L’ultimo samurai

Nathan Algren è ormai un fenomeno da baraccone. Reduce dalla guerra contro gli indiani del generale Custer, va nelle piazze, ubriaco, a dimostrare come si usano i fucili e raccontare di quella guerra. Ma lo richiamano per andare in Giappone ad addestrare i giapponesi all’uso delle armi. L’imperatore, giovane e debole, è stretto tra gli interessi economici di una nuova e spregiudicata classe dirigente e i vecchi samurai. Andrà e cadrà subito prigioniero dopo una battaglia contro gli antichi guerrieri che lui non aveva voluto. Nathan resterà, dall’autunno delle foglie rosse alla primavera fiorita, prigioniero tra le montagne nel villaggio di Katsumoto, ultimo erede di una dinastia di guerrieri, i Samurai. Sarà curato dalla donna, Taka, cui ha ucciso il marito in battaglia, con i figli bambini di quell’uomo e tra i guerrieri che ha combattuto. Ma quegli uomini, che vivono per antichi e gloriosi valori, conquistano piano piano Nathan. Che imparerà a combattere con la spada e con la furbizia e quando dovrà scegliere con chi stare, quando le truppe dell’imperatore saranno pronte per la guerra, non avrà esitazioni. A rischio della vita.
Edward Zwick, autore di Vento di passioni e di Shakespeare in Love, dipinge un grande affresco sul mondo d’onore dei samurai giapponesi. Tema che, ha confessato, lo ha appassionato da sempre, in particolare da quando vide per la prima volta I sette samurai di Kurosawa. Qui, in un magnifico filmone ottocentesco, vengono rievocati quei guerrieri che avevano come principi inflessibili l’onore, la lealtà, la tenacia, il coraggio, il sacrificio, ma anche la poesia e l’arte… E il protagonista è un Tom Cruise in gran forma. Un bellissimo spettacolo, insomma. Un film epico. Con battaglie interiori che si riflettono nelle guerre tra i due diversissimi eserciti. Con spettacolari paesaggi (il film è stato girato prima in Giappone nella piccola città di Himeji poi nella provincia di Taranaki, in Nuova Zelanda, ma anche negli studi di Los Angeles), splendidi costumi (ricostruiti con certosina perfezione) e armi perfette, eccellente fotografia per una storia avvincente e una strepitosa ricostruzione della battaglia finale tra giapponesi americanizzati e samurai (con 600 comparse da una parte e 75 dall’altra). Un po’ Balla coi lupi (che rimane comunque superiore), un po’ kolossal americano in costume, con l’aggiunta di tanta retorica. Quella descritta è un’epoca di transizione: dal Giappone valoroso delle spade e dell’onore all’era industriale dei cannoni, dall’isolamento più o meno felice all’apertura al nuovo mondo. È il passato che si contrappone al futuro. L’onore al business. Il mondo arcaico alle premesse della globalizzazione. Cruise, anche produttore del film, si è «allenato» otto mesi prima di cominciare a girare: ha consultato molti testi sui samurai, ha studiato la lingua giapponese e ha imparato il Kendo, il combattimento con la spada, e altre arti marziali giapponesi (e il suo maestro è lo stesso che ha istruito Russel Crowe per Il gladiatore e Mel Gibson per Braveheart). «Non solo dovevo andare a cavallo – ha dichiarato Cruise – ma anche combattere mentre ero in sella…». Un impegno, peraltro consueto per Tom Cruise, che lo mette in lizza per l’Oscar visto che l’interprete di Eyes Wide Shut ha collezionato molte nomination ma mai una statuetta dell’Academy. Per L’ultimo samurai, comunque, si è già aggiudicato la nomination come miglior attore protagonista per i Golden Globe (altre due per la regia e per Ken Watanabe come miglior attore non protagonista). Perfetto anche il resto del cast con Watanabe, nella parte del capo dei samurai, e la bella Koyuki nella parte di Taka, una delle attrici giapponesi di maggior successo oggi. Simpatico e azzeccato Timothy Spall nel ruolo di Simon Graham, il fotografo inglese. Tra le curiosità: la produzione si è servita di una troupe di professionisti giapponesi di alto livello specializzati proprio in pellicole sui samurai. Per la battaglia finale è stata addirittura spianata una collinetta per ampliare il campo. Ottanta persone si sono occupate per 14 mesi della confezione del guardaroba per un totale di 2000 costumi. L’ideogramma (mai tradotto) che il figlio di Taka consegna come regalo a Nathan significa «bushido», ovvero «la via del guerriero». (d.c.i)

In cerca di Mr. Goodbar

Theresa, una giovane che ha ricevuto un’educazione particolarmente religiosa, trova un posto d’insegnante in una scuola per sordomuti. La sua personalità comincia a sdoppiarsi: mentre il giorno si comporta da donna morigerata, la notte si abbandona a ogni sfrenatezza. Ottima l’interpretazione di Diane Keaton, straordinaria nel tratteggiare il ritratto di una donna inquieta e autodistruttiva, ma il film, tratto dall’omonimo romanzo di Judith Rossner, non può dirsi altrettanto riuscito. In quello stesso anno, la Keaton vinse un Oscar come migliore attrice protagonista con Io e Annie Io e Annie di Woody Allen. (andrea tagliacozzo)

58 minuti per morire (Die Harder)

Un commando di terroristi, incaricati di liberare un dittatore del Sud America atteso a Wahington a bordo di un aereo dell’esercito americano, riesce a impadronirsi dell’intero sistema di controllo dell’areoporto. Il poliziotto John McClaine, che si trova sul posto in attesa dell’arrivo della moglie, entra subito in azione nel tentativo di fermarli. Seguito di
Trappola di cristallo
, divertente e spettacolare quanto il primo, anche se ancora più violento (non a caso, il regista Renny Harlin aveva diretto il quarto episodio della serie
Nightmare
). Simpaticissimo Bruce Willis: un antieroe coi fiocchi.
(andrea tagliacozzo)

Hindenburg

Nel 1937, un colonnello della Luftwaffe sale a bordo del dirigibile tedesco Hindenburg, che si appresta a compiere la sua seconda trasvolata dell’Atlantico, per scoprire tra i 97 passeggeri un misterioso attentatore antinazista. Un film decisamente minore del regista di
West Side Story
, a cui non basta un cast d’eccezione per tenere sveglio l’interesse. La trama, debitamente romanzata, s’ispira a un fatto realmente accaduto. Oscar per gli effetti speciali.
(andrea tagliacozzo)

Il Corvo III: Salvation

Alex Corvis finisce sulla sedia elettrica la notte del suo ventunesimo compleanno. È accusato di aver ucciso la fidanzata Lauren con 53 pugnalate, si proclama innocente ma in pochi gli credono. Torna in vita, adesso è il corvo e dovrà risolvere il mistero dell’omicidio della ragazza e smascherare il suo assassino. Ma la sua ricerca lo porta in un mondo in cui i poliziotti proteggono il cuore più violento della città, fatta di vizi e corruzione. Alla sua terza edizione, il Corvo interrompe le storie dei personaggi protagonisti degli episodi precedenti e ripropone, ancora una volta, le tematiche dell’amore eterno, del castigo e della perdita tragica. Fin dall’inizio si capisce come andrà a finire, molte scene sono déjà-vus che appesantiscono la trama, del tutto priva di tensioni e suspance. È veramente deludente, come il secondo. Insomma, se una persona cerca un po’ di brivido, in questa pellicola non lo trova.
(fabio bonvini)