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Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro

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Inseparabili, l’inventore amante del formaggio e il fedele cane. Wallace e Gromit, compagni di tante avventure, sono alle prese con la loro nuova occupazione: guardiani di verdura. Già, perché la grande fiera vegetale è alle porte, e il paese è in fermento; ognuno coltiva zucchine, melanzane, pomodori e quant’altro, sperando di riuscire infine a mettere le mani sul primo premio, l’ambita carota d’oro. Sono i conigli la nemesi principale degli agricoltori: Wallace e Gromit, formidabile unità acchiappa-conigli, consentono ai contadini di dormire sonni tranquilli. Ma gli esperti protettori di vegetali avranno ben presto a che fare con un nemico molto più pericoloso, una terribile creatura nata da un maldestro esperimento scientifico…
Il ritorno dei due personaggi che hanno maggiormente segnato la carriera di Nick Park, deus ex-machina della Aardman Animation, la casa di produzione inglese che ha fatto della stop-motion la sua bandiera. In controtendenza con il moderno trend del cartone animato digitale, Park e soci da sempre preferiscono costruire artigianalmente mondi di plastilina colorati e dettagliati, popolati di personaggi incredibilmente espressivi.
Stavolta, grazie alla partnership produttiva con la Dreamworks, Wallace & Gromit diventano protagonisti di un lungometraggio, dopo aver ricevuto una pioggia di premi con i precedenti corti A Grand Day Out (1989), The Wrong Trousers (1993) e A Closer Shave (1996). E fanno le cose in grande, con un horror tutto da ridere.
Infarcito di citazioni – fortunatamente meno scontate e stucchevoli della media – La Maledizione Del Coniglio Mannaro contiene gag da morire dal ridere e colpi di genio a non finire, sia dal punto di vista estetico che da quello narrativo. Tutto è curato in maniera ossessiva, a partire dalle ambientazioni: molto belli gli interni della casa dei protagonisti, arredati nel più tipico old-style inglese. Fra i personaggi, caratterizzati in modo sempre divertente (i capelli della nobildonna Lady Totthingam, per esempio, sono acconciati in foggia di carota e di altre verdure), spicca la coppia di villain formata da Lord Victor Quatermain e dal mastino Philip: un vero e proprio riflesso deformato dei due protagonisti.
Data la cura maniacale per il particolare, stridono un po’ le imperfezioni dei pupazzi di plastilina in alcune scene: per la prima volta in un film della Aardman, appare qualche «ditata» sui personaggi (soprattutto nelle scene «di massa» con i conigli). Ma si tratta del classico pelo nell’uovo, nulla che possa intralciare la visione di una pellicola che riesce davvero a parlare a tutte le fasce di età: finalmente i genitori non dovranno più fare finta di divertirsi nel portare al cinema i piccoli della famiglia.
Inutile dire che questo è il cavallo su cui puntare per la corsa agli Oscar, nonostante l’agguerrita concorrenza de Il castello errante di Howl e de La sposa cadavere. (michele serra)

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