolo delle avventure del popolare eroe dei fumetti. Stavolta Superman deve vedersela con tre criminali provenienti da Krypton, il suo pianeta d’origine, e quindi dotati dei suoi stessi superpoteri. Rispetto al primo film della serie, si sente il tocco ironico del regista Richard Lester, americano di nascita ma inglese d’adozione, che ottenne i primi successi dirigendo due film interpretati dai Beatles:
Tutti per uno
del 1964 e
Aiuto!
del 1965.
(andrea tagliacozzo)

Conflitto di classe

Un battagliero avvocato intraprende un’azione legale contro un’azienda produttrice di automobili non rispettosa delle norme, mentre l’altezzosa figlia rappresenta la sua controparte. Le interpretazioni brillanti delle due star nei ruoli dei combattivi padre e figlia rendono questo film degno di essere visto, sebbene la storia diventi ovvia nel momento clou.

Geronimo

Non il primo Geronimo ad apparire sul grande schermo (uno dei tanti è stato ad esempio quello di
Ombre rosse
di John Ford), ma di sicuro quello ritratto in modo più intenso e moderno.
Geronimo
è il western più complesso della lunga filmografia di Walter Hill, che in termini western ha sempre concepito la struttura e i moduli narrativi di ogni suo lavoro (anche se di incursioni ufficiali nella frontiera ottocentesca ne ha fatte solo tre:
I cavalieri dalle lunghe ombre, Wild Bill
e appunto
Geronimo
). La bellezza di questo piccolo capolavoro degli anni Novanta, co-sceneggiato dal grande reazionario e affabulatore John Milius, sta in una dimensione epica e mitica che trascende persino il dato storico per riproporre l’eterno conflitto etico, eroico e paritario tra razze diverse, che non può non mantenere intatta e alta la dignità dei contendenti, quale che sia la loro sorte. I bianchi e infidi colonizzatori e i nativi americani diventano così l’emblema assoluto di un poema etnico senza velleitarie concessioni progressiste, tutto concentrato in una dimensione sovrumana, amara e sconsolata. Che è in fondo l’universo in cui, senza fino ad allora convergere, si erano mossi Walter Hill e John Milius. Straordinari Gene Hackman, Jason Patric e Wes Studi.
(anton giulio mancino)

Mississippi Burning – Le radici dell’odio

Nel 1964, nello Stato del Mississippi, alcuni giovani, bianchi e neri, vengono assassinati dal Ku Klux Klan locale. Due agenti dell’FBI vengono spediti sul luogo per compiere delle indagini. Tratto da una storia vera, il film suscitò alla sua uscita diverse polemiche, anche se risulta un po’ blando nella sua prevedibile (e giusta) retorica antirazzista proveniente – chissà perché – dall’unico punto dei vista dei bianchi. Alan Parker dirige con indubbio professionismo, ma scarso coinvolgimento emotivo (a parte l’emozionante sequenza d’apertura). Gli interpreti – Gene Hackman su tutti – sono comunque eccellenti. Sette candidature agli Oscar ’88, ma una sola statuetta vinta per la migliore fotografia (di Peter Biziou).
(andrea tagliacozzo)

Gangster Story

Bonnie e Clyde, lui impotente e lei intraprendente e di liberi costumi, sono una coppia di gangster che mette a ferro e fuoco l’America degli anni Trenta, fino all’inevitabile epilogo tragico. Film epocale, con due divi belli, giovani e bravi (e la rivelazione Gene Hackman) e una storia d’amore rovente e tragica. Uno dei capolavori di Penn, uno dei classici di quella rivisitazione del passato – sospeso tra nostalgia e demistificazione – che diventerà uno dei cardini del cinema statunitense degli anni Settanta. Ritmatissimo, spezzettato, follemente libertario ma condotto fin dall’inizio sotto il segno dell’autodistruzione, un film che possiede la saggia e rispettosa memoria dei classici del gangster movie (
La donna del bandito di Ray, La sanguinaria di Lewis
) ma anche tutta la spinta ideale del ‘68. Un grande incrocio di tempi storici e mitici; un avvincente, nevroticissimo romanzo americano.
(emiliano morreale)

Twilight

Newman, per fare un favore a un suo vecchio amico (Hackman) si ritrova implicato fino al collo in una storia di omicidio e complotto, quando gli scheletri escono dall’armadio. Storia investigazione privata in vecchio stile, ambientata a Los Angeles. Newman è in ottima forma, circondato da un bel cast, ma il film non ha lampi né slancio e neppure un punto di vista originale. Benton ha co-sceneggiato con Richard Russo, ma non c’è confronto con La vita a modo mio, la loro precedente collaborazione (sempre con Newman).

Frankenstein junior

Il dottor Friedrich von Frankenstein, perfetto americano moderno, torna in Europa e rimane invischiato nel progetto del suo celebre avo di ridare la vita ai morti. E in una notte di tempesta, la Creatura di Frankenstein verrà alla vita. Una delle migliori parodie cinematografiche di sempre, di certo l’unico film perfettamente riuscito di Mel Brooks. Pur risentendo del gusto camp anni Sessanta, che trova nelle bizzarrie dell’horror un terreno fecondo, Brooks fa un equilibrato, raffinatissimo, ipnotico clone dei classici della Universal anni ’30 (Frankenstein, ovviamente, ma anche La moglie di Frankenstein e Il figlio di Frankenstein , di cui è in effetti il remake). Alcuni dei maggiori nomi dell’umorismo ebreo-americano si ritrovano in un film esilarante, tutto giocato sull’idea che Hollywood ha dell’Europa: Wilder non è mai stato così bravo, Marty Feldman è un’icona. La parodia non scantona mai verso il demenziale metafilmico (tipo Io, Beau Geste e la legione straniera , o tipo Zucker and Abrahams). Tutto è millimetricamente mantenuto sul filo del calco: non si esce mai dal genere, ma si ride come raramente è capitato. La Creatura è Peter Boyle, il vecchio cieco Gene Hackman. (emiliano morreale)