Scipione detto anche l’Africano

Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano, e suo fratello Lucio, detto l’Asiatico, sono accusati del furto di cinquecento talenti. Ma è solo una manovra politica ordita ai danni del celebre condottiero. La storia romana rivista e corretta da Luigi magni in chiave di commedia. Momenti riusciti si alternano a numerose lungaggini che finisco per appesantire il film. Curiosa la presenza nel cast di Ruggero Mastroianni (Lucio, nel film), fratello anche nella vita del più noto Marcello e realizzatore del montaggio di questa, come di molte altre pellicole italiane.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo che uccise Liberty Valance

Il senatore Stoddard rievoca ai giornalisti accorsi ai funerali dello sceriffo Doniphon i suoi esordi in politica, la sua lotta contro i grandi allevatori di bestiame, la pacificazione del West, il suo scontro con il pistolero Liberty Valance. Il racconto, poco a poco, delinea una versione della storia del West assai meno epica di quella tramandata dalla leggenda.
L’uomo che uccise Liberty Valance
è l’ideale contraltare a
Sentieri selvaggi
: se quest’ultimo è la storia del West intesa come bieca e cupa vendetta personale, il primo è l’affermarsi della logica sociale e politica sull’impegno del singolo. John Ford era uno che badava al sodo. Alla riunione del sindacato registi al tempo del maccartismo, per contrastare l’azione della destra, si presentò con la celeberrima frase: «Mi chiamo John Ford, e faccio western». La modestia del proprio operato caratterizza anche la figura di Doniphon, che preferisce restare nell’ombra lasciando che l’epos si affermi, a fronte della prosaica fatica individuale. Western crepuscolare, nel quale la società non è più capace di identificarsi con una Storia che si riduce a una questione di punti di vista. Merita di essere visto anche solo per il cast, che oppone un titanico Wayne e un dubbioso Stewart al luciferino Lee Marvin. A ciò si aggiunga la mano di uno che faceva western. Da più di quarant’anni.
(francesco pitassio)