Kill Bill: Vol. 1

KILL BILL – VOLUME 1

Un matrimonio finito in carneficina. Una sposa (Uma Thurman) alla ricerca della propria vendetta. Da qui si sviluppa la trama di Kill Bill – Volume 1, film del 2003 scritto e diretto dal grande regista Quentin Tarantino.

Il mandante di questi omicidi è Bill, un uomo il cui volto non verrà mai inquadrato. Da qui, dunque, il titolo del film: la Sposa vuole trovare questo individuo e ucciderlo, chiudendo così i conti con il passato in modo definitivo. Ma riuscirà in questa impresa? Otterrà la vendetta che brama?

CURIOSITÀ

  • Kill Bill – Volume 1 nasce sul set di Pulp Fiction (1994). Infatti, in quell’occasione, Tarantino e la Thurman pensano insieme alla storiella che lei, in una scena di Pulp Fiction, racconta. Da qui l’idea per l’altra pellicola.
  • Tuttavia, dopo Pulp Fiction le strade di Tarantino e della Thurman si sono divise, rimandando il progetto pensato insieme. Successivamente, il regista incontrò nuovamente l’attrice e decise di girare Kill Bill come regalo per i trent’anni di lei.
  • Se Kill Bill – Volume 2, sequel del 2004, è ispirato allo spaghetti-western, a Sergio Leone e allo stile occidentale, il primo capitolo è invece proteso verso lo stile orientale. Ci sono infatti riferimenti a film con Bruce Lee e, in particolare, al capolavoro Cinque dita di violenza (1972). Quest’ultima pellicola lanciò in Italia il filone dei film di kung-fu.
  • La sequenza in stile anime che racconta il passato di O-Ren (Lucy Liu) è a cura di Production I.G., cioè uno studio d’animazione giapponese famoso per Ghost in the Shell.

Kill Bill: Vol. 2

Dopo aver ucciso le sue ex colleghe, la Sposa prosegue nella sua vendetta nei confronti di chi ha massacrato suo marito e i suoi amici nel giorno del suo matrimonio. All’appello mancano ancora Budd, Elle Driver e lo stesso Bill, un tempo amante della donna.

Dopo l’azione, il sangue e gli interminabili combattimenti del

Vol.1,
la seconda parte del quarto film di Quentin Tarantino abbandona le analogie con il cinema di Hong Kong per assomigliare, parole dello stesso regista, a uno spaghetti western. Ma «dietro ogni mia inquadratura c’è un film di Mario Bava», aggiunge, sottolineando l’omaggio della sua opera a uno dei maestri italiani del cinema di genere. Il «secondo volume» dà allo spettatore tutte le risposte alle domande nate dalla visione del «volume uno», affidandole a personaggi a tutto tondo come lo straordinario Bill di David Carradine, il fallito Budd di Michael Madsen e, ovviamente, la Sposa di Uma Thurman. Ciò che maggiormente colpisce sono le differenze stilistiche tra le due parti, originariamente concepite come un unico film poi diviso in due parti dalla Miramax a causa della sua eccessiva lunghezza. Tanto la prima era dominata da effetti speciali e coreografici combattimenti quanto la seconda si basa sui rapporti fra i suoi personaggi, in particolare sulla relazione vittima-carnefice che lega Bill e la Sposa. Tanto il primo volume era sembrato un’incredibile pezzo di bravura del regista quanto il secondo lascia spazio agli attori e alle loro intense interpretazioni. Sembra, insomma, di assistere a un altro film, di cui però è fortemente sconsigliata la visione a chi non abbia già assistito al suo predecessore.
(maurizio zoja)