Questa è la vita

Il film è composto da quattro episodi, tratti da altrettante novelle di Luigi Pirandello:
La giara, Il ventaglino, La patente
e
Marsina stretta
. Il migliore è il terzo, con uno strepitoso Totò nella parte di un potente jettatore che chiede alle autorità una patente, un certificato ufficiale che gli permetta di guadagnare denaro con le sue straordinarie, ma terribili qualità.
(andrea tagliacozzo)

Ischia operazione amore

Nella cornice del mare di Ischia, scorrono parallele le vicende del figlio di un albergatore che corteggia le stagionate ma ricche clienti, di un ex calciatore che truffa una donna d’affari e di una mantenuta legata a un nobile siciliano che s’innamora di uno stravagante inventore. Un divertente Walter Chiari anima questa tipica commedia italiana balneare degli anni ’60.
(andrea tagliacozzo)

Le sorprese dell’amore

Due coppie sono male assortite: Ferdinando, timido insegnante, è fidanzato con l’allegra ed esuberante Didì, mentre l’amico Battista, inguaribile dongiovanni, ha come compagna la gentile e romantica Marianna. Ma Didì ha la giusta soluzione al problema e propone a Marianna uno scambio di partner. Commedia leggera, abbastanza vivace, ma distante anni luce da
La finestra sul Luna Park,
ovvero il migliore dei film fino ad allora realizzati da Comencini.
(andrea tagliacozzo)

Un mandarino per Teo

Dalla commedia musicale di Garinei e Giovannini. Il giovane Teo preme il bottone di un congegno che due strani signori gli hanno consegnato promettendogli che con quel semplice gesto sarebbe diventato ricchissimo, anche se provocando la morte di un mandarino cinese. Qualche giorno dopo un notaio gli comunica che in Cina è deceduto un mandarino lasciandolo erede di una grossa somma. Dignitosa (ma tutt’altro che memorabile) versione cinematografica dello spettacolo teatrale realizzata con l’ausilio del cast originale.
(andrea tagliacozzo)

Caccia al marito

Decise a trovare marito, quattro commesse dei Grandi Magazzini usano i loro risparmi e si concedono una vacanza in una rinomata località balneare. Appena arrivate, le ragazze si danno subito da fare per attirare le attenzioni di qualche buon partito. Una delle numerose commedie balneari realizzate negli anni Sessanta dal regista Marino Girolami. Un film senza troppe pretese che all’epoca incassò la considerevole cifra di 230 milioni.
(andrea tagliacozzo)

Bellissima

Maddalena vorrebbe per la figlia, mingherlina e non bellissima, un futuro di attrice. Per farla arrivare sarebbe disposta a tutto, ma l’orrore del mondo che incontra è tale da far nascere in lei un disgusto che si scioglierà in un lungo pianto. Pietra tombale del neorealismo e presagio della fine di un popolo, Bellissima riesce a seminare inquietudini anche sul nostro presente. Uno dei più bei film del cinema italiano e capolavoro di Visconti: teorico e carnale, modernissimo, metafilmico come molto cinema di quegli anni, da La signora senza camelie di Antonioni ai melodrammi di Cottafavi, fino al felliniano Sceicco bianco. Lavorando su uno spunto di Zavattini, Visconti ci lascia una feroce autocritica del neorealismo, quella stessa che poco dopo tentò ancor più radicalmente – ma con esiti meno felici – il Rossellini di Dov’è la libertà? . Le lacrime della Magnani sulla panchina, mentre si odono le note de L’elisir d’amore di Donizetti, sono l’anello che congiunge l’urlo di Roma città aperta al singulto funebre di Mamma Roma. (emiliano morreale)

Un giorno in pretura

In un tribunale romano, durante un’intensa giornata, il pretore Lorusso passa in rassegna diversi casi: da un ladruncolo che per fame ha rubato dei gatti, al figlio di un ex deputato accusato di aver baciato una ragazza; da un caso di abbandono del tetto coniugale, a un altro di oltraggio al pudore. Memorabile soprattutto quest’ultimo episodio con Alberto Sordi che dà vita a uno dei suoi personaggi più famosi: Nando Mericoni, l’americano «de Roma».
(andrea tagliacozzo)

Capriccio all’italiana

Film a episodi, l’ultimo girato da Totò prima della scomparsa avvenuta il 15 aprile del 1967. Il principe della risata compare in due dei sei segmenti: nel primo (diretto da Steno) è un anziano signore che rapa a zero i capelloni; nel secondo (diretto da Pasolini) è una marionetta che recita l’Otello in un teatrino popolare. La pellicola si ricorda soprattutto per quest’ultimo episodio, il più personale e poetico, mentre gli altri sono piuttosto trascurabili. (andrea tagliacozzo)

Totò al giro d’Italia

Il professor Totò, giudice in un concorso di bellezza, s’innamora di una concorrente e la chiede in moglie. La ragazza finge di accettare, ma pone una condizione al proprio consenso: lo sposerà solo se vincerà il giro d’Italia. Totò, incontenibile come al solito, stavolta si ritrova al suo fianco due spalle d’eccezione: Coppi e Bartali. Una pellicola prevedibile e senza troppe pretese, ma ricca di spunti divertenti, anche grazie all’apporto in fase di sceneggiatura di Vittorio Metz e Marcello Marchesi. Il film fu girato con un Totò a disagio negli esterni e a pedalare (spesso è sostituito dalla controfigura Dino Valdi) mentre i corridori preparavano effettivamente il giro di Lombardia dell’anno seguente. È il primo film in cui il nome di Totò compare nel titolo.
(andrea tagliacozzo)

Io, io, io… e gli altri

Uno scrittore decide di svolgere un’inchiesta che ha come tema l’egoismo umano, ma l’atto di accusa che si era preparato contro gli altri, nel corso del lavoro, si muta in una vera e propria confessione. Blasetti, al suo terzultimo lungometraggio, non è più incisivo come una volta, anche se il film contiene numerosi spunti interessanti e può contare su un cast a dir poco imponente. Alla sceneggiatura del film hanno collaborato ben undici autori, tra i quali spiccano i nomi di Ennio Flajano, Age, Scarpelli, Leo Benvenuti e Piero De Bernardi. (andrea tagliacozzo)