I figli di nessuno

Amedeo Nazzari è proprietario di una cava, Yvonne Sanson una dipendente. L’amore è ostacolato dalle differenze di classe e quando lei partorisce un figlio interviene la madre di lui a sottrarglielo. Alla povera Sanson non rimane allora che chiudersi in convento. Partito con
Catene
da posizioni apparentemente neorealistiche (ma in verità da romanzo popolare ottocentesco), Matarazzo tocca qui accensioni schiettamente fantastiche. Le giravolte della trama, le ellissi alla Douglas Sirk, i trasparenti e l’esasperazione delle passioni fanno di questo film uno dei massimi deliri del melò italiano (e del resto, Matarazzo è l’autore del fiammeggiante e ormai invisibile Ferraniacolor di
La nave delle donne maledette
). Certo, il motore dell’azione sono equivoci e corna, ma sotto ci sono gli impulsi autodistruttivi dei personaggi e le figure femminili sono martoriate fino all’inverosimile. Autore, checché se ne dica, arcaico e maschilista (si confronti Yvonne Sanson con Jane Wyman!), Matarazzo è di assoluta coerenza nella messinscena, con una tetragona idea del cinema e delle passioni umane.
(emiliano morreale)

L’ultima violenza

Un medico condotto di paese s’innamora della figlia di un ricco possidente. Quando il fratello di questa, un giovane cinico e spregiudicato, scopre che ella non è la figlia naturale del padre, decide di provocare uno scandalo per accaparrarsi tutta l’eredità. Tipico melodramma alla Matarazzo, anche se non uno tra i suoi più riusciti.
(andrea tagliacozzo)

L’imperatore di Capri

Seconda regia di Luigi Comencini, dopo
Proibito rubare
, realizzato l’anno precedente. Totò veste i panni di un cameriere d’albergo che, a Capri, viene scambiato per un principe indiano. Sfuggito a un’opprimente atmosfera familiare, il nostro eroe diventa il personaggio più ammirato dell’isola. Il film non è nient’altro che un tenue canovaccio che fornisce a un Totò in grande forma l’ennesima occasione per sbizzarrirsi con le sue gag e i suoi giochi di parole. Il regista otterrà il suo primo grande successo nel ’53 con
Pane, amore e fantasia
. Molti gli aneddoti legati a questo film: il film fu girato in piena stagione turistica, ad agosto. La produzione pensava di usare come comparse, gratuitamente, i turisti. Ma i generici pretesero di essere gli unici a comparire nei film girati a Capri. A pagamento. Totò, in scena, a un certo punto doveva fronteggiare un pitone vero del vero principe indiano. Ma a causa del gran caldo, anche causato dai riflettori, morirono uno dopo l’altro due serpenti. A quel punto ne fu usato uno di plastica.
(andrea tagliacozzo)

Campane a martello

Agostina, una cameriera costretta dagli eventi a diventare prostituta, manda i suoi risparmi al parroco del paese natio. Quando torna per riprendersi il denaro, la ragazza scopre che il nuovo sacerdote ha usato la somma per costruire un orfanotrofio. Un miscuglio non troppo riuscito di dramma e commedia. La Lollobrigida tornerà agli ordini di Luigi Zampa in
Cuori senza frontiere
, realizzato un anno più tardi.
(andrea tagliacozzo)

Chi è senza peccato

Un bandito, salvato da Maria, una ragazza di paese, decide di cambiare vita. Emigra in Canada e, trovato un lavoro, sposa la giovane per procura. La sorella della ragazza, sedotta da un poco di buono, dà alla luce un figlio e poi muore. Maria si prende cura del bambino che il marito, tornato dal Canada, crede sia il frutto di un tradimento. Ennesimo melodramma (il quarto) confezionato dal regista Raffaello Matarazzo su misura per la coppia Nazzari-Sanson. Meno riuscito dei precedenti, ma non privo di momenti interessanti.
(andrea tagliacozzo)

Tormento

Per sottrarsi ai maltrattamenti della matrigna, una ragazza decide di seguire il fidanzato a Milano. Ma il giovane, ingiustamente accusato di omicidio, finisce in carcere. Ma lei è in attesa di un figlio. Quando il padre scopre le faccenda muore di creapacuore. La ragazza viene separata dalla bambina. Ma alla fine lui dimostra la sua innocenza e la famigliola si riunisce. Un melodramma di grande successo, diventato ormai un classico nel suo genere grazie all’abilità del regista Matarazzo nel gestire un materiale che in altre mani avrebbe rischiato di scivolare nel ridicolo. Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, già all’opera con Matarazzo nel fortunato
Catene
, torneranno agli ordini del regista l’anno seguente ne
I figli di nessuno
.
(andrea tagliacozzo)