Le amiche

Tratta dal romanzo Tra sole donne di Cesare Pavese, la pellicola è la storia di quattro donne della borghesia torinese: Clelia, Nene, Rosetta e Momina. Tradimenti, lavoro, noia e smania di successo, in un ritratto tra i più vivi e interessanti del primo Antonioni: uno studio psicologico innovatore nel cinema  italiano di quegli anni per la franchezza con cui viene messo a nudo il vuoto di un ristretto mondo colpito da improvviso benessere. Senza consolazioni e concessioni, e con un finale duro, asciutto e dalle molte sfumature. Uno dei film di Antonioni più “di interni” e in cui meno conta il rapporto con le architetture e le città. Leone d’Argento a Venezia.

La dolce vita

Marcello è un giornalista che girovaga per Roma, alla ricerca di scoop. Incontra un’attrice straniera, assiste a un’orgia e a un suicidio, aspetta l’alba in compagnia di una purissima fanciulla e di un pesce misterioso.

Già all’epoca tra i maggiori registi della sua generazione, Fellini esplode con uno dei suoi capolavori. Una delle opere fondamentali della storia del cinema del dopoguerra, un esempio irripetibile di rispecchiamento e trasfigurazione del proprio tempo in immagini.
La dolce vita
restituisce in modo perfetto il boom, l’Italia, ma è anche lontanissimo da ciò che racconta: è insieme «paparazzo», cronaca e incubo. Per comporre il suo affresco – di un fantascientifico biancore, di una luttuosità horror – Fellini ripercorre le «arti minori» del secolo. I suoi film, a partire da questo, avranno tutti la struttura del funerale ma anche della ricapitolazione: saranno nello stesso tempo radiofonici (Fellini reinventa il proprio cinema al montaggio), fumettistici (il suo
Cinemascope
è la versione cinematografica dei fumetti di Yellow Kid di Jacovitti), circensi…
(emiliano morreale)

La mummia

Rifacimento, con numerose variazioni, di un classico interpretato nel 1934 da Boris Karloff. In Egitto, nonostante gli ammonimenti di un indigeno, tre archeologi inglesi penetrano nella tomba della principessa Arnanka, sacerdotessa del dio Kranach. Tornati in Inghilterra, uno dei tre impazzisce, mentre gli altri due devono sfuggire alla vendetta di una mummia, riportata in vita dall’indigeno. Grandi atmosfere, tipiche della Hammer (la casa di produzione inglese esperta in horror). Sullo stesso tema tornerà Stephen Sommers nel ’99 per realizzare una sua versione – più avventurosa e mono orrorifica – de
La mummia.
(andrea tagliacozzo)