Il prestanome

Negli anni Cinquanta, un giovane squattrinato accetta di firmare i copioni di un amico scrittore, inquisito dalla Commissione per le attività antiamericane. Scambiato per un autore di talento, il giovanotto decide di sfruttare anche la mano d’opera di altri scrittori finiti sulla lista nera. Commedia amara sui tristi anni del maccartismo. Woody Allen, qui solo nelle vesti d’attore, stempera con il suo umorismo un tema ancora scottante. Splendido il finale (e la canzone
Young At Heart
di Frank Sinatra) Ritt, Mostel, Bernardi e l’autore della sceneggiatura, Walter Bernstein, furono realmente inquisiti dal senatore McCarthy.
(andrea tagliacozzo)

Mariti su misura

Mae è una donna di mezza età che a New York fa la sensale di matrimoni. Diventata amica di Kitty, una bella indossatrice, fa incontrare la ragazza con un timido e giovane radiologo, Matt. I due sembrano fatti l’uno per l’altra, ma Kitty, dopo aver scoperto la professione di Mae, crede di essere stata usata dalla donna per condurre in porto un nuovo affare. Inferiori ad altri lavori dello stesso Cukor, ma comunque non privo di personaggi e spunti interessanti.
(andrea tagliacozzo)

La città è salva

Un procuratore distrettuale, deciso a sgominare una banda di delinquenti che commettono assassini su commissione, apprende che l’unica testimone in grado di incastrare il capo dell’organizzazione è una ragazza che si nasconde sotto falso nome. Il regista Bretaigne Windust venne sostituito a riprese già iniziate dal più capace Raoul Walsh. E lo zampino di quest’ultimo, fortunatamente, si vede nello stile narrativo secco, asciutto ed estremamente efficace. (andrea tagliacozzo)

Per favore non toccate le vecchiette

Questo classico esempio di pura follia ha per protagonista l’incomparabile Mostel nei panni dello sfortunato produttore di Broadway Max Bialystock, che truffa il suo timido contabile (Wilder) inducendolo ad aiutarlo in uno scandaloso piano: vendere il 25% di una commedia teatrale che è un sicuro insuccesso, e poi dritti a Rio col contante in eccesso. Uno di quei rari film che diventa più divertente a ogni successiva visione, culminante nella leggendaria messa in scena del numero musicale Springtime for Hitler. Il primo lungometraggio di Brooks gli ha fruttato l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nella versione originale si sente la sua voce doppiata in Springtime for Hitler. In seguito un musical a Broadway.

Damasco ’25

La compagnia di Bogart produsse questa parafrasi ben fatta anche se superficiale di Casablanca con Bogie nella parte di un mercante d’armi, che è l’uomo più potente di Damasco nel 1925, in competizione con l’ufficiale francese Cobb per l’amore della Toren. Un buon cast di supporto aggiunge sapore.

La pietra che scotta

Il giovane Johnny, appena uscito di prigione, e suo cognato Kelp vengono assoldati da un diplomatico africano per trafugare un favoloso diamante da un museo di Brooklyn. Con l’aiuto di due complici e di un piano minuzioso, il colpo riesce. Da un romanzo di Donald Westlake, un gustoso cocktail di commedia e azione, realizzato da un autore che nel corso degli anni, tra comprensibili alti (All American Boys) e bassi (Abissi), riesce sempre a mantenersi su livelli dignitosi. All’apice del loro successo, Robert Redford e George Seagal, affiatati protagonisti, contribuirono non poco alla riuscita del film. (andrea tagliacozzo)