Geronimo

Non il primo Geronimo ad apparire sul grande schermo (uno dei tanti è stato ad esempio quello di
Ombre rosse
di John Ford), ma di sicuro quello ritratto in modo più intenso e moderno.
Geronimo
è il western più complesso della lunga filmografia di Walter Hill, che in termini western ha sempre concepito la struttura e i moduli narrativi di ogni suo lavoro (anche se di incursioni ufficiali nella frontiera ottocentesca ne ha fatte solo tre:
I cavalieri dalle lunghe ombre, Wild Bill
e appunto
Geronimo
). La bellezza di questo piccolo capolavoro degli anni Novanta, co-sceneggiato dal grande reazionario e affabulatore John Milius, sta in una dimensione epica e mitica che trascende persino il dato storico per riproporre l’eterno conflitto etico, eroico e paritario tra razze diverse, che non può non mantenere intatta e alta la dignità dei contendenti, quale che sia la loro sorte. I bianchi e infidi colonizzatori e i nativi americani diventano così l’emblema assoluto di un poema etnico senza velleitarie concessioni progressiste, tutto concentrato in una dimensione sovrumana, amara e sconsolata. Che è in fondo l’universo in cui, senza fino ad allora convergere, si erano mossi Walter Hill e John Milius. Straordinari Gene Hackman, Jason Patric e Wes Studi.
(anton giulio mancino)

Avatar

Jake Sully è un ex Marine costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante la disabilità fisica, nel cuore Jake è rimasto un combattente. Viene arruolato e, dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l’avamposto degli umani su Pandora, dove un consorzio di aziende è impegnato nell’estrazione di un raro minerale, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica, è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all’atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora… i Na’vi.

Rinato nel corpo di un avatar, Jake può camminare di nuovo e dare inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na?vi, che sono diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na’vi, Neytiri, gli salva la vita e questo cambia tutto. Jake viene accolto nel suo Clan e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini.
Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l’uomo impara a rispettare i Na’vi e il mondo in cui vivono e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na’vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero.

Dodici anni dopo ‘Titanic’, Cameron dirige un progetto ancora più ambizioso e costoso (500 milioni di dollari) efacendo un uso eccellente del 3D Delude, invece, la banalità della sceneggiatura che riduce tutto a un messaggio ecologico ingenuo e prevedibile, lontano mille miglia dalla profondità che la stessa Hollywood aveva saputo toccare. Successo planetario al botteghino (2 miliardi e 700 milioni di dollari) .Ben 9 nomination agli Oscar del 2009 ma ‘solo’ tre statuette (per Scenografia, Effetti speciali e Fotografia), con Cameron che viene battuto neri premi ‘pesanti’ dall’ex moglie Kathryn Bigelow con ‘The Hurt Locker’.

L’ultimo dei Mohicani

Dall’omonimo romanzo di James Fenimore Cooper, già portato sullo schermo nel ’20, nel ’36, nel ’47 e nel ’77. Nel 1757, in Canada, Hawkeye, un bianco adottato dai mohicani, salva la vita alle figlie di un comandante inglese dall’attacco dagli indiani Uroni. L’uomo, condotte le ragazze alla guarnigione del padre, assediata dai francesi e dagli Uroni loro alleati, s’innamora della maggiore delle due sorelle, Madeleine. Spettacolare e incalzante, il film ha i suoi punti di forza nella magniloquente regia di Mann e nella vibrante e atletica performance di Daniel Day-Lewis.
(andrea tagliacozzo)