Appartamento al Plaza

Da una commedia di Neil Simon, adattata per lo schermo dello stesso autore, tre divertenti storie ambientate in una suite del celebre albergo newyorkese. Uno strepitoso Walter Matthau interpreta i ruoli dei tre protagonisti: un marito che vuole separarsi dalla moglie; un produttore che vuole portarsi a letto una ingenua casalinga; un padre che litiga con la figlia perché non vuole più sposarsi. Regia di mestiere, ma efficace.
(andrea tagliacozzo)

L’ispettore Martin ha teso la trappola

L’ispettore Jack Martin della squadra omicidi di San Francisco vuole vendicare un collega morto in una strage compiuta a colpi di mitra su un autobus. Convinto che l’amico era sulle tracce e ormai prossimo alla cattura di un pericoloso assassino, ne ripercorre le tappe, correndo gli stessi rischi. Un insolito Walter Matthau per un poliziesco teso e coinvolgente, anche se non troppo originale.
(andrea tagliacozzo)

Sciarada

A Parigi, una ragazza americana apprende che il marito, dal quale stava per divorziare, è morto in circostanze misteriose. Uno sconosciuto aiuta la giovane a sfuggire ad alcuni brutti ceffi che cercano di recuperare un’ingente somma trafugata anni prima dal consorte. Un intricatissimo giallorosa, divertente, ironico, ma anche ricco di suspense, con un insolito Walter Matthau nella parte del cattivo. Straordinari anche gli altri due protagonisti, con un Cary Grant attempato ma in grande forma. Elegante la regia di Stanley Donen. (andrea tagliacozzo)

E io mi gioco la bambina

Tratto dalla novella di Damon Runyon Little Miss Marker, già portata sullo schermo nel 1934 (con Adolphe Menjou e Shirley Temple), nel 1949 (con Bob Hope) e nel 1963 (con Tony Curtis, qui relegato in un ruolo di secondo piano). Una bambina di sei anni, rimasta orfana, sconvolge la vita di uno scorbutico allibratore, costretto a farle da balia. Il film, piuttosto deludente, segnò l’esordio dietro alla macchina da presa dello sceneggiatore Walter Bernstein. (andrea tagliacozzo)

Dennis la minaccia

Un inconcepibile e scadente plagio di Mamma, ho perso l’aereo da parte del produttore John Hughes, basato sul fumetto di Hank Ketcham, con le scaramucce del biondo birbantello con lo stizzoso vicino mister Wilson (Matthau) a fare da semplice riscaldamento prima dello scempio cui viene sottoposto, in puro stile Culkin, un derelitto ladruncolo. Sotto gli otto anni ci si diverte anche, ma resta una disperante carrellata di gag a base di mazzate e puzzette. Con un sequel, direttamente in homevideo.

Quel giardino di aranci fatti in casa

Da una commedia di Neil Simon, adattata per lo schermo dallo stesso autore. Libby, pimpante diciannovenne, vorrebbe sfondare nel mondo del cinema. A questo scopo, si reca ad Hollywood dove vive il padre, un tempo sceneggiatore per il cinema e per la televisione. Ma la ragazza, che ha vissuto sempre con la madre, non vede il genitore da moltissimi anni. Un Walter Matthau in buona forma non riesce a risollevare le sorti di un film che troppo spesso assomiglia a una sorta di situation comedy enormemente dilatata. Impeccabile, comunque, la confezione realizzata da Herbert Ross.
(andrea tagliacozzo)

Che botte se incontri gli «Orsi»

Un ex giocatore di baseball riceve l’incarico di allenare una squadra di volenterosi ragazzini. Dopo un disastroso inizio di campionato, il team, grazie all’apporto di due nuovi arrivati, riesce a risalire diverse posizioni in classifica. Commediola prevedibile ma dignitosa, anche grazie alla consumata bravura di Walter Matthau (che Ritchie tornerà a dirigere nell’82 in
Come ti ammazzo un killer
) e alla verve della giovane Tatum O’Neal.
(andrea tagliacozzo)

Pirati

Capitan Red, famigerato corsaro, e il suo mozzo Ranocchio sono gli unici superstiti di un naufragio. Tratti in salvo da un galeone spagnolo, i due vengono immediatamente messi ai ferri. Ma il pirata riesce in breve tempo a ribaltare la situazione: convince la ciurma ad ammutinarsi e prende il controllo della nave. Tentativo, non del tutto riuscito, di ricreare con un pizzico di ironia l’atmosfera dei vecchi film d’avventura. Walter Matthau gigioneggia, ma non basta: il copione (scritto da Polanski con il fido Gérard Brach) non riesce a servirgli momenti e battute sufficientemente spassosi.
(andrea tagliacozzo)

J.F.K. – Un caso ancora aperto

Stati Uniti, 1963. Il procuratore Jim Garrison, poco convinto delle tesi che vogliono il Presidente Kennedy ucciso da un assassino solitario, l’ex marine Lee Harvey Oswald, apre un’inchiesta per smascherare le fila di un eventuale complotto. Tipico film alla Oliver Stone, impostato come una lunga, appassionata, interminabile requisitoria di tre ore, ricca di dati, supposizioni e, probabilmente, qualche azzardo storico. Si tratta, comunque, della migliore regia del discusso cineasta americano, che riesce a mescolare abilmente le scene del film alle immagini di repertorio (alcune vere, altre ricostruite con la tecnica del documentario) riuscendo a creare un’opera altamente spettacolare, cinematografica, ma allo stesso tempo di un realismo impressionante. Oscar 1991 al montaggio (davvero straordinario) e alla fotografia (di Robert Richardson).
(andrea tagliacozzo)

Buddy Buddy

Commedia nera senza pretese su un assassino prezzolato, il cui lavoro viene turbato dall’intrusione di un estraneo. Una farsa semplice, interpretata alla perfezione da Lemmon e Matthau, adattata da Wilder e I.A.L. Diamond dal film francese Il rompiballe. Ultimo film per Wilder alla regia. Panavision.

Dinosauri a colazione

Sguardo satirico al mondo del cinema degli anni Ottanta, scritto e co-prodotto da Grodin che ci mise anni a realizzarlo. Un cast di talento (che comprende cammei di Steve Martin e Penny Marshall) per lo più sprecato in questa boriosa commedia che offre rari sprazzi intensi e ilari. Peccato… Love in Sex aveva grandi possibilità.

Una notte con vostro onore

Dalla commedia
First Monday in October
di Jerome Lee Lawrence e Robert E. Lee, adattata per lo schermo dagli stessi autori. Una giovane donna viene chiamata a far parte della Suprema Corte di Giustizia di New York suscitando la perplessità degli altri membri, tutti maschi. Riuscirà a convincere anche il più ostinato di questi, il liberale ma burbero giudice Snow. Matthau e la Clayburg tentano di rinverdire la commedia con lo scontro dei sessi in stile Spencer Tracy-Katharine Hepburn. Il risultato è solo saltuariamente divertente, anche a causa di un copione poco incisivo e una regia decisamente non all’altezza della situazione.
(andrea tagliacozzo)

Come ti ammazzo un killer

Riuscendo a sventare una rapina, un giovane, depresso per il recente licenziamento, ritrova la fiducia in se stesso. Lasciatosi però abbindolare dalle teorie belliciste dei
survivalisti
, parte per un corso d’addestramento sulle montagne. Terzo film di Robin Williams (escludendo una breve apparizione in
Can I Do It… Till I Need Glasses
del lontano 1977), diventato una star con la serie
Mork e Mindy
, ma all’epoca ancora in cerca di una vera affermazione nel mondo del cinema. Il film, piuttosto confuso nella struttura, procede per espedienti e funziona solo a tratti, indubbiamente valorizzato dalla bravura di Williams e dal consumato professionismo di Matthau.
(andrea tagliacozzo)

California Suite

Divertente commedia che Neil Simon, autore della frizzante sceneggiatura, ha tratto da un suo hit di Broadaway (
Plaza Suite
). Sullo sfondo del Beverly Hills Hotel scorrono parallele quattro storie. Una di queste vede protagonista una strana coppia di coniugi, formata da un antiquario bisessuale e un’attrice un po’ bisbetica che, candidata all’Oscar, non riesce ad aggiudicarsi l’agognata statuetta. Ironia della sorte, la seconda è interpretata da Maggie Smith che, proprio con questo ruolo, vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Non per soldi… ma per denaro

Pungente commedia di Wilder su un cameraman della tv (Lemmon) ferito durante una partita di football e un avvocato senza scrupoli (Matthau) che esagera i danni per truffare l’assicurazione. La prova di Matthau, vincitore di un Oscar, colpisce nel segno. Sceneggiato da Wilder e dal suo collaboratore I.A.L. Diamond. Panavision.

Prima pagina

Dal lavoro teatrale di Ben Hecht e Charles Mac Arthur, una commedia già portata sullo schermo nel ’31 da Lewis Milestone e nel ’39 da Howard Hawks (col titolo La signora del venerdì). Un cronista di Chicago, in procinto di sposarsi e di cambiare lavoro, è costretto dal proprio direttore a intervistare un condannato a morte. Quest’ultimo riesce a fuggire durante un interrogatorio nascondendosi proprio nella Sala Stampa della prigione. Sicuramente non si tratta di una delle migliore regie di Billy Wilder, anche se il tocco del maestro affiora qua e là e gli interpreti sono a dir poco impeccabili. (andrea tagliacozzo)

Il piccolo diavolo

Esorcizzando una grassa parrucchiera posseduta dal demonio, un sacerdote americano si trova davanti a un piccolo e scatenato diavoletto, simpatico quanto irriverente e dispettoso. Ai colleghi del convento, il prete presenta lo strano essere, fonte inesauribile di guai, come suo nipote. Commedia ricca di momenti esilaranti, ma anche di grandi lacune e una struttura narrativa praticamente inesistente. La sceneggiatura del film, tutt’altro che esaltante, è firmata dall’attore toscano assieme a Vincenzo Cerami. (andrea tagliacozzo)

Hello Dolly

Una vedova, sensale di matrimoni, sceglie tra i suoi clienti il miglior partito, un commerciante di mezza età, e lo fa innamorare di sé. Dalla commedia di Jerry Herman e Michael Stewar (tratta da The Matchmaker di Thornton Wilder), che tanto successo aveva riscosso a Broadway. Nonostante l’ottima interpretazione della Streisand e la regia tutto sommato elegante di Gene Kelly, il film non ebbe lo stesso successo. Anzi, rischiò di mandare a picco la 20th Century Fox che l’aveva prodotto.
(andrea tagliacozzo)

Lo strizzacervelli

Un famoso psichiatra di Los Angeles, dovendo cercare un momentaneo sostituto per la sua rubrica radiofonica di successo, si rivolge al dottor Lawrence Baird, direttore di una clinica per malati mentali. Sfortunatamente per lui a ricevere la chiamata è John Burns, un paziente dell’istituto, che piomba a Beverly Hills spacciandosi per il dottor Baird. Attori sprecati in questa fiacca farsa che vorrebbe ironizzare sull’ambiente della psicanalisi. Solo Dan Aykroyd ogni tanto azzecca qualche battuta. Donna Dixon, moglie di Aykroyd, è già apparsa a fianco del marito in
Spie come noi,
girato nell’85.
(andrea tagliacozzo)