Il Signore degli anelli – Le due torri

La Compagnia è divisa: i due hobbit Frodo e Sam sono in cammino verso Mordor. Incontrano Gollum, che si offre di guidarli verso il Monte Fato. Frodo ha con se l’anello, che inizia a sopraffare la sua volontà, ma per fortuna Sam gli è vicino e l’aiuta contro le tentazioni. Aragorn, l’elfo Legolas e il nano Gìmli incontrano Gandalf, sopravvissuto alla caduta nelle miniere. Insieme vanno a Rohan dal re Thèoden per convincerlo a scendere in guerra contro Saruman. Thèoden invece vuole portare il suo popolo in una fortezza, per aspettare l’attacco degli orchi. Gli altri due hobbit, Merry e Pipino, scappati dagli orchi che li avevano fatti prigionieri, incontrano Barbalbero e gli Ent che li aiuteranno a sferrare un attacco alla fortezza dove vive Saruman. Ci sarà una battaglia imponente tra diecimila orchi e gli elfi, gli uomini di Thèoden, Aragorn, Legolas e Gìmli, salvati alla fine dall’intervento di Gandalf che porterà rinforzi. Il cammino di Frodo e Sam continua così verso il Monte Fato, guidati da Gollum, che ha in mente di tradirli per impossessarsi dell’anello.
Secondo episodio della trilogia dedicata al libro di Tolkien. Stesso cast artistico e tecnico, altre tre ore di film, che seguono le tre de La compagnia dell’anello e precedono le tre finali de Il ritorno del re. Come il primo film, anche Le due torri ha un testo abbastanza fedele a Tolkien, ma, se possibile, le scene di violenza e azione sono ancora più numerose. Il ritmo rimane alto per tutto il tempo e l’imponenza delle scene lascia lo spettatore a bocca aperta. Già campione d’incassi negli Usa, ci si aspetta un ottimo risultato al box office anche in Italia. (andrea amato)

Carlito’s Way

Carlito Brigante esce di prigione e vorrebbe rifarsi una vita, ma il suo avvocato lo coinvolge nella vendetta contro un boss mafioso. Uno dei più bei De Palma di sempre, un film in cui il citazionismo (pur presentissimo) è lasciato decantare e in cui domina un sentimento amaro del destino, un’apologia del loser, un sontuoso senso di morte. Anche il più postmoderno dei registi degli anni Ottanta tende a una consistenza dolorosa, e segna la fine del manierismo di quel decennio. Pur impastato di cinema, Carlito’s Way è un film le cui preoccupazioni centrali non sono essenzialmente cinefile. E varrebbe la pena di vederlo solo per ammirare il duetto tra lo stoico Al Pacino e un irriconoscibile Sean Penn nei panni dell’ambiguo avvocato: affascinante, tragico, demoniaco. (emiliano morreale)

Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello

Frodo è un hobbit, cugino di Bilbo Baggins, l’ultimo possessore dell’anello del male del Sire Sauron, che vuole gettare nell’oscurità la Terra di Mezzo. Frodo deve distruggere l’anello nell’unico posto possibile, il vulcano Fato. Per arrivarci ha bisogno dell’aiuto di nani, elfi, maghi e hobbit. I nemici sono orchi, goblin, maghi cattivi e spiriti malvagi. In questo primo film, il primo di una trilogia che si completerà nel Natale 2003, si spiega l’antefatto e parte del cammino di Frodo.
Abbastanza fedele al libro di Tolkien nella trama, Il signore degli anelli è un’operazione mastodontica: ben nove ore di film previste, per un budget di 600 miliardi di lire. Mai era stata pensata un’opera del genere, con migliaia di comparse ed effetti speciali da togliere il fiato. Ma dietro tutta quest’operazione cinematografica e commerciale, forse l’eccesso di azione e violenza toglie un po’ della poesia del libro che ha cresciuto molte generazioni e 50 milioni di persone in tutto il mondo. L’ambientazione, gli effetti speciali, il cast sono tutte cose perfette ed esteticamente insuperabili, ma il fatto di lasciare incompiuto il film (in attesa degli altri due episodi) e la lunghezza della pellicola (quasi tre ore), in cui si possono contare decine di combattimenti truculenti, forse finiscono per nauseare lo spettatore. Risulta così molto difficile esprimere un giudizio completo su un’opera incompleta. In attesa del dicembre 2003, rimane comunque il consiglio di andare al cinema a vederlo, se non altro per la spettacolarità delle scene. (andrea amato)

Riflessi sulla pelle

Il mondo degli adulti visto con gli occhi di un bambino di nove anni, Seth, figlio del gestore di una pompa di benzina. Suo fratello Cameron, appena tornato dalla guerra nel Pacifico, diventa l’amante della vedova Dolphin Blue, che il ragazzo sospetta essere una vampira. Un’opera visionaria e suggestiva, interessante esordio del regista britannico Philip Ridley.
(andrea tagliacozzo)

Delitto perfetto

Divertente storia di suspense che aggiunge alcune interessanti svolte al film omonimo originale. Douglas è il marito a sangue freddo che ingaggia qualcuno per uccidere sua moglie: ma stavolta, l’uomo che ingaggia è l’amante di lei! Le star sono perfettamente in parte, e la storia si svolge in maniera ingegnosa e abile. La Paltrow è una perfetta sostituta anni Novanta per Grace Kelly. L’edizione speciale homevideo include un finale alternativo.

Hidalgo – Oceano di Fuoco

1890. Ex cowboy divenuto leggendario per le imprese compiute assieme al suo cavallo Hidalgo, Frank T. Hopkins è caduto in disgrazia. L’occasione per riscattarsi gli viene offerta dagli organizzatori dell’«Oceano di Fuoco«, un’estenuante gara lunga tremila miglia attraverso il terribile deserto arabico, riservata ai migliori cavalli arabi.

Già regista di film di grande successo come
Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi
e
Jurassic Park III,
Joe Johnston ci riprova con una storia di donne, cavalieri, armi e amori interpretata da un Viggo Mortensen che, dopo
Il Signore degli Anelli,
sembra essersi abbonato al ruolo dell’eroe in cerca di riscatto. Buona la sceneggiatura, bella la fotografia e molto ben utilizzati gli effetti speciali. Eppure
Hidalgo
non convince del tutto. Colpa dei troppi abusati cliché presenti in una pellicola così sfacciatamente di cassetta da risultare, a tratti, banale. L’ideale per passare un’ora e mezza abbondante in totale spensieratezza ma chi ama pensare anche al cinema resterà inevitabilmente deluso.
(maurizio zoja)

A History Of Violence

Che bello vivere nella profonda provincia americana. Tom Stall (Viggo Mortensen) si trova piuttosto bene, nella cittadina di Millbrook, Indiana. Ha tutto quello che un uomo può desiderare: un lavoro tranquillo come titolare di una tavola calda, una famiglia che lo ama e lo rispetta, e naturalmente una bella moglie, Edie (Maria Bello). Un giorno subisce un tentativo di rapina da parte di due malviventi. Incredibilmente, riesce ad avere la meglio sui criminali, addirittura li uccide. I media lo trasformano in un eroe americano. Ma l’episodio apre uno squarcio sul misterioso passato dell’uomo, che si rivelerà essere assai poco limpido. Seconda pellicola del «nuovo corso» di David Cronenberg, inaugurato con il precedente Spider. Abbandonate le ossessioni sul rapporto tra uomo e macchina che avevano caratterizzato pellicole come Videodrome, Crash ed Existenz, il regista canadese ha spostato la sua attenzione sull’analisi dello strato più profondo e inquietante dell’animo umano.  A History Of Violence pone al centro della vicenda il momento del mutamento della personalità di Tom Stall, che riscopre la violenza sopita nel suo inconscio. Quando quest’ultima inizia a palesarsi, dà il via a un effetto-domino che travolge anche gli altri componenti della famiglia: in primo luogo il figlio maggiore (ma anche la moglie non farà eccezione). La trama ha una struttura circolare: alla fine della vicenda Tom si purificherà simbolicamente dalla violenza, riprendendosi la sua vita «ideale», ma si tratta di un happy ending che lascia una forte impressione di posticcio.  Il film è molto riuscito soprattutto dal punto di vista estetico, forte di uno stile asciutto e piuttosto rigoroso e dell’ottima fotografia del fedelissimo Peter Suschitzky. Rispetto all’omonimo romanzo grafico da cui è tratta la pellicola (edito in Italia da Magic Press con il titolo Una storia violenta), Cronenberg ha compiuto una selezione piuttosto severa, tenendo solo l’antefatto e semplificando in modo estremo il resto dell’opera dello scrittore John Wagner e del cartoonist Vince Locke. Forse addirittura all’eccesso, nonostante si arrivi alla canonica ora e mezza di runtime. La cosa più curiosa rimane poi il fatto che sia stata tagliata proprio la maggior parte della violenza presente nel fumetto, che offriva scene molto più forti delle tre semplici scazzottate – pur con conseguenze letali – di cui è protagonista Tom sul grande schermo. Da segnalare, infine, l’ottima prova di Viggo Mortensen e di William Hurt, quest’ultimo perfettamente calato in un ruolo per lui inedito, quello del gangster spietato. (michele serra)

 

Psycho

Lento, artificioso remake scena per scena assolutamente senza senso del classico di Hitchcock (con qualche maldestro nuovo tocco a macchiare la sua pretesa di essere una replica esatta). Il risultato è un insulto più che un tributo, a un film che è una pietra miliare.

Daylight – Trappola nel tunnel

Buon film catastrofico vecchio stile, costruito in modo stereotipato. Stallone è un poveraccio che lavora per il pronto intervento medico di New York: quando un’enorme esplosione distrugge il tunnel che passa sotto il fiume Hudson, si lancia in azione per salvare un gruppetto di sopravvissuti che sono rimasti intrappolati. Acrobazie circensi e grandi effetti speciali. C’è anche Sage, il figlio di Stallone, nei panni di un giovane arrogante e sedicente artista che viene sbattuto in prigione. Una nomination agli Oscar per il comparto delgli effetti sonori.

Soldato Jane

Soldato Jane

mame cinema SOLDATO JANE - DEMI MOORE STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto da Ridley Scott, Soldato Jane (1997) ha come protagonista Jordan “Jane” O’Neill (Demi Moore), tenente della Marina. Viene scelta come segretario alla Marina e ha inizio per lei un devastante addestramento di tre mesi. Essendo una donna viene agevolata negli esercizi, ha una camera singola e tutti sono scettici e prevenuti nei suoi confronti. Tuttavia, lei si ribella, chiedendo un trattamento pari a quello degli uomini. Presto, inoltre, si integra con il gruppo e arriva perfino a dimostrare di essere più abile di molti suoi colleghi.

La stampa viene a conoscenza della vicenda e la donna diventa l’emblema dei diritti delle donne. Ma la vita di una giovane tenace e attraente non è mai facile: infatti, maldicenze e pettegolezzi si abbatteranno su di lei. Riuscirà quindi Jane a continuare a combattere per i propri diritti e per quelli di tutte le donne?

Curiosità

  • Nel cast c’è anche Viggo Mortensen, che interpreta John James Urgayle.
  • Il film propone con molta enfasi l’attaccamento e l’orgoglio tipicamente americano verso le proprie forze armate, insieme alla parità dei sessi. Nonostante l’eccezionale successo al botteghino, il film ha ricevuto pesanti critiche da una parte della stampa specializzata.
  • Il critico Paolo Mereghetti ha assegnato una sola stella al film, definendolo “un rivoltante e puerile spot guerrafondaio, rimasto fermo ai modelli alla Top Gun”.
  • Tuttavia, Lietta Tornabuoni de La Stampa ha difeso l’interpretazione di Demi Moore. “Cautamente, il film molto ripetitivo, ma non noioso, non prevede pesanti molestie sessuali, appena qualche battuta volgare contro la donna invadente troppo brava: e presto tra le grida, le sopraffazioni, le mortificazioni dell’addestramento, quasi ci si dimentica che uno dei vessati è femmina. Demi Moore, anche co-produttrice del film, è fisicamente ammirevole: recita benissimo, piegamenti, ginnastiche per rafforzare la muscolatura, corse, sforzi d’ogni genere, fatiche molto pesanti e una mascolinità coatta.”

Appaloosa

Ambientato nel 1882 nei territori del New Mexico, il film ripercorre la storia dello sceriffo Virgil Cole (Harris) e del suo vice Everett Hitch (Mortensen), che si sono fatti la fama di pacificatori nelle città senza legge sorte in quelle terre selvagge. Nella piccola comunità di minatori di Appaloosa, uno spietato e potente ranchero, Randall Bragg (Irons), ha permesso alla sua banda di fuorilegge di spadroneggiare in tutta la città. Dopo l’assassinio a sangue freddo dello sceriffo di Appaloosa, Cole and Hitch vengono incaricati di assicurare il colpevole alla giustizia. Mentre impongono la loro autorità usando in parti uguali fermezza e pistole, Cole e Hitch conoscono la bella nuova arrivata Allison French (Zellweger), i cui modi anticonformisti mettono a rischio il loro lavoro e l’amicizia che li lega da anni.

Alatriste – Il destino di un guerriero

Diciassettesimo secolo. L’impero spagnolo manda i suo soldati a difendere le frontiere conquistate col sangue. Diego Alatriste è un soldato coraggioso e fedele; persino quando viene a conoscenza che l’impresa è un suicidio si mette comunque in viaggio per non macchiare la sua reputazione di valente spadaccino. Il compagno di battaglie Balboa finisce vittima di un’imboscata nelle gelide Fiandre e gli raccomanda suo figlio Iñigo affinché lo cresca e gli impedisca di divenire un soldato. Al ritorno a Madrid, però, Alatriste trova un impero in rapido declino: la corruzione è legge e gli intrighi di corte trovano un saldo alleato nella Santa Inquisizione: Boccanegra. Tradimenti, morti e violenze si consumano in nome del “Re Nostro Signore”, un sovrano indifferente, pericolosamente elevato al rango di dio.

La promessa dell’assassino

Nikolai Luzhin (Viggo Mortensen), è l’autista di una delle famiglie della fratellanza criminale nota come Vory V Zakone. La famiglia è capeggiata da Semyon (Armin Mueller-Stahl, attore nominato all’Oscar), l’impeccabile proprietario di un’elegante ristorante transiberiano, la cui cortesia nasconde in realtà una natura fredda e sanguinaria: le sue fortune sono amministrate dal figlio Kirill (Vincent Cassel), uomo capriccioso e instabile ancora in contrasto con l’invadente personalità del padre che non lo apprezza. La routine di Nikolai viene scossa quando, il giorno di Natale, incontra per caso Anna Khitrova (Naomi Watts), un’ostetrica di un ospedale a nord di Londra. Anna è molto turbata dalla tragica vicenda di un’adolescente morta dando alla luce il suo bambino, e intende rintracciare la famiglia d’origine della ragazza affinché si prenda cura del piccolo orfano. Il diario personale della ragazza potrebbe aiutare Anna nella sua ricerca della verità ma in realtà la proietterà in una difficile realtà criminale…

A Dangerous Method

Alla vigilia della prima guerra mondiale, Zurigo e Vienna fanno da sfondo a una complicata storia di scoperte intellettuali e sessuali. Basato su eventi reali, il film osserva le relazioni burrascose tra Carl Jung, psichiatra alle prime armi, il suo maestro Sigmund Freud e Sabina Spielrein, la bella giovane paziente che si frappone tra i due. Nel triangolo si inserisce anche Otto Gross, un paziente sedizioso, determinato ad allargare il più possibile i propri orizzonti. La loro personale esplorazione della sensualità, dell’ambizione e dell’inganno spinge Jung, Freud e Sabina a mettere in discussione e cambiare per sempre la natura del pensiero moderno.