Geronimo

Non il primo Geronimo ad apparire sul grande schermo (uno dei tanti è stato ad esempio quello di
Ombre rosse
di John Ford), ma di sicuro quello ritratto in modo più intenso e moderno.
Geronimo
è il western più complesso della lunga filmografia di Walter Hill, che in termini western ha sempre concepito la struttura e i moduli narrativi di ogni suo lavoro (anche se di incursioni ufficiali nella frontiera ottocentesca ne ha fatte solo tre:
I cavalieri dalle lunghe ombre, Wild Bill
e appunto
Geronimo
). La bellezza di questo piccolo capolavoro degli anni Novanta, co-sceneggiato dal grande reazionario e affabulatore John Milius, sta in una dimensione epica e mitica che trascende persino il dato storico per riproporre l’eterno conflitto etico, eroico e paritario tra razze diverse, che non può non mantenere intatta e alta la dignità dei contendenti, quale che sia la loro sorte. I bianchi e infidi colonizzatori e i nativi americani diventano così l’emblema assoluto di un poema etnico senza velleitarie concessioni progressiste, tutto concentrato in una dimensione sovrumana, amara e sconsolata. Che è in fondo l’universo in cui, senza fino ad allora convergere, si erano mossi Walter Hill e John Milius. Straordinari Gene Hackman, Jason Patric e Wes Studi.
(anton giulio mancino)

I guerrieri della notte

Nel famigerato quartiere del Bronx, durante una riunione fra tutte le bande di teppisti newyorkesi, viene assassinato uno degli indiscussi capi carismatici. La colpa ricade ingiustamente sul gruppo dei Guerrieri che si trova così al centro di una violenta caccia all’uomo da parte delle altre bande. Dal romanzo di Sol Yurick, un film che riesce abilmente a fondere l’azione con la sociologia sullo sfondo di una New York notturna dal volto inedito. Ottima la regia di Walter Hill, autore anche della sceneggiatura assieme a David Shaber. Durante la lavorazione del film, gli attori, scambiati per veri teppisti dagli abitanti del quartiere dov’era allestito il set, hanno avuto non pochi problemi.
(andrea tagliacozzo)

Johnny il bello

Johnny Sedley, detto ironicamente
il bello
a causa di una deformazione che gli deturpa il volto, si associa con l’amico Mickey e con altri due balordi, Rafe e la bella Sunny, per compiere una rapina. Una volta portato a termine il colpo, gli ultimi due uccidono Mickey e permettono la cattura di Johnny che, condannato a diversi anni di prigione, medita di vendicarsi. Un melodramma d’azione diretto da Walter Hill con stile veloce ed efficace. Non male anche Mickey Rourke, ben al di sopra dei suoi soliti standard.
(andrea tagliacozzo)

I trasgressori

Vince e Don, due vigili del fuoco bianchi dell’Arkansas, entrano in possesso di una mappa che dovrebbe condurli a un tesoro nascosto in un fatiscente capannone industriale di East St. Louis. Si recano quindi sul posto e si mettono al lavoro, ma di lì a poco sopraggiungono alcuni spacciatori di colore fra i quali si consuma un feroce regolamento di conti: la scoperta dei due intrusi, scambiati per spie o sbirri, innesca un vero e proprio assedio, al termine del quale… Nel mazzo delle pellicole realizzate da Hill negli anni Novanta,
I trasgressori
è assai probabilmente la migliore: azione pura, tesa e concentrata, senza fronzoli o appesantimenti legati, per dirne una, all’appartenenza razziale dei protagonisti. Lo script di Gale e Zemeckis, risalente a qualche anno prima, consente al regista americano di ritrovare la secchezza e la geometria di
Driver
e de
I guerrieri della palude silenziosa
, lavorando sull’unità di luogo – nonché sulla sua funzionalità scenica – e sull’approfondimento dei caratteri in maniera quasi kurosawiana (con esiti indubbiamente assai più felici rispetto al posteriore
Ancora vivo
, direttamente ispirato a
La sfida del samurai
e ai suoi calchi leoniani). In origine il film avrebbe dovuto intitolarsi
Looters (I saccheggiatori)
, ma dopo gli eventi di Los Angeles e il caso-Rodney King la produzione ha pensato bene di lasciar perdere. Purtroppo questo non è stato l’unico cambiamento imposto a Hill dai cervelloni della Universal: infatti anche il notevole e «sincopato»
score
composto da John Zorn (successivamente pubblicato dal musicista newyorkese nel secondo volume della serie «Filmworks» col curioso titolo «Music from an Untitled Film by Walter Hill») è stato ritenuto troppo ardito e sconveniente, tant’è che lo si è rimpiazzato in quattro e quattr’otto con un paio di rap – tanto per giustificare la presenza nel cast dei due Ice, T & Cube – e soprattutto con tre o quattro accordi di
steel guitar
stile-
Paris, Texas
del solito Ry Cooder, chiamato all’ultimo momento per metterci una pezza alla bell’e meglio. Una curiosità: con tutta probabilità
I trasgressori
è il primo film nel quale i telefoni cellulari – che all’epoca erano ancora un gadget, e che squillano spesso inopinatamente e nei momenti meno opportuni – assumono una certa qual rilevanza narrativa.
(marco borroni)

Ancora 48 ore

A San Francisco, durante uno scontro a fuoco, l’agente di polizia Jack Cates uccide un delinquente al servizio di un trafficante di droga. La pistola del criminale, che aveva sparato per primo provocando la reazione del poliziotto, scompare e Jake si ritrova in un mare di guai. Ad aiutarlo ci pensa una sua vecchia conoscenza: il galeotto Reggie Hammond. Stanca ripetizione del film precedente, nonostante il buon mestiere di Walter Hill (qui decisamente meno ispirato del solito).
(andrea tagliacozzo)

I guerrieri della palude silenziosa

Nelle paludi della Louisiana, nove soldati della Guardia nazionale, giunti in quella zona per un’esercitazione, rubano le canoe dei Cajuns, discendenti dei rifugiati canadesi del Settecento, provocando la violenta reazione di questi. Inizia una guerra senza esclusione di colpi. Un action movie teso e violento, un capolavoro nel suo genere. Walter Hill è assolutamente straordinario nello sfruttare l’ostilità dell’ambiente circostante.
(andrea tagliacozzo)

Danko

Il rude capitano Danko viene inviato a Chicago dal governo sovietico per catturare un trafficante di droga sfuggitogli in patria. Giunto a destinazione, riceve la collaborazione di un estroverso collega americano. Nettamente inferiore a molti altre realizzazioni di Walter Hill, ma pur sempre uno spettacolare e divertente film d’azione. Rimarrà famoso per essere stata la prima produzione americana ad avere avuto il permesso di girare alcune scene nelle Piazza Rossa di Mosca.
(andrea tagliacozzo)

Chi più spende più guadagna

Tratto da
Brewster’s Million
, il romanzo di George Barr McCutcheon che nel ’42 aveva già ispirato ad Allan Dwan il suo
Milioni in pericolo
. Un giocatore di baseball deve spendere 30 milioni di dollari in un mese per ereditare la favolosa fortuna che gli ha lasciato uno stravagante prozio. L’impresa, strano a dirsi, si rivela più difficile del previsto. Il maestro del cinema d’azione Walter Hill se la cava discretamente anche con la commedia, aiutato dalla verve del protagonista. Ma il film avrebbe potuto essere più divertente.
(andrea tagliacozzo)

48 ore

Per catturare un pericoloso criminale, fuggito di prigione e deciso a recuperare l’ingente bottino di una rapina, l’ispettore Cates si serve di un ex compagno dell’evaso, lo spigliato galeotto nero Reggie. Fortunato debutto di Eddie Murphy sul grande schermo in un film che fonde abilmente i toni della commedia con quelli del poliziesco veloce e ultraviolento. Nel 1990, Walter Hill ne realizzerà un seguito,
Ancora 48 ore
, con gli stessi Nolte e Murphy come protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Detective Harper: acqua alla gola

Nove anni dopo
Detective’s Story
, Paul Newman torna a interpretare il ruolo dell’investigatore privato Lew Harper. Una ricca ereditiera, che alcune lettere anonime accusano di adulterio, incarica il detective Harper di scoprire l’autore delle missive. Un discreto thriller, anche se inferiore al precedente film e con una sola sequenza degna di nota, quella della trappola nella piscina a cui fa riferimento il titolo originale (
The Drowning Pool
, ovvero la «piscina che annega»). Rosenberg aveva già lavorato con Newman in
Nick mano fredda
. Tra gli interpreti compare anche una giovanissima Melanie Griffith.
(andrea tagliacozzo)