L’urlo dei comanches

Accusato ingiustamente di omicidio, Davis viene inseguito dallo sceriffo cui sfugge rifugiandosi nell’insidioso territorio dei comanches. Qui salva una donna e suo figlio. Il protagonista (Clint Walker) non è di quelli memorabili, ma la costruzione della vicenda, semplice e lineare, riscatta dall’anonimato l’operazione.

Uno dei tanti western di Gordon Douglas, piccolo e discontinuo autore (ma dal solido mestiere) di B-movies di ogni genere, dalla fantascienza al gangster, dai polizieschi ai bellici. Di lui preferiamo
L’avamposto degli uomini perduti
(1951) e
Rio Conchos
(1965), western notevoli e innovativi, realizzati rispettivamente prima e dopo
L’urlo dei Comanches
. Comprimari d’eccezione Virginia Mayo e Brian Keith, che diventerà famoso come westerner e attore di telefilm.
(anton giulio mancino)

Sabbie rosse

Uno sceriffo sottrae un uomo anziano, ingiustamente accusato di omicidio, al linciaggio della folla. Mentre scorta il vecchio in città, dove questi verrà sottoposto a un regolare processo, il tutore della legge deve difendersi dagli attacchi dei parenti della vittima che vorrebbero giustiziare il prigioniero. Un western di stampo classico del quale Kirk Douglas nella sua autobiografia parla in termini poco lusinghieri. Probabilmente a torto. Infatti, pur essendo un lavoro minore del regista Raoul Walsh, il film ha non pochi pregi (non ultimo, l’interpretazione dello stesso Douglas). (andrea tagliacozzo)

La leggenda dell’arciere di fuoco

Il cacciatore Dardo viene abbandonato dalla moglie, che gli preferisce il malvagio e tirannico conte Ulrich. Quando quest’ultimo condanna a morte un contadino, Dardo, diventato capo dei ribelli, rapisce Anna, la bella nipote del conte. Nel ruolo del protagonista, Burt Lancaster, ex acrobata di un circo, mette in mostra tutta la propria abilità ginnica. Perfetta anche la Mayo (all’epoca partner quasi fissa delle commedie di Danny Kaye) nei panni dell’eroina.
(andrea tagliacozzo)

I migliori anni della nostra vita

Un classico rimasto inalterato nonostante il passare del tempo, che racconta il ritorno a casa di tre reduci americani della seconda guerra mondiale. La sceneggiatura di Robert Sherwood, ispirata al romanzo di MacKinlay Kantor, cattura perfettamente gli umori degli Stati Uniti del periodo postbellico. Sette Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura, attori (March e Russel), montaggio (Daniel Mandell) e colonna sonora (Hugo Friedhofer). Russel, che è davvero un reduce (ha perso una mano in guerra), è stato insignito anche di un premio speciale dall’Academy, per “aver dato coraggio e speranza a tutti i veterani”. Un remake per la tv nel 1975, Returning Home, con Tom Selleck e Dabney Coleman.

L’oro della California

Sullo sfondo della Guerra di secessione, un ufficiale dell’esercito del Nord (interpretato da Randolph Scott, l’attore prediletto e più rappresentativo dei migliori western di Budd Boetticher) deve tradurre un cospicuo quantitativo d’oro dalle miniere della California alla costa orientale, per risollevare le sorti del conflitto. L’impresa, osteggiata dai sudisti, rivelerà nel protagonista una tempra eccezionale da eroe privo di sfumature sentimentali e dotato di sano senso pratico. Ancora un percorso di formazione e di autodeterminazione, in cui le scelte umane e le decisioni drammatiche costituiscono un tracciato morale dagli accenti forti; la Guerra civile è eletta a scenario sintomatico della persistente dilacerazione americana. Da segnalare, nel cast, la presenza di Virginia Mayo. (anton giulio mancino)

Gli amanti della città sepolta

L’evaso Wes McQueen torna a far parte della vecchia banda per partecipare a un’ultima rapina; poi lascerà la via del crimine e sposerà la bella Ann. Durante il colpo, i compagni gli tendono un tranello. Ma Wes non si fa prendere di sorpresa. Buon remake in chiave western di Una pallottola per Roy , realizzato dallo stesso Raoul Walsh nel 1941. La Mayo tornerà a lavorare nei tre successivi del regista: Furia umana, Sabbie rosse e Le avventure del capitano Hornblower . (andrea tagliacozzo)

Preferisco la vacca

Rifacimento de
La via lattea
, una commedia del 1936 con Harold Lloyd. Un manager scopre insospettate doti da pugilatore in un mingherlino garzone di latteria. Grazie a una buona dose di fortuna e a un abile gioco di gambe che gli permette di schivare i colpi degli avversari, il giovanotto riesce a vincere una lunga serie di incontri. La trama è labilissima, ma non impedisce al bravissimo Danny Kaye di cimentarsi in una numerosa serie di divertentissime situazioni comiche.
(andrea tagliacozzo)

La furia umana

Un gangster, affetto da epilessia e morbosamente affezionato alla madre, si autoaccusa di un reato minore onde evitare d’essere condannato per ben più gravi delitti. Alla morte della madre, uccisa mentre tentava di vendicare l’onore del criminale, l’uomo quasi impazzisce. Il film, magistralmente diretto da Walsh, è vibrante, teso e violentissimo, ma è l’interpretazione di Cagney, strepitoso nei panni del delinquente epilettico e incontrollabile, a renderlo memorabile. Uno dei migliori film del genere gangster, del quale può tranquillamente essere considerato una summa. (andrea tagliacozzo)