Freaked – Sgorbi

Dopo essere stato trasformato in un mutante, una giovane star tv finisce in un lager per mutanti gestito da un mad doctor (Quaid). Satira della tv e dello star-system di plastica (con la Shields che, come al solito, si offre al dileggio in un cameo), e insieme omaggio ai Freaks di Tod Browning, con tanto di rivolta finale. Tutto frullato nella superficialità sciocca di un horror per teen-ager, infarcito di effetti speciali plasticosi peraltro molto succulenti. Uno dei quei film che nascono come cult progettati a tavolino e che non lo diventano. Premio a chi riconosce Keanu Reeves sotto il trucco dell’uomo-cane. Musicofili all’erta: la canzone dei titoli di testa è di Henry Rollins, quella dei titoli di coda (sempre che non siano tranciati dalla pubblicità) la prima collaborazione tra Bill Laswell e George Clinton. (alberto pezzotta)

Solo

Solo è un androide che ha una crisi di coscienza quando disobbedisce a un ordine che avrebbe causato la morte di molti innocenti. Questo lo mette in rotta di collisione con i suoi creatori, in particolare un sadico colonnello. Ordinario action movie per fan del genere senza troppe pretese. Van Peebles è in realtà piuttosto affascinante nel ruolo del protagonista. Super 35.

Le ali della libertà

L’onesto bancario Robbins viene accusato ingiustamente di un duplice omicidio e condannato alla prigione a vita alla fine degli anni Quaranta. Il compagno ergastolano Freeman e i suoi amici impareranno ad ammirare il codice morale di Robbins e la sua capacità nel fare le cose, nonostante un odioso direttore del carcere e un brutale secondino. Un film molto apprezzato, ben fatto ma terribilmente lungo e (come molti scritti non horror di Stephen King) vacuo e prevedibile. L’esordiente regista Darabont ha adattato il racconto Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank di King. Ben sette nomination agli Oscar.

I trasgressori

Vince e Don, due vigili del fuoco bianchi dell’Arkansas, entrano in possesso di una mappa che dovrebbe condurli a un tesoro nascosto in un fatiscente capannone industriale di East St. Louis. Si recano quindi sul posto e si mettono al lavoro, ma di lì a poco sopraggiungono alcuni spacciatori di colore fra i quali si consuma un feroce regolamento di conti: la scoperta dei due intrusi, scambiati per spie o sbirri, innesca un vero e proprio assedio, al termine del quale… Nel mazzo delle pellicole realizzate da Hill negli anni Novanta,
I trasgressori
è assai probabilmente la migliore: azione pura, tesa e concentrata, senza fronzoli o appesantimenti legati, per dirne una, all’appartenenza razziale dei protagonisti. Lo script di Gale e Zemeckis, risalente a qualche anno prima, consente al regista americano di ritrovare la secchezza e la geometria di
Driver
e de
I guerrieri della palude silenziosa
, lavorando sull’unità di luogo – nonché sulla sua funzionalità scenica – e sull’approfondimento dei caratteri in maniera quasi kurosawiana (con esiti indubbiamente assai più felici rispetto al posteriore
Ancora vivo
, direttamente ispirato a
La sfida del samurai
e ai suoi calchi leoniani). In origine il film avrebbe dovuto intitolarsi
Looters (I saccheggiatori)
, ma dopo gli eventi di Los Angeles e il caso-Rodney King la produzione ha pensato bene di lasciar perdere. Purtroppo questo non è stato l’unico cambiamento imposto a Hill dai cervelloni della Universal: infatti anche il notevole e «sincopato»
score
composto da John Zorn (successivamente pubblicato dal musicista newyorkese nel secondo volume della serie «Filmworks» col curioso titolo «Music from an Untitled Film by Walter Hill») è stato ritenuto troppo ardito e sconveniente, tant’è che lo si è rimpiazzato in quattro e quattr’otto con un paio di rap – tanto per giustificare la presenza nel cast dei due Ice, T & Cube – e soprattutto con tre o quattro accordi di
steel guitar
stile-
Paris, Texas
del solito Ry Cooder, chiamato all’ultimo momento per metterci una pezza alla bell’e meglio. Una curiosità: con tutta probabilità
I trasgressori
è il primo film nel quale i telefoni cellulari – che all’epoca erano ancora un gadget, e che squillano spesso inopinatamente e nei momenti meno opportuni – assumono una certa qual rilevanza narrativa.
(marco borroni)