Arizona Junior

Commedia formidabilmente eccentrica su una strana coppia (Cage nei panni di un rapinatore cronico di minimarket e la Hunter in quelli di un ex ufficiale di polizia) che, non potendo avere un bambino proprio, decide di rapire uno fra cinque gemelli. Un senso dell’umorismo così aggressivamente stravagante potrà non essere per tutti i gusti, ma è un inebriante mix di ironia e “slapstick”. Attenzione alle scene di inseguimento! Scritto da Ethan e Joel Coen; vivace fotografia di Barry Sonnenfeld e musica di Carter Burwell.

Hell’s Kitchen – New York City

Dopo aver scontato cinque anni di galera per un omicidio che non ha commesso, Johnny ritorna a Hell’s Kitchen, leggendario quartiere malfamato di New York. Qui trova ad attenderlo la sua ex ragazza, che gli attribuisce la morte del fratello e intende ucciderlo. Per stare lontano dai guai Johnny va da Lou, ex pugile che lavora come stalliere. Avremmo fatto volentieri a meno di Hell’s Kitchen , filmetto di un paio d’anni fa ripescato per sfruttare l’appeal divistico conquistato nel frattempo da Angelina Jolie. Comunque, vedere per credere: c’è vita dopo l’ultracult (negativo…) The Boondock Saints . Cinciripini adora Scorsese, Ferrara, Spike Lee, ma non ha capito niente di cinema. Tra scene madri prive di qualsiasi afflato drammatico, dialoghi sentenziosi che gridano vendetta al cielo, attori che vanno a ruota libera si finisce per rimpiangere un filmetto come Bobby G. Can’t Swim e persino la furia distruttrice – pre-Dogma – di Gravesend (opera prima di Salvatore Stabile). Rosanna Arquette che canta strafatta «Ho bisogno che Gesù muoia di nuovo per i miei peccati» è cool, ma dura pochi secondi. Il resto è inguardabile. Nei titoli di coda viene ringraziato Peter Gabriel, ma non si capisce cosa abbia fatto. (giona a.nazzaro)

Dick Tracy

Vivace e raffinato adattamento del classico fumetto di Chester Gould, con Beatty che impersona l’eroe tutto naso e mascella. La storia è proprio esile, ma dentro c’è talmente tanto da vedere che non ci si bada: una galassia di personaggi famosi interpretano i grotteschi cattivi disegnati da Gould, gli incredibili costumi e la direzione artistica — che vinsero l’Oscar — e Madonna che canta le nuove canzoni di Stephen Sondheim (una pecca? Troppo poche). Una di queste, Sooner or Later (I Always Get My Man), si aggiudicò a sua volta l’Oscar. Da applauso la divertente interpretazione di Big Boy Caprice regalata da Pacino. Super 35.

The rock

Storia d’azione e suspense esagerata, roboante e spesso stupida su un generale dei Marines scontento che occupa Alcatraz, minacciando di cancellare San Francisco dalla faccia della terra con un gas velenoso di ultima generazione. Al che intervengono un biochimico dell’Fbi (Cage) e un agente britannico a lungo incarcerato (Connery) — l’unico uomo che sia mai riuscito a evadere da Alcatraz — per guidare una squadra di salvataggio sull’isola. Un sacco di movimentate scene d’azione e distruzione, e altrettante forzature e buchi nella storia. David Marshall Grant compare non accreditato. Una nomination agli Oscar.

Colpevole di omicidio

Storia cupa e già vista di uno sbirro newyorkese che ritorna nel luogo in cui è nato, la località costiera di Long Beach (a Long Island), ormai abbandonata, dove suo figlio, che da tempo si è allontanato da lui, potrebbe aver commesso un omicidio. Tenta di tracciare una saga tragica di padri, figli e opportunità perdute, ma troppo spesso suona falso. Ispirato a una vicenda realmente accaduta. Super 35.

Dead Bang

Un abile poliziotto di Los Angeles, in crisi per il recente divorzio, è sulle tracce di un killer che ha ucciso un suo collega e un negoziante. La pista lo porta in Oklahoma, nel mezzo di una pericolosa cricca di neonazisti. A metà tra il poliziesco e il western moderno, un action movie di buon livello – convenzionale ma con un paio di sequenze d’antologia – efficacemente diretto dal veterano John Frankenheimer.
(andrea tagliacozzo)

Forza d’urto

Bosworth (un giocatore di football americano) si infiltra in una banda di motociclisti del Mississippi i cui trucchi per le estorsioni hanno attirato l’attenzione dei Federali e della mafia. Solo alcune incredibili scene d’azione salvano questa sciocchezza dalla discarica delle BOMBE. Sceneggiatore e produttore esecutivo è Walter Doniger, che aveva diretto i giocatori di baseball Mantle e Maris in Safe at Home!

Colpevole d’omicidio

Vincent LaMarca (Robert De Niro) è un rispettato detective di Manhattan, con alle spalle un passato un po’ agitato. Vincent è figlio di un infanticida condannato a morte negli anni Cinquanta e padre di un tossicodipendente accusato di omicidio. Vincent vive separato dalla moglie e ha una relazione con la sua vicina di casa, che però non lo consoce affatto. I giudizi della gente l’hanno sempre spinto a lavorare al massimo, per diventare uno dei migliori poliziotti della città e per potere camminare a testa alta. Questo però è andato a discapito del suo rapporto coniugale e, soprattutto, del rapporto con il figlio. Ora scopre di essere anche nonno e forse c’è l’occasione per fare la scelta migliore e provare a riparare gli errori fatti.
Colpevole d’omicidio,
titolo italiano che non rispecchia per nulla la versione originale
(City by the Sea),
è basato sull’articolo di Mike McAlary,
Mark of a Murder,
pubblicato su
Esquire.
Possibile che il gene omicida si trasmetta di padre in figlio o di generazione in generazione? Ovviamente no, ma alcune coincidenze della vita possono portare a questa conclusione e il peso del passato, poi, incide enormemente sulle scelte del presente. Dopo una sequela di flop totali, De Niro ritorna sul grande schermo con un film almeno sufficiente. Non certo un capolavoro, ma si lascia guardare. Qualche luogo comune buttato qua e la fa storcere il naso, ma nel complesso il ritmo e la scrittura non sono male.
(andrea amato)