Io vi troverò

Bryan, un’ex spia americana, ha deciso di rinunciare al proprio lavoro per stare vicino alla figlia adolescente Kim. È però costretto a ritornare alla sua vecchia attività e sfruttare tutte le sue capacità per salvare Kim, rapita misteriosamente a Parigi. Bryan parte così alla ricerca della ragazza e dei suoi rapitori, che ha giurato solennemente di ritrovare e uccidere, in un inseguimento solitario e contro il tempo, in una Parigi che svela il suo aspetto più inquietante e dove niente, e nessuno, è ciò che sembra.

Pallottole cinesi

Una guardia cinese deve salvare una prinicipessa rapita nel Far West. Diventerà amico degli indiani… Jackie se l’era legata al dito quando nel 1997 Jet Li aveva girato Once upon a Time in China and America di Sammo Hung. Il kung-fu nel Far West! Mi avete rubato l’idea! E adesso mostra che cosa è capace di fare lui. Ma Jackie è stanco. Non ha più né il fisico né le idee. E non sembra neanche troppo furbo (non si dice generoso). Perché si sceglie un regista-ombra, anonimo. E una spalla letteralmente invisibile, un biondone di cui non ci si ricorda neanche la faccia. Evidentemente era stato geloso di Chris Tucker, suo partner in Rush Hour , popolarissimo negli Usa. Risultato: un terzo degli incassi di Rush Hour . E un film tre volte più brutto. Gli indiani buoni, i cinesi schiavi che costruiscono le ferrovie, la principessa da salvare che decide di aiutare il popolo. Le battute anacronistiche su John Wayne. Non una traccia di ironia. Non un barlume di meraviglia nelle coreografie. Gli Usa fanno molto male a Jackie Chan. (alberto pezzotta)

Safe

Una donna della ricca borghesia scopre lentamente di essere allergica a tutti i prodotti della società industriale: dalla plastica allo smog, tutto ciò che la circonda le provoca crisi che vanno dal vomito all’asfissia. Todd Haynes, trasgressivo regista di culto dell’ambiente underground e omosessuale, esordisce nel cinema mainstream con un film stilizzatissimo, lento, quasi alla Ozu. Una vicenda che parte come un’indagine minimal ma di assoluta precisione sociologica, e che lentamente si trasforma in un incubo cronenberghiano: l’allergia alla plastica come apocalisse interna, il corpo come terreno di battaglia della sociopatia. E, nel fare ciò, si avvale di uno dei più straordinari corpi femminili del cinema americano, la rossa Julianne Moore. Nell’ultima parte, poi,
Safe
diventa un quasi-documentario su un centro new age, tanto ambiguo da apparire ad alcuni apologetico. Ma bastano l’immagine fantascientifica dell’uomo che si aggira in uno scafandro per evitare ogni contatto col mondo esterno e il primo piano di lei allo specchio che si dice guarita per mostrare l’aporia di ogni via di fuga solipsistica.
(emiliano morreale)

Caccia spietata

La guerra civile americana è ormai giunta al suo termine, ma il Colonnello Colonel Morsman Carver (Liam Neeson) ha un’ultima missione del tutto personale da compiere: scovare e uccidere Gideon (Pierce Brosnan), un ufficiale nordista del quale si vuole vendicare.